Roma, 12 gennaio 2026 – Torna sotto i riflettori Amedeo Nazzari, icona del cinema italiano dagli anni Trenta agli anni Sessanta. Oggi è protagonista della biografia intitolata proprio “Amedeo Nazzari”, scritta da Roberto Liberatori e pubblicata da Edizioni Sabinae. Il libro, appena arrivato in libreria, vuole riportare alla luce la figura di un attore che ha segnato un’epoca ma rischia di finire nel dimenticatoio delle nuove generazioni. Un lavoro arricchito dalla collaborazione di Evelina Nazzari, unica figlia dell’attore, che ha aperto gli archivi di famiglia mettendo a disposizione lettere, documenti e ricordi inediti.
La leggenda di un attore che ha fatto la storia del cinema italiano
Nato a Cagliari il 10 dicembre 1907 con il nome di Amedeo Carlo Leone Buffa, Nazzari ha attraversato più di trent’anni di storia italiana, diventando un punto di riferimento per il pubblico e per il mondo del cinema. Dopo la morte precoce del padre, proprietario di un pastificio, la madre Argenide si trasferisce con la famiglia a Roma. Qui, il giovane Amedeo frequenta il collegio dei Salesiani e scopre la passione per il teatro partecipando alle recite scolastiche. “Era un ragazzo riservato ma con una presenza naturale sul palco”, ha ricordato Evelina Nazzari durante la presentazione del libro in via del Corso.
Il suo debutto arriva grazie agli incontri con grandi attrici come Marta Abba ed Elsa Merlini, ma è il cinema a consacrarlo. Nel 1936, Anna Magnani lo segnala a suo marito, il regista Goffredo Alessandrini, che lo scrittura per “Cavalleria”. Il successo arriva subito dopo con “Luciano Serra Pilota”, film che lo consacra come nuovo idolo nazionale. Nel 1942, con “La cena delle beffe” diretto da Alessandro Blasetti, la sua fama si consolida definitivamente.
Tra guerre, scelte difficili e l’occasione mancata di Hollywood
Durante la Seconda guerra mondiale, Nazzari vive i giorni confusi dell’8 settembre e della Repubblica di Salò. Secondo quanto ricostruito da Liberatori, riesce a evitare i film di propaganda e, finito il conflitto, riprende la carriera con fatica ma con molta determinazione. Blasetti lo dirige di nuovo in “Un giorno nella vita” (1946), mentre “Il bandito” di Alberto Lattuada e “La figlia del Capitano” di Mario Camerini segnano un nuovo capitolo della sua carriera.
Negli anni Cinquanta, Nazzari è ormai il volto più riconoscibile del cinema italiano. Collabora con registi come Luigi Zampa, Pietro Germi, Mario Monicelli e persino Federico Fellini, che lo vuole in “Le notti di Cabiria”. Ma è con i melodrammi popolari diretti da Raffaello Matarazzo, spesso accanto a Yvonne Sanson, che conquista il pubblico femminile. Film come “Catene” (1949) non piacciono alla critica, ma incassano cifre da record. “Erano storie semplici, ma vere”, ha spiegato Liberatori durante un incontro alla Casa del Cinema.
Hollywood? No, grazie. L’identità italiana prima di tutto
Nonostante le offerte da Hollywood – tra cui una proposta per recitare con Marilyn Monroe – Nazzari dice no. Per timidezza e per la scarsa conoscenza dell’inglese. Anche un contratto milionario in Argentina viene rifiutato: “Non voleva fare la parte dell’italiano corrotto e senza scrupoli”, racconta Liberatori nel libro. Curioso il ruolo di Evita Perón, che lo aiuta a lasciare il Paese senza penali dopo il rifiuto.
Nel 1969, i melodrammi con Sanson tornano in televisione grazie a Gian Luigi Rondi, riscuotendo un nuovo successo e confermando la popolarità di Nazzari anche tra chi non aveva vissuto gli anni d’oro del cinema italiano.
Un uomo dietro il mito
Il libro di Liberatori non si limita a raccontare la carriera artistica di Nazzari, ma entra nel suo mondo umano. Sobrio, rigoroso, timido, ma con una presenza scenica forte: così emerge dalle testimonianze raccolte. “Era un uomo che nella vita privata somigliava ai suoi personaggi”, ha confidato la figlia Evelina. Un volto in cui molti italiani si sono riconosciuti – o avrebbero voluto farlo – per la sua forza morale, la voce baritonale e quel fascino tutto mediterraneo.
“Amedeo Nazzari” di Roberto Liberatori è dunque un libro necessario per riscoprire uno dei protagonisti dimenticati della cultura popolare italiana. Un viaggio tra cinema, storia e memoria che restituisce il giusto valore a un attore spesso lasciato ai margini della critica di oggi.










