Trieste, 11 gennaio 2026 – Un tuffo nel passato e uno sguardo diretto al presente per raccontare i volti e le storie di una Nuova Europa in piena trasformazione. Così si presenta la 37ª edizione del Trieste Film Festival, la rassegna dedicata al cinema dell’Europa centro-orientale, presentata oggi a Trieste. Dal 16 al 24 gennaio, la città si animerà con oltre 120 appuntamenti tra proiezioni, incontri e masterclass. Un calendario fitto, pensato per offrire nuove chiavi di lettura su un’area geografica sempre più complessa e ricca di sfumature.
Kafka e il Novecento: un’apertura densa di storia
Si parte il 16 gennaio al Teatro Miela con l’anteprima italiana di “Franz”, il biopic dedicato a Franz Kafka firmato dalla regista polacca Agnieszka Holland. Un omaggio a uno degli autori più misteriosi della letteratura europea, nel centenario della sua morte. Pochi giorni dopo, il 20 gennaio, il festival si sposta al Teatro Rossetti per “The Disappearance of Josef Mengele” di Kirill Serebrennikov, un film che ripercorre la fuga e la vita nascosta del medico nazista noto come “angelo della morte” di Auschwitz.
Tre concorsi, tanti sguardi sull’Europa centro-orientale
Il cuore pulsante del festival sono le tre competizioni: lungometraggi, cortometraggi e documentari internazionali si sfideranno per i premi principali. In gara ci sono 8 lungometraggi, 10 documentari e 14 corti, scelti tra le produzioni più recenti dell’area centro-orientale. A questi si aggiungono sei film italiani in corsa per il Premio Salani, a conferma di un legame sempre più stretto tra cinema nazionale ed europeo.
“Ci auguriamo che le storie di questa edizione diventino nuove bussole per orientarci in un mondo sempre più complesso”, ha detto la direttrice artistica Nicoletta Romeo durante la presentazione. Romeo ha anche sottolineato un dato importante: “Abbiamo notato un aumento dei giovani nel pubblico. Questo dimostra come il cinema tocchi temi che interessano molto i giovani, temi su cui forse la società spesso non dà abbastanza risposte”.
Donne e diritti LGBTQ+ sotto i riflettori
Tra le sezioni speciali spiccano “Visioni Queer”, che racconta il contributo del cinema dell’Europa centrale e orientale alle battaglie per i diritti LGBTQ+, e “Wild Roses”, che celebra le registe slovene e le nuove voci femminili. Segni chiari di una crescente attenzione verso le sensibilità sociali e culturali che attraversano il continente.
Ospiti di rilievo e anteprime da non perdere
Tra gli ospiti più attesi, torna a Trieste il regista ucraino Sergei Loznitsa, che presenta in anteprima italiana “Two Prosecutors”, una fiction ambientata nell’Unione Sovietica del 1937. Attesa anche per “Lagūna” di Šarūnas Bartas, uno dei grandi nomi del cinema baltico, e per l’anteprima italiana di “Mirrors No. 3” del tedesco Christian Petzold.
La chiusura, il 24 gennaio, sarà con “Silent Friend” della regista ungherese Ildikó Enyedi, già vincitrice della Berlinale nel 2017. Un film che promette di lasciare il segno, chiudendo un percorso tra memoria, identità e futuro.
Trieste, cuore pulsante tra passato e futuro
Il festival conferma il suo ruolo di osservatorio privilegiato sul cinema dell’Est Europa, ma anche di laboratorio di idee dove si intrecciano storie, generazioni e linguaggi diversi. In città si sente già l’attesa: nei bar del centro, tra via Mazzini e piazza Unità, si parla già dei film più attesi. Ma, come ogni anno, sarà solo la sala buia a decidere chi saranno i veri protagonisti.
Per informazioni sul programma e gli accessi, il sito ufficiale resta il riferimento principale. Ma a Trieste, in questi giorni, basta guardare un manifesto o ascoltare una conversazione per capire che il cinema – quello che racconta l’Europa che cambia – è già cominciato.










