Washington, 4 gennaio 2026 – Centinaia di cittadini americani sono scesi in strada ieri, da Washington a New York, per dire no all’operazione militare lanciata da Donald Trump in Venezuela e alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie. Nel pomeriggio, davanti alla Casa Bianca, più di cento persone hanno srotolato cartelli gialli con messaggi chiari: “No alla guerra Usa in Venezuela”, “Niente sangue per il petrolio”, “Usa, mani fuori dall’America Latina”. Il tutto mentre, secondo fonti della Casa Bianca, il presidente si trovava nella residenza di Mar-a-Lago, in Florida.
Oltre 70 città americane in piazza contro la guerra
La manifestazione di Washington, organizzata dal Partito per il Socialismo e la Liberazione, non è stata un caso isolato. Gli organizzatori parlano di cortei e presidi in più di 70 città degli Stati Uniti. A New York, la folla si è radunata a Times Square, proprio davanti all’ufficio di reclutamento dell’esercito americano. Cartelli e striscioni ripetevano lo stesso messaggio: “No alla guerra in Venezuela”, “Basta sangue per il petrolio”. Qualcuno ha sventolato la bandiera venezuelana, mentre si alzavano slogan contro l’interventismo militare degli Stati Uniti.
A Boston, la protesta è iniziata nel tardo pomeriggio. “Il problema non è il Venezuela. È l’Impero”, si leggeva su un cartello portato da una giovane studentessa. Un altro gruppo cantava: “Mani lontane dal suolo venezuelano”. Secondo gli attivisti locali, alla protesta hanno partecipato studenti universitari, associazioni pacifiste e cittadini comuni.
Memorie di guerre passate e paura di un nuovo conflitto
Durante il presidio a Washington, alcuni interventi hanno ricordato le guerre precedenti degli Stati Uniti. “Non possiamo dimenticare Iraq e Afghanistan”, ha detto una rappresentante del movimento pacifista dal palco improvvisato. “Ogni volta ci dicevano che era necessario. Ma sappiamo come è finita”. Il richiamo ai conflitti passati è tornato spesso tra i manifestanti, che temono una nuova escalation in America Latina.
Le prime testimonianze raccontano di una tensione alta anche nelle comunità latinoamericane negli Stati Uniti. “Questa guerra non ci rappresenta”, ha detto un giovane di origine venezuelana a Times Square. “Vogliamo solo che il popolo venezuelano decida da sé il proprio futuro”.
Anche a Minneapolis, Atlanta, Chicago e Los Angeles si alzano le voci
Nonostante il freddo, a Minneapolis una folla ha sfilato con bandiere venezuelane e cartelli con scritto: “Libertà per il presidente Maduro”. Ad Atlanta la partecipazione è stata più contenuta, ma altrettanto decisa. “Non vogliamo un altro paese latino travolto dalla guerra”, ha detto una manifestante ai cronisti locali.
Altre proteste sono attese nelle prossime ore a Chicago e Los Angeles. Gli organizzatori parlano di una mobilitazione che andrà avanti nei giorni a venire, con nuovi appuntamenti già annunciati sui social.
La Casa Bianca resta muta, cresce la pressione politica
Per ora, dalla Casa Bianca nessuna parola sulle proteste. Il presidente Trump, secondo il suo staff, resta a Mar-a-Lago. Nel frattempo, esponenti del Partito Democratico chiedono chiarezza sull’operazione in Venezuela. “Il Congresso deve essere informato”, ha detto la senatrice Elizabeth Warren in una nota diffusa ieri sera.
La questione venezuelana continua a dividere l’opinione pubblica americana. Mentre le piazze chiedono di fermare le operazioni militari, il dibattito politico si fa sempre più acceso. E la sensazione, tra manifestanti e osservatori, è che questa crisi sia appena cominciata.









