Caracas, 5 gennaio 2026 – Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato ieri un allarme chiaro sulla violazione delle regole del diritto internazionale durante l’azione militare del 3 gennaio in Venezuela. A riferirlo è stata Rosemary DiCarlo, responsabile degli affari politici dell’Onu, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza a New York. Guterres ha ricordato che la Carta delle Nazioni Unite vieta in modo netto “la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato”.
Il monito sulle regole che tengono insieme il mondo
Nel suo intervento, DiCarlo ha rimarcato l’importanza di rispettare le norme internazionali, fondamentali per la pace tra i Paesi. “La legge deve avere il sopravvento”, ha sottolineato, riprendendo le parole di Guterres. La riunione, iniziata poco dopo le 15 ora locale nella sede Onu, si è svolta in un clima carico di tensione. Diversi membri del Consiglio hanno chiesto di fare chiarezza su cosa sia davvero accaduto durante l’operazione militare vicino al confine tra Venezuela e Colombia.
Dalle prime informazioni, sembra che l’azione sia stata portata avanti da forze non ancora identificate. Il governo venezuelano parla di una violazione della sua sovranità nazionale, mentre fonti colombiane smentiscono qualsiasi coinvolgimento diretto. Il quadro resta confuso. “Stiamo cercando di raccogliere più dettagli”, ha spiegato DiCarlo ai giornalisti presenti.
Tensioni, accuse e la vigilanza delle Nazioni Unite
La presa di posizione di Guterres arriva in un momento delicato per l’area. Negli ultimi mesi, il confine tra Venezuela e Colombia è stato teatro di crescenti tensioni, con accuse incrociate tra i due governi e movimenti sospetti segnalati da osservatori internazionali. La comunità mondiale guarda con attenzione. “Ogni gesto che possa mettere a rischio la stabilità della regione va valutato con estrema prudenza”, ha detto un diplomatico europeo presente alla riunione.
Gli Stati Uniti hanno chiesto un’inchiesta indipendente sull’accaduto. La Russia, invece, ha invitato a non correre a conclusioni affrettate. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza ha aperto una discussione informale per studiare possibili mosse diplomatiche. “Non possiamo accettare che si metta in discussione il principio della sovranità”, ha detto l’ambasciatore cinese Zhang Jun.
Venezuela, frontiera calda e incognite regionali
L’episodio del 3 gennaio si inserisce in un contesto già segnato da instabilità politica ed economica. Il governo di Caracas, guidato da Nicolás Maduro, ha intensificato nelle ultime settimane i controlli lungo il confine ovest, preoccupato da possibili infiltrazioni e azioni ostili. Fonti locali raccontano che nella notte tra il 2 e il 3 gennaio sono stati visti movimenti insoliti di mezzi militari vicino a San Cristóbal, capoluogo dello Stato di Táchira.
Le autorità venezuelane hanno convocato l’ambasciatore colombiano per chiedere spiegazioni ufficiali. Da Bogotá è arrivata una risposta netta: “Non abbiamo autorizzato alcuna operazione oltre confine”, ha detto il ministro degli Esteri colombiano Álvaro Leyva. Ma la tensione resta alta: negli ultimi due giorni sono stati rafforzati i posti di blocco e aumentate le pattuglie ai valichi principali.
Diplomazia sotto pressione, la parola d’ordine è calma
In questo clima, il richiamo di Guterres al rispetto della Carta Onu ha un peso particolare. “Serve dialogo, non escalation”, ha ribadito DiCarlo davanti ai rappresentanti dei Paesi membri. Il Consiglio di Sicurezza tornerà a riunirsi nei prossimi giorni per seguire da vicino gli sviluppi e decidere eventuali passi avanti.
Nel frattempo, a Caracas si moltiplicano gli appelli alla calma. Alcuni cittadini, intervistati davanti al palazzo presidenziale di Miraflores, hanno espresso preoccupazione per un possibile peggioramento della crisi. “Speriamo che prevalga il buon senso”, ha detto Maria, 42 anni, impiegata in una scuola pubblica.
Resta da vedere se la diplomazia riuscirà a fermare una situazione che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini venezuelani. Per ora, la parola d’ordine è una sola: rispettare le regole internazionali e trovare una soluzione pacifica.










