L’Avana, 11 gennaio 2026 – Il governo di Cuba ha risposto ieri alle nuove minacce lanciate da Donald Trump contro l’isola con una replica pubblica e decisa. In una nota diffusa dal ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, l’esecutivo cubano ha smentito con forza ogni coinvolgimento in attività mercenarie e ha accusato gli Stati Uniti di comportarsi da “egemone criminale”, alimentando tensioni non solo nei Caraibi, ma in tutto il mondo.
Cuba smentisce le accuse di mercenariato
Nel messaggio diffuso sui canali ufficiali, Rodríguez ha detto chiaro e tondo che Cuba “non riceve, né ha mai ricevuto, pagamenti in denaro o materiali per i servizi di sicurezza offerti a qualunque Paese”. Una presa di posizione netta, arrivata dopo che Trump, durante un comizio in Florida, aveva rilanciato le accuse secondo cui l’isola avrebbe inviato militari e agenti all’estero in cambio di soldi. “A differenza degli Usa”, ha aggiunto il ministro, “noi non abbiamo un governo che fa mercenariato, ricatti o pressioni militari contro altri Stati”.
La risposta cubana è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, poco dopo le 18 locali, in un momento in cui la tensione tra Washington e L’Avana sembrava pronta a salire. Secondo fonti diplomatiche raccolte dall’agenzia Prensa Latina, quella dichiarazione sarebbe stata decisa in fretta durante una riunione d’urgenza al Palacio de la Revolución.
Tensioni in aumento tra Washington e L’Avana
Le parole di Rodríguez si inseriscono in un clima già pesante. Negli ultimi mesi, la Casa Bianca ha fatto sentire più forte la sua pressione su Cuba, soprattutto dopo che alcuni media statunitensi avevano diffuso voci su presunte attività militari cubane in Africa e Medio Oriente. Trump, tornato protagonista della scena politica americana con le presidenziali di novembre alle porte, ha scelto toni durissimi: “Non tollereremo più le ingerenze cubane”, aveva detto martedì sera a Miami.
Dall’altra parte, il governo cubano ha risposto con fermezza, senza però cadere nelle provocazioni. “La legge e la giustizia sono dalla parte di Cuba”, ha scritto il ministro nel suo post. Un messaggio rivolto sia alla comunità internazionale sia ai cittadini cubani, che da anni vivono sotto embargo e restrizioni imposte dagli Stati Uniti.
Accuse incrociate e diplomazia bloccata
Non è la prima volta che Cuba e Stati Uniti si scontrano su questi temi. Già nel 2023, durante una sessione speciale dell’ONU, L’Avana aveva respinto le accuse di invio di truppe all’estero definendole “propaganda ostile”. Questa volta, però, il tono di Rodríguez è ancora più duro: “Gli Usa si comportano da egemone criminale e fuori controllo che minaccia la pace e la sicurezza, non solo qui, ma in tutto il mondo”.
Per alcuni esperti locali, la scelta di pubblicare una nota così esplicita risponde anche all’esigenza di rafforzare il fronte interno. Negli ultimi mesi, infatti, l’isola ha dovuto affrontare nuove difficoltà economiche e proteste sporadiche in diverse città – da Santiago a Camagüey – complicando ancora di più i rapporti con Washington.
Reazioni internazionali e cosa potrebbe accadere
A livello internazionale, la presa di posizione cubana ha trovato sostegno soprattutto tra i Paesi latinoamericani. Il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, ha detto ieri sera: “Serve dialogo, non minacce”. L’Unione Europea, invece, ha adottato un atteggiamento più prudente, invitando entrambe le parti a “evitare un’escalation”.
Al momento non ci sono contatti diretti tra le diplomazie dei due Paesi. Fonti vicine al Dipartimento di Stato americano riferiscono che la Casa Bianca sta valutando nuove sanzioni contro funzionari cubani legati all’apparato militare.
In attesa di sviluppi concreti, il clima tra L’Avana e Washington resta teso. Eppure, ieri sera, per le strade della capitale cubana – dove piccoli gruppi si sono radunati davanti al ministero degli Esteri per ascoltare le parole di Rodríguez trasmesse dagli altoparlanti – si respirava la sensazione che questo scontro non finirà presto.










