New York, 13 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti hanno condannato con fermezza il lancio di un missile balistico Oreshnik a capacità nucleare da parte della Russia in Ucraina, avvenuto la scorsa settimana e al centro della riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di ieri. La denuncia è arrivata dalla vice ambasciatrice americana all’Onu, Tammy Bruce, e ha scatenato un acceso confronto tra le delegazioni, in un clima già segnato da crescenti tensioni e reciproche accuse.
Missile Oreshnik: l’accusa Usa e la risposta di Mosca
Tammy Bruce ha raccontato che Mosca avrebbe lanciato un missile balistico a medio raggio Oreshnik, un’arma pensata per trasportare testate nucleari ma usata questa volta con una carica convenzionale. “È un’escalation pericolosa e senza giustificazioni”, ha detto Bruce davanti al Consiglio. La diplomatica ha sottolineato che il gesto è avvenuto proprio mentre Washington, Kiev e altri alleati cercano con urgenza una soluzione negoziata al conflitto.
La Russia ha respinto le accuse, parlando di “strumentalizzazione politica” e ribadendo che il missile non aveva testate nucleari. Fonti diplomatiche russe hanno definito la reazione occidentale “esagerata”, affermando che l’impiego dell’Oreshnik rientra nelle normali operazioni militari.
Una mossa che preoccupa la comunità internazionale
L’uso di un missile balistico progettato per armi nucleari, anche se senza carica atomica, ha allarmato molti membri del Consiglio di Sicurezza. Diversi ambasciatori europei hanno espresso timori per il rischio che il conflitto sfugga al controllo. “Lanciare un missile fatto per il nucleare, anche senza testata, manda un segnale molto inquietante”, ha commentato un diplomatico francese a margine della riunione.
Secondo fonti ucraine, il missile sarebbe stato usato nell’est del Paese, in una zona già martoriata da intensi combattimenti nelle ultime settimane. Non ci sono vittime civili dirette, ma le autorità locali segnalano danni a infrastrutture strategiche.
Negoziati bloccati e tensioni alle stelle
La riunione al Palazzo di Vetro si è svolta in un clima molto teso. Gli Stati Uniti hanno ribadito l’urgenza di “evitare ogni nuova escalation”, mentre la Russia ha accusato Washington di “alimentare il conflitto” con il suo supporto militare a Kiev. Intanto, i tentativi di mediazione internazionale sono fermi: le trattative guidate da Turchia e Svizzera nelle settimane scorse non hanno portato a nulla di concreto.
Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha chiesto calma a tutte le parti, ricordando che “ogni passo verso l’uso di armi nucleari, anche solo potenziale, è una minaccia per la sicurezza globale”. Parole che riflettono l’aumentare della preoccupazione tra i Paesi membri.
Reazioni da tutta Europa: la diplomazia sotto pressione
Durante la giornata sono arrivate risposte anche da altre capitali europee. Il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, ha definito “molto grave” l’episodio e ha chiesto “un’indagine indipendente sulle circostanze del lancio”. Da Londra, il Foreign Office ha espresso “profonda preoccupazione” e ha sollecitato Mosca a “rispettare gli impegni internazionali sugli armamenti”.
Sul fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di “atto intimidatorio”, ricordando che la popolazione vive ormai da mesi sotto il continuo rischio dei bombardamenti. “Non ci faremo piegare dalla paura”, ha scritto in un messaggio sui social nella serata di ieri.
Il rischio nucleare torna al centro del dibattito
L’episodio riporta al centro il tema della deterrenza nucleare e i limiti delle regole internazionali. Secondo molti esperti militari, l’uso di missili con doppia capacità — nucleare e convenzionale — rende più difficile gestire le crisi e aumenta il rischio di errori. “Basta un fraintendimento per scatenare una reazione a catena”, ha spiegato Michael Kofman, esperto del Center for Naval Analyses.
In attesa di nuovi sviluppi diplomatici, la tensione tra Mosca e Washington resta altissima. Il prossimo incontro del Consiglio di Sicurezza è fissato per venerdì 16 gennaio. Sul tavolo, ancora una volta, il futuro della sicurezza europea e il pericolo che la guerra in Ucraina sfugga completamente al controllo.










