Milano, 12 gennaio 2026 – Andrea Sempio, coinvolto nel nuovo filone d’inchiesta sul delitto di Garlasco, è tornato a rompere il silenzio ieri pomeriggio, 11 gennaio, durante un’intervista a “Verissimo”. Seduto di fronte a Silvia Toffanin, ha parlato del peso che porta addosso, coinvolto per la terza volta nella vicenda che riguarda la morte di Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto 2007 nella cittadina pavese. “Mi aspetto un rinvio a giudizio. Sono un colpevole desiderato”, ha detto, mettendo in chiaro la distanza tra ciò che accade in tribunale e ciò che si racconta sui media.
Due mondi divisi: tribunale e social
“Questa storia corre su due binari diversi”, ha spiegato Sempio. Da una parte, la giustizia con i suoi tempi e le sue regole; dall’altra, il chiacchiericcio pubblico, spesso acceso e diviso. “Nella vita di tutti i giorni non sento odio. Ma sui social, eccome se ce n’è”, ha confidato. Ogni volta che spunta qualche notizia a mio favore, sui social partono i sospetti: “C’è qualcosa che non torna, c’è un trucco”. Un clima che, secondo lui, lo trasforma in un “colpevole desiderato” da una parte dell’opinione pubblica.
La notifica dell’indagine: uno shock per tutta la famiglia
Quando ha saputo di essere di nuovo indagato, Sempio parla di vero choc. “I carabinieri mi hanno detto: dobbiamo consegnarti un atto”. Da quel momento, tutto è cambiato: “Quello che vivevo prima è finito. È iniziato un periodo di caos e incertezza”. Il primo pensiero è andato ai genitori: “Come glielo dico?”. Racconta di essere tornato a casa con quel documento in mano, sapendo di dover affrontare un’altra volta la tempesta giudiziaria insieme alla famiglia.
Un anno durissimo e l’attesa del processo
Alla domanda se il 2025 sia stato l’anno più duro della sua vita, Sempio non ha dubbi: “Sì, questa volta è stata la più difficile, quella che può decidere tutto. Terza volta indagato, è stato un vero choc”. Ricorda di non aver risposto subito alle chiamate dei carabinieri, pensando fossero numeri sconosciuti. Poi la notifica: “C’era scritta l’accusa, ‘omicidio in concorso’, per Chiara Poggi. In quei momenti rivivi tutto”.
Sul futuro del processo, Sempio è rassegnato ma determinato: “Ci aspettiamo il rinvio a giudizio, cioè l’udienza preliminare”, dove punta a essere prosciolto. “Sì, il rinvio a giudizio lo aspettiamo. Ma puntiamo al proscioglimento, perché non ci sono prove per andare a processo”.
Il Dna e le visite in casa Poggi
Durante l’intervista si è parlato anche della perizia sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. “Quando è uscita la perizia, tutte e due le parti erano contente. Come è possibile?”, si chiede Sempio. Per lui, la base era sbagliata: “Non è un elemento che va né a favore né contro”. Sottolinea anche che i risultati sulla compatibilità del Dna sono cambiati più volte nel tempo.
Ha poi ricostruito i suoi passaggi in casa Poggi. Amico di Marco, il fratello di Chiara, spiega: “Frequentavamo tutta la casa. Nel salotto c’era la PlayStation, in camera di Chiara il pc per i giochi online”. Ammette di essere stato nella stanza dove fu trovata Chiara “tre o quattro volte”, ma mai in quella dei genitori. Il rapporto con Marco Poggi resta solido: “Non penso abbia mai dubitato di me”.
Alibi, testimoni e il peso della stampa
Sul famoso scontrino del parcheggio di Vigevano, fulcro del suo alibi, Sempio chiarisce: “Me lo hanno chiesto un anno dopo, quindi l’ho consegnato un anno dopo”. L’aveva tenuto da parte per precauzione, visto il coinvolgimento della famiglia dell’amico. E sui cosiddetti supertestimoni, è netto: “Che vengano e dicano quello che devono, per me non è un problema”.
Spiega anche il caso del bigliettino con la frase “Ho fatto qualcosa di terribile che non potete immaginare”: “Io avevo scritto ‘Fatto cose inimmaginabili’. Quel biglietto non l’ho mai visto, forse ce l’hanno gli inquirenti”.
L’indagine sul padre e la vita di tutti i giorni
Nel corso dell’intervista è venuta fuori anche l’inchiesta per corruzione che riguarda il padre di Sempio, accusato di aver dato soldi all’ex procuratore aggiunto di Pavia per chiudere l’indagine sul figlio. Sempio respinge ogni dubbio: “I movimenti di denaro servivano per pagare gli avvocati. Incrociando i dati tutto torna”. Racconta di essere tornato a vivere con i genitori e nega che la sua vita sia rovinata: “Prima o poi ne esci”.
Il giudizio su Alberto Stasi
Infine, su Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, Sempio si esprime con chiarezza: “Chi ha ucciso Chiara? Alberto Stasi. Non sono un esperto, ma mi baso su quello che scrivono le sentenze”. Una frase che chiude una testimonianza segnata da anni di sospetti e processi mediatici, ancora lontani dalla parola fine.










