Città del Messico, 4 gennaio 2026 – Donald Trump torna a scagliarsi contro il Messico, dopo aver puntato i riflettori su Colombia e Cuba nelle settimane scorse. In un’intervista a Fox News andata in onda ieri sera, l’ex presidente Usa ha accusato la leader messicana Claudia Sheinbaum di non avere il vero controllo del Paese. Secondo lui, sono i cartelli della droga a comandare davvero oltre confine. “Potremmo dire che è lei a governare, per correttezza politica. Ma in realtà ha paura dei cartelli”, ha detto Trump, lasciando intendere che la situazione è fuori controllo.
Trump senza freni: “I cartelli comandano il Messico”
Seduto nello studio di Fox News, Trump non ha girato intorno alla questione. Per lui, Sheinbaum sarebbe in balia delle organizzazioni criminali che da anni influenzano la vita politica ed economica messicana. “Le ho chiesto più volte se vuole che eliminiamo i cartelli. E lei mi ha risposto: ‘No, no, no, signor presidente, no, no, no, per favore’”, ha raccontato Trump, riferendo di presunti colloqui con la presidente messicana. Se fosse vero, sarebbe un salto di qualità nella tensione tra Washington e Città del Messico.
Il governo messicano tace, ma la situazione è tesa
A poche ore dall’intervista, il governo messicano non ha ancora risposto ufficialmente. Fonti vicine alla presidenza riferiscono che Claudia Sheinbaum – eletta a giugno e prima donna a guidare il Paese – ha accolto le parole di Trump con “stupore”. In Messico, la lotta ai cartelli è un tema caldo: solo nel 2025 si sono contati oltre 30mila omicidi legati al narcotraffico, secondo il Ministero dell’Interno. Sheinbaum, esponente del partito Morena e già sindaca di Città del Messico, ha più volte promesso di affrontare la criminalità con decisione, ma la sfida resta enorme.
Rapporti Usa-Messico al limite
Le accuse di Trump arrivano in un momento delicato per i rapporti tra i due Paesi. Negli ultimi mesi, la Casa Bianca ha più volte chiesto al Messico di stringere i controlli alla frontiera sud e di collaborare per bloccare il traffico di droga verso gli Stati Uniti. Fonti diplomatiche statunitensi spiegano che i cartelli sono uno dei nodi più difficili da sciogliere nelle relazioni bilaterali. “Serve un piano condiviso”, ha detto nei giorni scorsi un funzionario del Dipartimento di Stato. Ma le parole di Trump rischiano di mettere ancora più pepe sul fuoco.
Prima di Messico, Colombia e Cuba nel mirino
Non è la prima volta che Trump usa toni duri contro la politica latinoamericana. Solo pochi giorni fa aveva minacciato azioni contro Colombia e Cuba, dopo un’operazione Usa in Venezuela che ha fatto discutere in tutta la regione. Allora, Trump aveva parlato di “ripristinare l’ordine” e di “proteggere gli interessi americani”, senza però entrare nei dettagli.
Il peso reale dei cartelli in Messico
Il tema toccato da Trump è un punto dolente in Messico. Secondo l’ultimo rapporto dell’ONU, i cartelli più potenti – come Sinaloa e Jalisco Nueva Generación – controllano vaste zone del Paese e muovono un traffico di droga che vale miliardi ogni anno. Le autorità locali spesso si trovano in difficoltà a contrastare queste organizzazioni, che hanno risorse economiche e militari enormi. “La sfida è enorme”, ha ammesso qualche giorno fa il ministro della Sicurezza, Rosa Icela Rodríguez.
Che succederà ora?
Per il momento, Sheinbaum non ha risposto pubblicamente alle accuse di Trump. Gli occhi sono puntati su Città del Messico: tutti aspettano una reazione nelle prossime ore. Nel frattempo, sui social messicani si moltiplicano le discussioni: c’è chi difende la presidente, chi invece chiede una risposta più dura agli Stati Uniti. Sullo sfondo resta la questione sicurezza, un nodo che continua a dividere e preoccupare entrambi i lati della frontiera.









