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Il ministro degli Esteri iraniano rassicura: niente impiccagioni oggi o domani

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Il ministro degli Esteri iraniano rassicura: niente impiccagioni oggi o domani
Il ministro degli Esteri iraniano rassicura: niente impiccagioni oggi o domani
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Roma, 15 gennaio 2026 – “Oggi o domani non ci saranno impiccagioni“. Così il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto, mercoledì sera in un’intervista su Fox News, alle domande sulla situazione dei detenuti politici in Iran. Una dichiarazione che arriva in un momento di forte attenzione internazionale, mentre le organizzazioni per i diritti umani continuano a seguire da vicino quello che succede nelle carceri del Paese.

Iran, Araghchi smentisce esecuzioni imminenti

Le parole di Araghchi sono arrivate poco dopo le 21, ora italiana, durante un lungo colloquio con il giornalista americano Chris Wallace. Il ministro ha voluto chiarire che, almeno per le prossime 48 ore, nessuna condanna a morte sarà eseguita. “Non ci saranno impiccagioni oggi o domani”, ha ribadito, lasciando capire che la pressione internazionale – soprattutto da Stati Uniti e Unione Europea – ha avuto un peso sulle decisioni delle autorità giudiziarie di Teheran.

Fonti diplomatiche occidentali riferiscono che la dichiarazione è stata concordata con i vertici iraniani proprio per rassicurare la comunità internazionale. Negli ultimi giorni, diverse ambasciate europee avevano espresso “profonda preoccupazione” per il destino di alcuni attivisti arrestati durante le proteste di dicembre. Amnesty International, in un comunicato diffuso ieri mattina, ha chiesto “una moratoria immediata sulle esecuzioni”.

Pressioni esterne e proteste interne

Il tema delle esecuzioni in Iran resta uno dei punti più delicati nei rapporti tra Teheran e l’Occidente. Solo nel 2025, secondo Iran Human Rights, sono state eseguite almeno 350 condanne a morte. Numeri che collocano l’Iran tra i Paesi con il maggior ricorso alla pena capitale. Le proteste scoppiate a dicembre in città come Teheran, Shiraz e Isfahan hanno portato all’arresto di centinaia di persone. Alcuni rischiano pene molto dure.

“Abbiamo ricevuto rassicurazioni dal governo iraniano”, ha detto ieri sera una fonte del Ministero degli Esteri italiano. “Ma restiamo vigili, seguiamo la situazione con la massima attenzione”. Anche la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Nabila Massrali, ha confermato che Bruxelles “non abbasserà la guardia” sui diritti umani in Iran.

La linea del governo di Teheran

Durante l’intervista, Araghchi ha difeso la posizione del governo, sottolineando che “ogni decisione viene presa nel rispetto delle leggi nazionali”. Ha però evitato di entrare nei dettagli dei singoli casi, parlando solo di “processi in corso” e della “necessità di garantire la sicurezza pubblica”. Una posizione che non convince le associazioni per i diritti civili: secondo Human Rights Watch, “le autorità iraniane continuano a usare la pena di morte come strumento di repressione politica”.

In Iran, le esecuzioni vengono spesso annunciate con poco preavviso. Solo in quel momento – spiegano gli attivisti – si mobilitano le famiglie dei condannati e le organizzazioni internazionali. Questa volta, però, la dichiarazione pubblica del ministro sembra voler segnare una pausa. “Non è una sospensione definitiva”, ha chiarito Araghchi alla tv americana. “Ma un segnale di apertura al dialogo”.

Reazioni e scenari futuri

La notizia è stata accolta con prudenza nelle capitali europee. A Parigi, il Quai d’Orsay ha detto che “ogni passo verso la riduzione delle esecuzioni è positivo”, ma ha chiesto “garanzie concrete” sul rispetto dei diritti fondamentali. A Berlino, il portavoce del governo tedesco Steffen Hebestreit ha invitato Teheran a “proseguire su questa strada”.

Intanto, a Teheran, le famiglie dei detenuti aspettano risposte. Davanti al carcere di Evin, ieri mattina, si sono radunate alcune decine di persone: madri, sorelle, amici dei prigionieri politici. “Vogliamo solo sapere se stanno bene”, ha raccontato una donna ai cronisti locali. La tensione resta alta.

Secondo gli osservatori internazionali, la partita diplomatica è tutt’altro che chiusa. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la promessa di Araghchi si tradurrà in una vera moratoria o resterà solo un annuncio temporaneo. Per ora, almeno fino a domani – come ha detto il ministro – nessuna impiccagione è prevista. Ma il futuro dei detenuti politici in Iran resta appeso a un filo.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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