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Scoperto medico che incassava stipendi doppi: 28mila euro da restituire!

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Scoperto medico che incassava stipendi doppi: 28mila euro da restituire!
Scoperto medico che incassava stipendi doppi: 28mila euro da restituire!
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Ancona, 4 gennaio 2026 – Un medico di Jesi, 64 anni, è stato condannato dalla Corte dei conti delle Marche a restituire più di 28mila euro guadagnati tra il 2022 e il 2023 per turni svolti nei pronto soccorso di tre ospedali marchigiani. Il problema? Era ancora un dipendente pubblico. La sentenza, depositata ieri ad Ancona, chiude una vicenda che ha acceso il dibattito sulla gestione del personale nella sanità regionale e sui controlli interni alle aziende sanitarie.

Il medico pubblico che lavorava nei pronto soccorso privati

Gli accertamenti mostrano che il medico, già dirigente in un pronto soccorso della provincia di Ancona, ha fatto 35 turni tra luglio 2022 e maggio 2023 in strutture di Senigallia, San Benedetto del Tronto e Osimo. Tutte strutture private convenzionate con il servizio sanitario. Ogni turno gli ha fruttato più di mille euro, per un totale che supera i 28mila euro. Ma il vero nodo, spiegano i giudici, non è solo la doppia attività. È soprattutto che non c’era alcuna autorizzazione da parte dell’azienda sanitaria pubblica.

La legge vieta ai medici del servizio sanitario nazionale di accettare incarichi pagati in strutture private convenzionate, proprio per evitare conflitti d’interesse e garantire la piena disponibilità verso il pubblico. Secondo la Corte dei conti, qui non si è trattato di una semplice dimenticanza o svista.

Curriculum “in malafede” e omissioni volontarie

Dai documenti emerge che il medico ha presentato alle società private un curriculum incompleto, nascondendo volutamente di essere dipendente pubblico. In uno dei contratti firmati – si legge nelle motivazioni della sentenza – era chiaro il divieto di lavorare contemporaneamente per strutture pubbliche e private. Una regola che, secondo i giudici, è stata ignorata “in modo consapevole”.

La difesa ha sostenuto che i turni extra sono stati svolti nel tempo libero, senza intaccare l’attività ufficiale. Ma la Corte non ha accettato questa versione, spiegando che il punto vero è quello economico: “I compensi presi senza autorizzazione costituiscono un danno per l’azienda sanitaria”, si legge nella sentenza. Un danno che va rimborsato per intero.

Indagini della Guardia di Finanza e licenziamento

La storia è venuta fuori dopo una serie di controlli incrociati partiti dalla Guardia di Finanza di Ancona nella primavera del 2023. Gli investigatori hanno raccolto documenti sui pagamenti fatti dalle società private e sulle presenze effettive nei reparti d’emergenza. Solo a quel punto l’azienda sanitaria pubblica ha aperto un procedimento disciplinare, concluso con il licenziamento con preavviso del medico.

Fonti interne all’Asur Marche parlano di una decisione della Corte dei conti che manda “un segnale chiaro” sulla necessità di tenere sotto controllo le attività extra dei dipendenti pubblici. “Non possiamo permetterci zone d’ombra”, ha detto un dirigente sanitario che ha chiesto di restare anonimo.

Reazioni nel mondo sanitario

La sentenza ha diviso colleghi e associazioni di categoria. Alcuni medici, incontrati ieri pomeriggio davanti all’ospedale di Jesi, hanno mostrato preoccupazione per la rigidità delle regole: “I turni nei pronto soccorso sono sempre più difficili da coprire – ha detto una dottoressa del reparto emergenza – ma serve chiarezza sulle autorizzazioni”. Altri hanno fatto notare che casi come questo rischiano di indebolire la fiducia nel sistema sanitario pubblico.

L’Ordine dei Medici di Ancona, interpellato sulla vicenda, ha ribadito l’importanza della trasparenza e del rispetto delle regole: “Le norme sono fatte per proteggere tutti – ha detto il presidente provinciale – sia i pazienti sia i professionisti”.

Un caso che fa scuola e apre nuovi scenari

Il caso del medico più “gettonato” delle Marche potrebbe ora spingere a controlli simili in altre parti d’Italia. Fonti della Corte dei conti confermano che sono in corso verifiche su situazioni analoghe in altre province. La sentenza di Ancona segna un precedente importante: chi lavora extra senza il via libera rischia non solo il posto, ma anche di dover restituire tutto quello che ha preso.

Per ora, il medico dovrà restituire più di 28mila euro all’azienda sanitaria. Una cifra pesante, ma che per i giudici è “il risarcimento dovuto” per un comportamento che va contro le regole e gli interessi del servizio pubblico.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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