Washington, 8 gennaio 2026 – Il Venezuela userà i soldi del nuovo accordo sul petrolio con gli Stati Uniti per comprare solo prodotti americani. La notizia è arrivata ieri sera, direttamente dal profilo personale di Donald Trump su Truth Social, e ha subito acceso il dibattito tra esperti di economia e diplomazia. “Gli acquisti riguarderanno soprattutto prodotti agricoli, medicinali e apparecchiature per rinnovare la rete elettrica e gli impianti energetici”, ha scritto l’ex presidente, sottolineando come Caracas abbia scelto di “fare affari con gli Stati Uniti come suo partner principale”.
Venezuela e Stati Uniti: l’accordo sul petrolio che cambia le regole
Secondo Trump, il nuovo patto prevede che i soldi ricavati dalla vendita del petrolio venezuelano vengano spesi in beni e servizi americani. Una mossa pensata per rafforzare i legami commerciali tra i due Paesi, dopo anni di tensioni e sanzioni. “Una decisione intelligente”, ha commentato Trump, lasciando intendere che si tratta di un’intesa diretta tra le due amministrazioni.
Fonti vicine al Dipartimento di Stato americano, contattate nella notte, hanno confermato che c’è un accordo preliminare, ma hanno preferito non entrare nei dettagli. “Stiamo lavorando per garantire che ogni transazione sia chiara e rispetti le regole internazionali”, ha detto un funzionario, che ha chiesto di restare anonimo. Dal lato venezuelano, invece, il governo di Nicolás Maduro non ha ancora rilasciato commenti ufficiali.
Che cosa cambia: i settori in campo
L’intesa riguarda soprattutto l’acquisto di prodotti agricoli, medicinali e tecnologie per ammodernare la rete elettrica del Venezuela, da tempo in uno stato critico. Secondo la Camera di Commercio americana, nel 2025 il Venezuela ha importato dagli Usa beni per circa 1,2 miliardi di dollari, e questa cifra potrebbe crescere molto se il nuovo accordo entrerà in vigore.
Gli esperti sottolineano che la priorità a medicinali e apparecchiature energetiche risponde alle emergenze interne del Paese. “La crisi sanitaria e i blackout continui stanno mettendo in ginocchio la popolazione”, ha ricordato Luis Vicente León, economista venezuelano. “Un flusso stabile di forniture dagli Stati Uniti potrebbe alleviare alcune delle difficoltà più gravi”.
Il quadro politico: da anni di gelo a un possibile disgelo
Il riavvicinamento tra Washington e Caracas arriva dopo anni di rapporti tesi, segnati da sanzioni e riconoscimenti politici alternati. Nel 2019, gli Stati Uniti avevano imposto un embargo totale sul petrolio venezuelano, accusando il governo Maduro di violazioni dei diritti umani e frodi elettorali. Negli ultimi mesi, però, la pressione internazionale per una soluzione negoziata è cresciuta, anche per via delle nuove esigenze energetiche mondiali.
“Il Venezuela resta un attore chiave nel mercato del petrolio”, spiega Francisco Monaldi, docente alla Rice University di Houston. “Un accordo con gli Stati Uniti può dare una boccata d’aria all’economia venezuelana, ma è anche un’opportunità per Washington di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento”.
Il futuro dell’accordo: tra speranze e dubbi
Resta da vedere se l’intesa sarà davvero messa in pratica nei tempi annunciati e quali condizioni verranno imposte dagli americani. Fonti diplomatiche a Caracas dicono che la trattativa è ancora aperta su alcuni aspetti tecnici, soprattutto sulle modalità di pagamento e sulla scelta dei fornitori.
Intanto, a Caracas, la notizia è stata accolta con prudenza. “Se davvero arrivassero più medicine e i blackout diminuissero, sarebbe un sollievo”, confida Ana María Rodríguez, infermiera all’ospedale universitario della città. Ma molti restano scettici sulla reale volontà politica di cambiare strada.
Per ora, l’unica certezza è che il dossier Venezuela torna a essere al centro dell’attenzione internazionale. E ogni passo sarà seguito da vicino, sia dagli operatori economici sia dalle cancellerie occidentali.









