Milano, 6 gennaio 2026 – Pantone ha scelto “Cloud Dancer” come colore del 2026, un bianco morbido e naturale che, secondo l’azienda americana, invita a ritrovare calma e un nuovo equilibrio in un’epoca piena di rumore e incertezze. La notizia è arrivata questa mattina dalla sede milanese di Pantone, dove il team creativo ha spiegato le ragioni di questa scelta: “Non è solo una tonalità, è un’idea, un modo di vivere”, ha detto Laurie Pressman, vicepresidente del Pantone Color Institute.
Cloud Dancer: il bianco che calma
Il Pantone 11-4201, chiamato “Cloud Dancer”, è come una tela bianca pronta per una nuova partenza. È un bianco che richiama la leggerezza delle nuvole, la neve sulle cime, il silenzio che senti quando guardi il cielo limpido. “C’è un bisogno collettivo di rallentare, di tornare a un ritmo più umano”, ha raccontato Pressman durante la presentazione. Dietro questa scelta c’è anche la voglia di creare uno spazio mentale tutto nuovo, una pausa dal continuo bombardamento di stimoli digitali e visivi.
Dove il bianco si fa natura
Se volete vedere dal vivo il bianco puro di Cloud Dancer, non serve solo guardare i colori sullo schermo. In Bolivia, a più di 3.600 metri, il Salar de Uyuni è un’immensa distesa di sale bianco che si perde all’orizzonte. Tra rocce e isole punteggiate di cactus, sembra di camminare sulle nuvole. “È un’esperienza unica”, racconta Ana, guida locale che accompagna i turisti in jeep fino alle isole Incahuasi e de Pescado.
Spostandosi in Brasile, nel nordest, il Parco nazionale dei Lençóis Maranhenses regala un altro spettacolo: dune bianche modellate dal vento, laghi temporanei e mangrovie che si alternano su un paesaggio in continuo cambiamento. Le escursioni partono da Fortaleza e attraversano villaggi come Jericoacoara fino a Sao Luis, città coloniale riconosciuta patrimonio Unesco. “Ogni volta che torno qui, il paesaggio è diverso”, dice João, autista di buggy che da anni guida i turisti tra le dune.
Dal caldo della Dancalia ai venti del Nord Europa
Non solo Sud America. Nel Corno d’Africa, la depressione della Dancalia in Etiopia offre un altro esempio di bianco estremo: distese di sale e rocce basaltiche in uno dei deserti più caldi del mondo. L’accesso è da Berhale, a circa 120 chilometri da Macallé, lungo la storica via delle carovane del sale. “Il bianco qui è ovunque, ma non c’è mai silenzio: il vento racconta storie antiche”, racconta Ahmed, cammelliere locale.
In Europa, le dune di Skagen in Danimarca sono meno esotiche ma altrettanto affascinanti. Nel piccolo villaggio di pescatori che dà il nome all’area, il cielo si fonde con il mare e le dune di Råbjerg Mile – le più grandi mobili del continente – avanzano di circa 15 metri ogni anno. “Gli artisti vengono qui per trovare ispirazione”, spiega Mette, responsabile dell’ufficio turistico.
Il bianco tra architettura e spiagge italiane
Il bianco non si vede solo in natura. Ad Abu Dhabi, lo Zayed National Museum colpisce per le sue linee moderne e l’uso sapiente del colore: un edificio immerso in un giardino desertico di 600 metri, con installazioni artistiche e piante autoctone. “Abbiamo voluto creare un luogo che trasmettesse calma e raffinatezza”, ha detto l’architetto Norman Foster all’inaugurazione.
Anche in Italia si trovano paesaggi che ricordano Cloud Dancer. In Sardegna, le dune bianchissime di Capo Comino, a Siniscola, si estendono per tre chilometri tra macchia mediterranea e sabbia finissima. “Quando soffia il maestrale sembra di volare tra cielo e mare”, racconta Francesca, che vive lì.
Un bianco che parla di speranza
Il bianco scelto da Pantone per il 2026 non è solo una moda. È un simbolo di attesa, silenzio e nuove possibilità. Una scelta che riflette, nelle intenzioni dell’azienda, il desiderio di ricominciare da zero, lasciando spazio alla leggerezza e alla riflessione. “Cloud Dancer è un invito a guardare oltre il caos di tutti i giorni e a trovare pace nelle piccole cose”, ha concluso Pressman.










