Roma, 15 gennaio 2026 – Arriverà nelle sale italiane il 2, 3 e 4 febbraio il film-documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, firmato da Simone Manetti. Racconta la tragica storia del ricercatore friulano, rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016. Presentato in anteprima il 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, il paese natale di Giulio, il film vuole essere un contributo alla ricerca della verità, a dieci anni dalla sua scomparsa, su uno dei casi più dolorosi della nostra recente storia.
La parola ai genitori: il dolore e la lotta per la verità
Al centro del documentario ci sono le parole dirette dei genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi. Per la prima volta, raccontano senza filtri il loro cammino di sofferenza e determinazione, che li ha spinti a sfidare le autorità egiziane e a chiedere giustizia per il figlio. “Non vi dico cosa gli hanno fatto a quel viso… in quel momento ho pensato: qui si è riversato tutto il male del mondo. Perché?”, ricorda la madre Paola con parole che restano impresse. Proprio da questa frase prende il titolo il film, che ne fa il cuore del racconto.
Accanto a loro, la voce di Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Regeni, guida lo spettatore nel lungo e difficile percorso giudiziario. Ballerini ha seguito ogni passo dell’inchiesta e del processo che, nel 2023, ha portato a giudizio quattro agenti della National Security egiziana. La sentenza è attesa entro fine 2026, ma la strada è stata segnata da ostacoli, depistaggi e silenzi.
Il processo sotto gli occhi della famiglia
Il regista Simone Manetti ha seguito da vicino il processo, partito a marzo 2024 alla Corte d’Assise di Roma. Ha filmato le udienze, i momenti di attesa nei corridoi, i silenzi carichi di tensione tra i genitori di Giulio e l’avvocata Ballerini. “Abbiamo deciso di esserci sempre”, spiega Claudio Regeni, “perché solo così si può sperare che qualcosa cambi davvero”.
A dieci anni dalla morte di Giulio, la vicenda giudiziaria non è ancora chiusa. Eppure, la presenza costante della famiglia in aula – spesso seduti in prima fila, con lo sguardo fisso sui giudici – è diventata un simbolo per chi chiede verità e giustizia, non solo per Giulio, ma per tutte le vittime di abusi e torture.
Un racconto corale tra memoria e attualità
“Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” è stato scritto da Manetti insieme a Emanuele Cava e Matteo Billi. La produzione vede coinvolti Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni, Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango, con la collaborazione di Sky, 5/6, Percettiva, Hop Film e Wider Studio. La distribuzione è affidata a Fandango.
Dopo l’anteprima nazionale del 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina – organizzata proprio nel giorno dell’anniversario della scomparsa – sono in programma proiezioni speciali: il 26 gennaio all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, preceduta da un incontro pubblico alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli; il 28 gennaio al Cinema Nuovo Sacher di Roma; il 29 gennaio al Cinema Modernissimo – Cineteca di Bologna.
Premi e attesa per la sentenza
Il documentario ha già ottenuto importanti riconoscimenti: selezionato tra i progetti del Bio to B – Industry Days 2025, ha vinto sia il Mia Market Bio to B – Doc Award 2025 sia il Visioni Incontra Bio to B – Doc Award 2025. Un segno di quanto la storia di Giulio Regeni continui a colpire, qui e fuori.
La sentenza sul caso è attesa entro fine anno. Nel frattempo, il film di Manetti riporta in primo piano una vicenda che ha profondamente segnato l’opinione pubblica italiana. “Non ci fermeremo”, ha detto Paola Deffendi in una delle ultime udienze. “Vogliamo solo sapere perché”.
“Tutto il male del mondo” diventa così memoria collettiva e richiesta di giustizia. Un viaggio che, purtroppo, non è ancora finito.










