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Il mistero dell’omicidio di Sergiu Tarna: tra auto scomparsa e fuga a Siviglia

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Il mistero dell'omicidio di Sergiu Tarna: tra auto scomparsa e fuga a Siviglia
Il mistero dell'omicidio di Sergiu Tarna: tra auto scomparsa e fuga a Siviglia
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Venezia, 12 gennaio 2026 – Un video compromettente, una fuga tra Italia e Spagna, un’auto sparita nel nulla. Sono questi i nodi ancora da sciogliere nell’omicidio di Sergiu Tarna, 25enne barman ucciso con un colpo di pistola alla testa nella notte di Capodanno. Al centro dell’inchiesta c’è Riccardo Salvagno, vigile urbano di 40 anni, finito in manette il 5 gennaio dopo una latitanza a Siviglia. Gli investigatori sono convinti che Salvagno non abbia agito da solo: un complice, probabilmente albanese, è irreperibile da giorni.

Un video hard e la paura del ricatto: il movente

Dalle carte emerge che Sergiu Tarna avrebbe avuto un video hard con Salvagno e una persona transessuale. Un dettaglio che, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto scattare la paura di un ricatto e spinto il vigile a compiere un gesto estremo. Durante l’interrogatorio davanti al gip Claudia Ardita e al pm Christian Del Turco, Salvagno ha ammesso l’esistenza del filmato, ma senza entrare nei dettagli. “Volevamo solo spaventarli”, ha detto, sostenendo che il colpo è partito per sbaglio mentre la vittima cercava di fuggire.

La notte del delitto: rapimento e spari tra Mestre e Mira

Le telecamere raccontano una storia precisa: alle 2.15 del 31 dicembre, fuori da un locale di via Miranese a Mestre, si vede Tarna salire sull’auto di Salvagno insieme a un altro uomo. Poco dopo, alle 2.45, la stessa macchina viene ripresa in via Pallada, a Mira. Gli investigatori del reparto operativo dei carabinieri di Venezia, guidati dal comandante Giuseppe Battaglia, sono sulle tracce del complice, un trentenne albanese scomparso dalla città subito dopo l’omicidio.

La fuga in Spagna e l’arresto al ritorno

Dopo il delitto, Salvagno ha puntato verso il confine con la Slovenia. Una targa-system lo fotografa alle 7.41 a Gorizia. Da lì è volato in Spagna, trovando rifugio a Siviglia per meno di una settimana. Il 5 gennaio, però, è tornato in Italia in aereo, dove è stato arrestato. “Sapevo che prima o poi i carabinieri lo avrebbero preso”, ha raccontato al Gazzettino un conoscente che lo ha ospitato a Tenerife. “Non sapevo nulla di quello che aveva fatto. Ora dirò tutto quello che so, perché deve pagare”.

L’auto sparita a Verona resta un mistero

Un altro pezzo del puzzle è la Volkswagen Polo usata da Salvagno la notte del delitto. L’auto è sparita senza lasciare traccia: l’ultima volta è stata vista a Verona. Qualcuno, tra gli appassionati di motori – un ambiente frequentato dal vigile – racconta che la macchina potrebbe essere stata caricata su un furgone e nascosta con l’aiuto di amici della scena locale. “Appena arrivati a Verona hanno tolto la targa e caricato la Polo su un furgone”, spiega un conoscente. “Forse chi li ha aiutati non sapeva nulla di tutto questo”.

L’arma del delitto ancora introvabile

Ancora nessuna notizia dell’arma usata per l’omicidio. Gli investigatori pensano si tratti della pistola d’ordinanza di Salvagno, ma non è stata mai ritrovata. Il vigile non ha confessato, dicendo che voleva solo intimidire Tarna. Ma per i carabinieri il quadro è chiaro: servono ancora risposte sui ruoli degli altri coinvolti e su cosa sia successo all’arma.

Una comunità sotto choc e tanti interrogativi

La comunità veneziana è ancora scossa. In via Miranese, dove tutto è iniziato, chi abita racconta di aver visto spesso Salvagno ai raduni di auto modificate. “Era uno di noi”, dice chi lo conosceva appena di vista. Ma adesso emerge quanto sia difficile capire dove finiscano le vere amicizie e dove inizino legami che possono diventare coperture, anche senza volerlo.

Le indagini vanno avanti senza tregua. I carabinieri stanno passando al setaccio telecamere, telefonate e testimonianze per ricostruire ogni momento di quella notte tra il 30 e il 31 dicembre. Tante domande restano senza risposta – dal video hard al complice nascosto – ma una cosa è certa: la verità su quel che è successo tra Mestre e Mira deve ancora venire a galla.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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