Monfalcone, 11 gennaio 2026 – Nei giorni scorsi a Monfalcone sono stati firmati due protocolli importanti da Fincantieri con i sindacati e la Guardia di Finanza. Per l’europarlamentare leghista Anna Maria Cisint, si tratta di “una buona base per tornare a sedersi al tavolo e andare avanti con questa nuova fase di rapporti tra istituzioni”. La sua dichiarazione arriva dopo settimane di tensioni tra il gigante della navalmeccanica e le autorità locali, soprattutto con il Comune di Monfalcone, dove si trova uno dei cantieri più importanti del gruppo.
Fincantieri, sindacati e Guardia di Finanza: cosa prevedono gli accordi
Il primo protocollo, firmato con i principali sindacati, punta a ridurre il ricorso al subappalto nei cantieri. Un tema che da mesi tiene banco, tra richieste di più trasparenza e timori per la sicurezza dei lavoratori. Il secondo accordo coinvolge invece la Guardia di Finanza e ha l’obiettivo di rafforzare i controlli per evitare infiltrazioni criminali e altre forme di illegalità nello stabilimento.
Fonti sindacali spiegano che l’intesa prevede “un controllo continuo delle filiere produttive e una collaborazione fissa con le forze dell’ordine”. Un passo che, secondo chi ha firmato, dovrebbe garantire “più tutela per i lavoratori e per il territorio”, come ha detto ieri un rappresentante della Fiom-Cgil di Gorizia.
Cisint: serve dialogo e fatti concreti
Anna Maria Cisint, ex sindaca di Monfalcone e ora europarlamentare della Lega, ha salutato con favore la firma dei protocolli. In una nota diffusa ieri sera, ha sottolineato che questi accordi possono “riaprire un dialogo costruttivo tra azienda, istituzioni e comunità locale”. Ha annunciato anche la volontà di chiedere al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, di “farsi portavoce di questo spirito di confronto, sapendo che i problemi vanno affrontati senza chiudere gli occhi”.
Cisint ha ricordato che già a fine 2025 Fedriga aveva fatto da mediatore tra Fincantieri e il Comune di Monfalcone, dopo un intervento promosso dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. “Serve un confronto sincero – ha ribadito Cisint – ma anche che il territorio partecipi davvero alle scelte dell’azienda”.
Le istituzioni locali e le richieste del territorio
Il Comune di Monfalcone, ha aggiunto Cisint, non si limita a chiedere un semplice tavolo di confronto. “Abbiamo già messo sul piatto un pacchetto di proposte concrete”, ha detto la parlamentare, “nate dalla volontà di dare un contributo vero per risolvere problemi che vanno avanti da troppo tempo”. Tra le priorità, ci sono la sicurezza nei cantieri, la tutela dei posti di lavoro e il riconoscimento delle competenze locali.
Nelle ultime settimane, diversi consiglieri comunali hanno chiesto un segnale chiaro dall’azienda. “Non possiamo più tollerare zone d’ombra”, aveva detto in consiglio comunale il capogruppo della lista civica Monfalcone 2030. Il riferimento è alle recenti inchieste giudiziarie su alcune imprese subappaltatrici attive nello stabilimento.
Il futuro delle relazioni: una nuova fase da costruire
La firma dei protocolli arriva in un momento delicato per Fincantieri. L’azienda – che a Monfalcone impiega circa 3.500 addetti diretti e più di 2.000 nell’indotto – deve gestire una fase complessa. Da un lato c’è la necessità di restare competitiva sui mercati internazionali; dall’altro, cresce la pressione delle istituzioni locali per più trasparenza e responsabilità sociale.
“Solo con il dialogo si possono superare le diffidenze”, ha confidato ieri un funzionario regionale vicino alla questione. Rimangono però problemi aperti: dalla gestione dei subappalti alla sicurezza sul lavoro, fino al coinvolgimento reale delle comunità locali nelle scelte strategiche.
Per ora, la strada sembra chiara: più controlli, meno subappalti opachi e un confronto costante tra azienda, sindacati e istituzioni. Ma sarà il prossimo incontro interistituzionale, previsto entro fine mese a Trieste, a dire se gli impegni presi reggeranno davvero.










