Milano, 7 gennaio 2026 – Il prezzo del gas ha chiuso in rialzo oggi, lunedì 7 gennaio, mentre gli operatori europei restano con gli occhi puntati sulle tensioni geopolitiche e sulle condizioni meteorologiche. Ad Amsterdam, la piazza di riferimento per le contrattazioni continentali, le quotazioni sono salite del 2,5%, chiudendo a 28,78 euro al megawattora. Un segnale che, secondo diversi analisti, riflette l’incertezza che si respira in queste prime settimane dell’anno.
Geopolitica e meteo: cosa spinge il prezzo del gas
L’aumento di oggi non arriva dal nulla. Da giorni, raccontano fonti di mercato contattate da alanews.it, si registra una certa instabilità legata soprattutto agli sviluppi in Medio Oriente e alle previsioni del tempo in Europa centrale. “Le notizie che arrivano dal Golfo Persico e dal Mar Rosso influenzano molto le aspettative degli operatori”, spiega un trader della City di Londra che segue da vicino il settore energetico. In particolare, le minacce ai traffici marittimi e le tensioni tra Iran e Stati Uniti hanno riacceso i timori su possibili interruzioni nelle forniture.
A complicare il quadro c’è il clima. In Europa occidentale le temperature sono state più miti del normale fino a Capodanno, ma negli ultimi giorni i modelli meteo segnalano un possibile calo nei prossimi giorni. “Se arriva davvero il freddo – confida un operatore di una società italiana di importazione – la domanda di gas potrebbe aumentare molto in fretta”. Come spesso succede d’inverno, i prezzi diventano molto sensibili anche a piccoli cambiamenti nelle previsioni.
Amsterdam, il termometro del mercato europeo
Il mercato di Amsterdam, tramite il Title Transfer Facility (TTF), resta il punto di riferimento per il prezzo del gas in Europa. La chiusura a 28,78 euro/MWh segna un netto aumento rispetto alla scorsa settimana, quando le quotazioni erano scese sotto i 28 euro. Gli operatori ricordano però che il livello attuale è ancora lontano dai picchi toccati nel 2022, durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina.
La prudenza però non manca. “Non siamo ai livelli di allarme dello scorso inverno – ammette un analista di Refinitiv – ma il mercato resta pronto a reagire se dovesse succedere qualcosa di imprevisto”. Molta attenzione va alle scorte europee: secondo i dati di Gas Infrastructure Europe aggiornati al 5 gennaio, gli stoccaggi sono ancora sopra l’80% della capacità totale, un dato che tranquillizza gli esperti.
Italia: consumi fermi, ma l’import resta sotto osservazione
In Italia la situazione è sotto controllo, almeno per ora. I dati del Gestore dei Mercati Energetici (GME) mostrano consumi industriali e civili stabili durante le feste di Natale. Però il Paese dipende molto dalle importazioni, soprattutto da Algeria e Azerbaijan. “La diversificazione delle fonti ha aiutato a ridurre i rischi”, spiega una fonte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Ma ogni variazione nei prezzi internazionali si riflette subito sulle bollette di famiglie e imprese.
Per questo le associazioni dei consumatori hanno chiesto al governo di tenere alta la guardia nei prossimi giorni. “Vogliamo trasparenza e interventi rapidi se dovessero arrivare aumenti fuori controllo”, dice Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Gli operatori guardano al futuro con cautela. Molto dipenderà dal meteo e dalla stabilità politica nelle zone chiave per produzione e passaggio del gas. Le prime stime degli analisti indicano che il prezzo potrebbe restare tra i 27 e i 30 euro al megawattora fino a fine gennaio, salvo sorprese.
La giornata di oggi conferma quanto il mercato del gas sia sensibile a ogni segnale esterno: una telefonata tra leader mondiali o una perturbazione atlantica possono cambiare rapidamente gli equilibri. E mentre ad Amsterdam si spengono le luci nella sala contrattazioni poco dopo le 18, resta la sensazione che l’inverno – almeno per i mercati energetici – sia appena iniziato.









