Washington, 7 gennaio 2026 – Donald Trump, con un post pubblicato ieri sera su Truth Social, ha annunciato che le autorità di transizione in Venezuela sarebbero pronte a consegnare agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, esenti da sanzioni internazionali. Secondo l’ex presidente americano, il petrolio sarà venduto “al prezzo di mercato” e i proventi saranno gestiti direttamente dalla presidenza degli Stati Uniti, con l’obiettivo – ha scritto Trump – di “assicurare che vengano usati a favore del popolo venezuelano e degli Stati Uniti”.
Venezuela, petrolio e transizione: cosa sta succedendo
L’annuncio arriva in un momento delicato per il Venezuela, dove la situazione politica resta instabile dopo mesi di negoziati tra il governo di Nicolás Maduro e le opposizioni. Le cosiddette “autorità di transizione” non sono ancora riconosciute da tutte le parti coinvolte, ma fonti diplomatiche a Washington parlano di passi avanti nelle ultime settimane, verso un’intesa sulla gestione delle risorse energetiche del Paese. Il petrolio venezuelano, noto per la sua qualità, è da anni nel mirino delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali. Finora, solo una piccola parte della produzione è stata esclusa dai divieti.
Le parole di Trump e le reazioni che hanno scatenato
Nel suo messaggio, diffuso alle 19:45 ora di Washington, Trump ha scritto: “Sono felice di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, non soggetto a sanzioni. Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà gestito da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, per garantire che venga usato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti!”. La notizia ha subito diviso le opinioni. Dal Dipartimento di Stato americano non sono arrivate conferme ufficiali, mentre fonti interne all’amministrazione Biden hanno scelto di non commentare. In Venezuela, alcuni esponenti dell’opposizione hanno definito la mossa “un passo importante”, ma hanno chiesto chiarezza su come saranno gestiti i fondi.
Che cosa potrebbe cambiare per l’economia e la politica
Mettere sul mercato internazionale fino a 50 milioni di barili sarebbe un segnale forte per il settore energetico globale. Secondo l’Energy Information Administration, il Venezuela ha le maggiori riserve petrolifere al mondo, ma la produzione è crollata negli ultimi anni a causa della crisi economica e delle sanzioni. Se confermato, l’annuncio di Trump potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra Caracas e Washington. Restano però molte domande aperte: chi controllerà i proventi? Quali garanzie avranno i venezuelani? E soprattutto, che posizione prenderà il governo Maduro?
Dubbi e incertezze sulla gestione del ricavato
Trump ha sottolineato che sarà lui, “in qualità di Presidente degli Stati Uniti”, a gestire i soldi della vendita del petrolio. Una frase che ha sollevato molti dubbi sia negli ambienti politici americani sia tra gli osservatori internazionali. “Serve trasparenza su come verranno usate queste risorse”, ha commentato ieri sera Michael Shifter, analista del think tank Inter-American Dialogue. In passato, i fondi delle esportazioni petrolifere venezuelane sono stati spesso al centro di polemiche e accuse di corruzione.
Tra speranze e scetticismi nelle strade di Caracas
La notizia si è diffusa rapidamente a Caracas. C’è chi spera che i proventi possano servire a migliorare sanità e condizioni economiche nel Paese. Ma non mancano gli scettici. “Abbiamo sentito tante promesse negli ultimi anni”, racconta Maria Rodriguez, insegnante nel quartiere di Chacao. Nel frattempo, secondo le prime ricostruzioni della stampa locale, nelle prossime settimane potrebbero partire i primi carichi di greggio verso gli Stati Uniti.
Resta da vedere se l’annuncio di Trump si tradurrà in fatti concreti o se sarà solo l’ennesimo capitolo della lunga crisi venezuelana. Una cosa è certa: la partita del petrolio continua a incrociarsi con quella della politica internazionale. E il futuro del Venezuela è ancora tutto da scrivere.









