Milano, 15 gennaio 2026 – Le materie prime aprono la giornata in calo, anche se meno marcato rispetto alle prime ore della notte. La svolta arriva dai mercati asiatici, dove si è fatto sentire il dietrofront di Donald Trump su un possibile intervento degli Stati Uniti in Iran. Una mossa che ha smorzato le tensioni geopolitiche e, di conseguenza, ha influito sui prezzi delle principali commodity.
Oro e metalli preziosi: i prezzi scivolano
Questa mattina, nelle prime contrattazioni, il prezzo spot dell’oro si è fermato a 4.613 dollari l’oncia, con un calo dello 0,29%. Sul mercato Comex, il contratto di febbraio ha perso qualcosa in più: -0,52%, a 4.612 dollari. Gli operatori, come riferito da fonti londinesi, stanno seguendo da vicino le dichiarazioni che arrivano da Washington e Teheran. “La volatilità resta alta, ma la riduzione del rischio di escalation militare ha abbassato la domanda di beni rifugio”, spiega un analista di JP Morgan.
Anche l’argento continua a soffrire: dopo un tonfo del 5% nella notte, perde un altro 2,2%, scendendo a 89,3 dollari. La discesa coinvolge pure altri metalli industriali. Il rame cede l’1%, mentre il platino arretra del 2,3%. “Il sentiment è fragile”, conferma un trader di Singapore, “e la liquidità sui mercati asiatici è stata più bassa rispetto alla media settimanale”.
Petrolio in caduta: Brent e WTI affondano
A spingere al ribasso è soprattutto il petrolio. Il Brent per consegna a marzo perde il 3,2%, scendendo a 64,4 dollari al barile. Situazione simile per il WTI americano: il contratto di febbraio lascia sul campo il 3,3%, fermandosi a quota 60 dollari. Dalla Borsa di New York spiegano che il dietrofront della Casa Bianca sulle possibili azioni militari ha tolto fiato alla spinta rialzista delle ultime sedute.
“Il mercato aveva già messo in conto un aumento delle tensioni”, dice un broker di Chicago. “Ora che la minaccia sembra almeno per ora rientrata, sono partite le prese di profitto”. Solo intorno alle 7 del mattino, ora italiana, i volumi hanno iniziato a salire e i prezzi a stabilizzarsi su livelli più bassi rispetto alla chiusura precedente.
Investitori in attesa: prudenza e cautela
La giornata si è aperta all’insegna della cautela tra gli investitori. Molti hanno preferito aspettare nuovi sviluppi, sia sul fronte diplomatico che su quello economico. “Non è escluso che nelle prossime ore arrivino altre dichiarazioni dai leader coinvolti”, rivela un gestore di fondi a Londra. Intanto, la sensazione dominante resta quella di una tregua temporanea.
I dati Bloomberg delle 8:30 italiane mostrano che i volumi scambiati sulle principali commodity sono inferiori del 15% rispetto alla media delle ultime due settimane. Un chiaro segnale di incertezza diffusa e della tendenza a ridurre l’esposizione in attesa di segnali più netti.
Geopolitica e mercati: una tregua che pesa
Il passo indietro di Trump sull’intervento in Iran ha avuto effetti immediati, non solo sui prezzi ma anche sull’umore degli investitori globali. A Tokyo e Hong Kong gli indici azionari hanno aperto in lieve rialzo, dopo una notte turbolenta. “Il rischio geopolitico resta sullo sfondo”, sottolinea un analista di Nomura Securities, “ma per ora i mercati sembrano voler tirare il fiato”.
In Europa, le prime indicazioni raccontano di una giornata all’insegna della prudenza. Tutti gli occhi sono puntati sulle prossime mosse diplomatiche e sulle possibili ripercussioni sulle forniture energetiche. Intanto, i prezzi delle principali commodity restano sotto pressione, in attesa di novità dal fronte internazionale.










