Roma, 14 gennaio 2026 – Il cinema italiano si trova davanti a un bivio. Dopo dieci anni di crescita, negli ultimi due anni la produzione ha rallentato. A lanciare l’allarme è stato Alessandro Usai, presidente dell’Anica, durante l’audizione di oggi in Commissione Cultura alla Camera. Qui si sta discutendo la legge per creare l’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. Il nodo è il termine del credito d’imposta per le produzioni, che scade a marzo.
Credito d’imposta in scadenza: l’incertezza che spaventa
Usai ha detto chiaro e tondo: “Da marzo, senza più il credito d’imposta, il settore rischia un’incertezza mai vista prima sulle misure di sostegno”. Negli ultimi mesi molte produzioni hanno accelerato i tempi per partire prima della scadenza. Ma tra poche settimane, “la musica cambierà”.
Il credito d’imposta è stato il pilastro che ha sostenuto film e serie tv in Italia negli ultimi anni. L’Anica spiega che fino al 2024 il settore ha sempre visto numeri in crescita, con un piccolo calo solo negli ultimi due anni. “Gli incentivi hanno funzionato e portato risultati concreti”, ha sottolineato Usai. Ora, però, serve non buttare via tutto quel lavoro.
Riforma e snellimento: le richieste del settore
Durante l’audizione, Usai ha messo in chiaro le priorità per la riforma. Prima di tutto, serve una normativa più semplice: “Bisogna tagliare la burocrazia che rallenta tutto”. Poi, ha insistito sull’importanza di accelerare le pratiche, sia al ministero sia nella futura Agenzia.
“Non possiamo permetterci altri ritardi: finora, la lentezza nel gestire gli incentivi è stata uno dei veri problemi”, ha detto. Gli operatori del settore lo denunciano da tempo: tempi lunghi significano meno competitività per il cinema italiano.
Competizione internazionale: il rischio fuga all’estero
Un altro punto caldo è la sfida fuori dai confini. Alcune produzioni previste per la prima metà del 2026 stanno pensando seriamente di spostare i set all’estero. “Con l’incertezza che c’è, trovare un sistema stabile di sostegno diventa fondamentale”, ha ammesso Usai. Il pericolo è reale: “Pensate all’impatto su tutti i lavoratori dietro le quinte, non solo registi o attori famosi”.
Se le produzioni se ne vanno in Paesi con incentivi più solidi e procedure più snelle, a pagarne le conseguenze saranno tecnici, maestranze e fornitori. Centinaia di professionisti a rischio. E solo quando i set cominceranno a spostarsi davvero si capirà quanto è grave la situazione.
Il dibattito politico e il futuro del settore
La discussione sull’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo è ancora aperta. In Commissione Cultura si ascoltano in questi giorni le associazioni di categoria, con l’obiettivo di trovare una soluzione che garantisca continuità agli investimenti e protegga tutta la filiera.
Fonti parlamentari non escludono che nelle prossime settimane possano arrivare emendamenti per prorogare almeno in parte il credito d’imposta o per introdurre altri aiuti temporanei. Ma a Montecitorio, per ora, si procede con cautela. “Il problema è chiaro”, ha detto un deputato della maggioranza, “ma servono risorse certe”.
Nel frattempo, il settore resta in attesa di segnali concreti. Marzo si avvicina e con esso una data che potrebbe cambiare il destino del cinema italiano.









