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La villa portoghese: un viaggio senza confini nella storia di Avelina Prat

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La villa portoghese: un viaggio senza confini nella storia di Avelina Prat
La villa portoghese: un viaggio senza confini nella storia di Avelina Prat
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Roma, 8 gennaio 2026 – Arriva oggi nelle sale italiane “La villa portoghese”, il nuovo film di Avelina Prat distribuito da Academy Two. Racconta la storia di Fernando, un geografo spagnolo la cui vita ordinata viene stravolta dalla scomparsa della moglie. Un racconto intimo e sospeso, che riflette su identità e confini, tra la Spagna e una villa isolata in Portogallo.

Fernando, un geografo senza più certezze

Fernando, interpretato da Manolo Solo, è un professore universitario abituato a mettere ordine e confini netti tra le cose. Vive a Valencia, insegna geografia e conduce una vita tranquilla, quasi monotona. Ma tutto cambia in un pomeriggio qualunque: torna a casa e scopre che la moglie, serba di origine, è sparita senza lasciare traccia. Nessun biglietto, nessuna spiegazione. Solo un vuoto improvviso. Da quel momento, la sua vita si sgretola, come se quei confini precisi che aveva sempre disegnato svanissero nel nulla.

La regista Avelina Prat spiega: “Perdere i confini significa perdere se stessi”. Spaesato, Fernando decide di partire per il Portogallo. Un viaggio che è fuga e ricerca insieme: di risposte, forse di una nuova identità.

Tra natura e silenzio, una nuova vita

Durante il viaggio, Fernando incontra Manuel, un giardiniere portoghese. In modo quasi casuale – ma decisivo – prende la sua identità e si trasferisce in una villa isolata in campagna. La proprietaria, una donna gentile e riservata, si è ritirata lì dopo aver ereditato la casa dalla nonna. Fernando entra così a far parte di una nuova famiglia, circondato dall’affetto e dalla quiete del luogo.

La regista sottolinea che “il luogo non è solo uno spazio fisico, ma è fatto dalle persone che lo vivono”. In quella villa, Fernando trova una tregua dal caos dentro di sé. Ma il passato, come spesso accade, non smette di bussare. Un colpo di scena inatteso riporta l’incertezza nella sua vita.

Chi siamo davvero?

“La villa portoghese” si muove su un terreno delicato: la ricerca di sé passando per l’assunzione di un’altra identità. “Che cosa ci definisce? Il luogo dove cresciamo, le nostre abitudini, i desideri?”, si chiede Prat. Il film non dà risposte facili, ma accompagna lo spettatore in un viaggio fatto di dubbi e inquietudini.

La regista cita autori come Enrique Vila-Matas e Robert Walser per spiegare il senso di estraniamento che vive il protagonista. “I personaggi cercano una nuova identità vestendo i panni di qualcun altro”, dice Prat. “Eppure, così facendo, costruiscono una realtà tutta loro”. Il risultato è un racconto sospeso tra realtà e finzione, dove il confine tra chi si è e chi si vorrebbe essere resta sempre sfumato.

Un film che si legge come un romanzo

“La villa portoghese” ha il ritmo lento e riflessivo di un romanzo europeo. La fotografia si sofferma sui dettagli: la luce che filtra tra gli alberi, le stanze silenziose della villa, i gesti quotidiani che diventano quasi rituali. La frase chiave del film, detta da Fernando, riassume tutto: “Il mondo è caotico finché non lo disegni”.

Il film spinge a pensare a cosa significhi davvero sentirsi a casa. Non tanto un luogo fisico, ma uno spazio dentro di sé dove si può essere davvero se stessi. “Parliamo del posto in cui ci si sente a casa, dove si può smettere di scappare”, aggiunge la regista.

Un’alternativa nelle sale italiane

In un periodo dominato dai grandi blockbuster – da “Avatar” ai film comici italiani – “La villa portoghese” offre un’alternativa per chi cerca storie più intime e profonde. Un piccolo film che parla a bassa voce, ma lascia aperte domande importanti sull’identità e sulla possibilità di ricominciare altrove.

La pellicola sarà in diverse città italiane da oggi. Alle prime proiezioni romane, il pubblico ha apprezzato la delicatezza della narrazione e la recitazione misurata degli attori. Un film che invita a rallentare e ad ascoltare il silenzio dei luoghi – e delle persone – che incontriamo nella vita.

Written by
Sara Lucchetta

Sono una giornalista appassionata di Università, ricerca e tutto ciò che ruota attorno al mondo dello studio. La mia missione su smetteredilavorare.it è quella di esplorare e raccontare le sfide e le opportunità che gli studenti e i ricercatori affrontano ogni giorno. Credo fermamente nel potere della conoscenza e nel valore dell'istruzione come strumento di cambiamento.Oltre a dedicarmi alla mia passione per l'istruzione, mi piace anche tuffarmi nel mondo dello spettacolo e del cinema. Scrivere di film e eventi culturali mi permette di esprimere la mia creatività e di esplorare le diverse sfaccettature della vita. Quando non sono impegnata a scrivere, mi trovate spesso a cercare nuovi film da vedere o a discutere di tendenze culturali con amici e colleghi. La mia curiosità mi guida in ogni racconto e spero che le mie parole possano ispirare e informare chi legge.

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