Ancona, 4 gennaio 2026 – Le Marche si raccontano anche attraverso cibo e vino, in un viaggio che attraversa borghi, colline, costa e Appennino, unendo tradizioni antiche e prodotti di qualità. Da Pesaro a Ascoli Piceno, passando per Macerata, Fermo e Ancona, la regione si presenta come una meta enogastronomica da vivere tutto l’anno, con un patrimonio di sapori che oggi trova riconoscimento ufficiale nel nuovo Registro della cucina marchigiana.
Le ricette che raccontano le Marche
Al centro di questa storia c’è il Registro della cucina marchigiana, creato dalla Regione e curato da una commissione di esperti. Sono 96 le ricette selezionate, legate a territori precisi: dalle famose Olive all’Ascolana ai Vincisgrassi, dal Brodetto allo Stoccafisso all’Anconetana, fino a piatti meno conosciuti delle zone più interne. “Volevamo mettere in luce la varietà e la profondità della nostra cucina tradizionale”, ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura, Andrea Maria Antonini, durante la presentazione a Palazzo Raffaello.
Non è solo un elenco. Il Registro serve anche a difendere e promuovere queste ricette. Una Rete di ristoranti custodi si impegna a proporre almeno tre di questi piatti nei propri menu, così da mantenere viva la memoria di chi ha cucinato per generazioni, contadini e pescatori. “È un modo per raccontare chi siamo, attraverso i piatti che ci rappresentano”, ha confidato lo chef Mauro Uliassi.
Stelle Michelin e agricoltura bio
Oggi la cucina marchigiana può contare su otto ristoranti stellati Michelin. Spiccano il tre stelle “Uliassi” di Mauro Uliassi a Senigallia e il due stelle “Madonnina del Pescatore” di Moreno Cedroni a Marzocca. Chef che partono da una base solida: prodotti locali, spesso biologici. Dal 2021 la regione ospita il Distretto Biologico marchigiano, uno dei più grandi d’Italia e d’Europa, con oltre 2.100 aziende agricole e 71mila ettari coltivati a biologico.
“Il biologico è una scelta che guarda al futuro ma è anche legata alle nostre radici”, ha spiegato Moreno Cedroni. Il distretto è un tassello importante per l’agricoltura sostenibile italiana, con benefici sia per l’economia locale sia per l’ambiente.
Dalla costa all’entroterra, un mosaico di sapori
Il viaggio tra i sapori delle Marche segue il paesaggio che cambia. Sulla costa adriatica, il mare regala zuppe, brodetti e pesce azzurro. Nei borghi dell’entroterra, invece, si trovano paste fatte a mano, carni, legumi, salumi e formaggi. Ogni provincia ha la sua identità gastronomica: ad Ascoli Piceno le olive farcite e fritte sono quasi un rito; ad Ancona il brodetto si cucina seguendo regole precise tramandate da generazioni.
La stagionalità è la vera guida in cucina: in inverno vanno forte piatti robusti come lo stoccafisso all’anconetana o le zuppe di legumi; in primavera e in estate si riscoprono erbe spontanee e verdure fresche. “La nostra forza sta nella varietà”, sottolinea la chef Luciana Mosconi, che guida una trattoria storica nel Maceratese.
Vini autoctoni e turismo lento
Accanto alla cucina, la produzione di vino nelle Marche si basa su vitigni autoctoni e denominazioni storiche. Il Verdicchio, il Montepulciano, il Pecorino e la Passerina accompagnano ogni tappa del viaggio gastronomico. I grandi bianchi marchigiani sono apprezzati per longevità ed eleganza, mentre i rossi si distinguono per struttura e carattere.
Le cantine aprono le porte ai visitatori tutto l’anno, spesso durante feste popolari o degustazioni guidate. “Scoprire le Marche significa anche fermarsi nei piccoli paesi, parlare con i produttori, assaggiare vini che raccontano storie”, racconta Paolo Menghini, presidente dell’associazione regionale delle Strade del Vino.
Non solo gusto, ma cultura da vivere
Le Marche si propongono così come una destinazione enogastronomica completa, capace di attrarre visitatori in ogni stagione. Il viaggio tra sapori e vini diventa anche un modo per conoscere storia, tradizioni e identità di una regione che – tra colline verdi e borghi silenziosi – custodisce un patrimonio gastronomico ora riconosciuto anche dalle istituzioni. Un invito a scoprire con calma un territorio dove ogni piatto racconta una storia.









