Roma, 7 gennaio 2026 – L’inflazione in Italia torna a salire, anche se con passi cauti. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, a dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic), al lordo dei tabacchi, è cresciuto dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,2% rispetto a dicembre 2024, tornando così ai livelli di ottobre. Dopo tre mesi di cali consecutivi, da settembre a novembre, il tema del costo della vita torna al centro del dibattito pubblico.
Prezzi in aumento, spinti da trasporti e alimentari
Dietro questa leggera ripresa dell’inflazione a dicembre ci sono soprattutto i rincari dei servizi legati ai trasporti (passati da +0,9% a +2,6% su base annua), degli alimentari non lavorati (da +1,1% a +2,3%) e di quelli lavorati (da +2,1% a +2,6%). “Nel 2025, in media, i prezzi al consumo sono saliti dell’1,5% rispetto all’anno prima, un’accelerazione rispetto all’1% registrato nel 2024”, ha spiegato l’Istat in una nota diffusa stamattina.
L’aumento mensile dell’indice generale è dovuto soprattutto alla crescita dei prezzi dei servizi di trasporto (+3,1%, anche per ragioni stagionali) e degli alimentari non lavorati (+0,4%). Questi aumenti sono stati solo in parte bilanciati dal calo dei prezzi degli energetici regolamentati (passati da -3,2% a -5,3%) e dal rallentamento dei servizi per il tempo libero, la cultura e la cura della persona (da +3% a +2,7%).
Inflazione di fondo stabile, ma il carrello della spesa pesa di più
Se guardiamo all’inflazione di fondo – ovvero quella calcolata togliendo gli energetici e gli alimentari freschi – la crescita media annua si ferma all’1,9%, leggermente sotto il 2% del 2024. Escludendo solo i beni energetici, invece, l’inflazione si attesta al 2% (era al 2,1% un anno fa). A dicembre però si nota una piccola accelerazione: l’inflazione di fondo passa da +1,7% a +1,8%, mentre quella senza i soli energetici sale da +1,7% a +1,9%.
Sul fronte dei consumi quotidiani, il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende cibo, prodotti per la casa e per la cura della persona – accelera, passando dall’1,5% di novembre al 2,2% di dicembre. Anche i prodotti che si acquistano più spesso segnano un aumento simile (+2,2%).
Eurozona: inflazione in lieve calo, ma i servizi restano cari
Secondo la stima ‘flash’ di Eurostat, l’inflazione annua nell’area euro dovrebbe scendere leggermente al 2% a dicembre 2025, dopo il 2,1% di novembre. I servizi restano la voce più cara, con un aumento del 3,4%, seguiti da alimentari, alcol e tabacco (+2,6%). I beni industriali non energetici quasi non crescono (+0,4%), mentre l’energia continua a calare (-1,9%).
Famiglie: potere d’acquisto in crescita, ma consumi ancora fermi
Nel terzo trimestre del 2025 si registra un aumento sia del potere d’acquisto sia della voglia di risparmiare delle famiglie italiane. L’Istat segnala che il reddito disponibile è salito del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi finali avanzano solo dello 0,3%. La propensione al risparmio è salita all’11,4%, il livello più alto dal terzo trimestre 2009 (escludendo il periodo Covid). Il potere d’acquisto cresce dell’1,8%. “Le famiglie mettono da parte più soldi, ma spendono ancora con prudenza”, commenta un analista dell’Istituto.
Sul fronte delle imprese non finanziarie, invece, si registra una leggera flessione: la quota di profitto scende al 42,3% (-0,9 punti percentuali), mentre il tasso di investimento cresce un po’, salendo al 22,8%.
Dal 2026 l’indice europeo cambia: dentro anche i giochi d’azzardo
Arrivano novità anche sul fronte statistico. Eurostat ha annunciato che dal 4 febbraio 2026 l’Indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca/Hcip) sarà calcolato con la nuova classificazione Ecoicop v2. Una delle novità più importanti riguarda l’inserimento dei giochi d’azzardo tra i servizi ricreativi. Finora questa voce era esclusa per motivi tecnici; da ora sarà inclusa nella categoria ‘Ricreazione, sport e cultura’. L’anno base dell’indice sarà fissato al 2025.
Gli esperti dell’Istat sentiti da alanews.it dicono che queste modifiche dovrebbero migliorare il confronto tra i Paesi Ue e offrire un quadro più realistico dei consumi delle famiglie europee. Solo con il tempo si capirà quanto e come il nuovo paniere influenzerà le statistiche sull’inflazione nei prossimi anni.









