Roma, 14 gennaio 2026 – L’Artico sta diventando sempre più importante, sia dal punto di vista economico che geopolitico. La competizione tra Stati e aziende si fa più accesa giorno dopo giorno. A sottolinearlo è stato Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni, durante l’audizione al comitato permanente sulla politica estera per l’Artico, istituito alla Commissione Esteri della Camera. Parlando delle nuove dinamiche nella regione, Pistelli ha spiegato come le strategie internazionali siano cambiate: “Le politiche che prima puntavano a limitare o bloccare le attività nell’Artico – ha detto – oggi si stanno trasformando in un’occasione da cogliere, soprattutto per motivi economici e logistici”.
Artico, nuove rotte e interesse energetico in crescita
Per Pistelli, è ormai chiaro a tutti che l’Artico non è solo una miniera di risorse naturali, ma anche un pezzo fondamentale nelle nuove rotte globali di trasporto. Questo cambiamento interessa da vicino anche le grandi compagnie energetiche. “Noi di Eni vogliamo continuare a investire in Norvegia, che riteniamo il nostro miglior punto d’appoggio nella regione”, ha detto ai deputati. La Norvegia, negli ultimi anni, è diventata uno dei principali fornitori di sicurezza energetica per l’Europa, Italia compresa.
Eni punta tutto sulla Norvegia
Nel dettaglio, Eni è azionista di maggioranza in Var Energi, una delle principali società attive nel settore petrolifero e del gas norvegese. “La Norvegia ha deciso di mantenere produzione ed esplorazione nel settore oil & gas con politiche chiare – ha ribadito Pistelli – e noi continuiamo a investire con decisione”. Il numero di licenze e aziende presenti nel Paese scandinavo conferma la solidità del settore. “Lo facciamo perché le risorse ci sono – ha aggiunto – e perché la Norvegia è diventata un pilastro della sicurezza energetica europea e italiana. Siamo ben radicati lì”.
Russia e Groenlandia fuori dai giochi
Diversa la situazione in altre zone dell’Artico. Pistelli ha chiarito che “per ora non ci sono altre aree di interesse nella regione”, sia per i divieti imposti negli ultimi anni, sia per le tensioni geopolitiche. “La zona influenzata dalla Russia è praticamente fuori dai giochi”, ha spiegato il manager di Eni, riferendosi alle sanzioni e alle restrizioni che limitano le attività occidentali in quei territori.
Quanto alla Groenlandia, spesso al centro del dibattito politico e mediatico, Pistelli ha ricordato che “dal 2021 c’è un accordo con le comunità Inuit che vieta esplorazioni e produzione di petrolio e gas”. Eni ha lasciato la Groenlandia nel 2022. “Il mondo è pieno di risorse – ha osservato – ma vanno cercate dove è più conveniente e sostenibile farlo”. In Groenlandia, secondo lui, “non conviene”, anche se il quadro rimane “molto affascinante”. Le condizioni ambientali sono però troppo difficili.
Guardare avanti, tra ambiente e competizione
La partita nell’Artico resta un equilibrio fragile tra sviluppo, tutela dell’ambiente e tensioni geopolitiche. Le grandi aziende come Eni tengono d’occhio le opportunità offerte da paesi stabili come la Norvegia, mentre restano prudenti su fronti più complicati o chiusi, come Russia e Groenlandia. “Le risorse vanno cercate dove sono più accessibili e sostenibili”, ha concluso Pistelli, lasciando chiaro che la strategia italiana nell’Artico punterà al pragmatismo e al rispetto delle condizioni locali.
In un contesto che cambia in fretta, l’Italia continua a seguire da vicino cosa succede nell’Artico, consapevole che le scelte di oggi peseranno sulla sicurezza energetica e sul ruolo geopolitico del Paese nei prossimi anni.










