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L’architetto misterioso che unisce Avatar e Checco Zalone

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L'architetto misterioso che unisce Avatar e Checco Zalone
L'architetto misterioso che unisce Avatar e Checco Zalone
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Parigi, 4 gennaio 2026 – In mezzo a colossi come “Avatar” e alla comicità di Checco Zalone con “Buen Camino”, “Lo Sconosciuto del Grande Arco” rischia di passare inosservato. Uscito il 1° gennaio con Movies Inspired, questo film resta quasi nascosto, ma proprio per questo conquista una simpatia spontanea. È la classica sfida tra Davide e Golia che il cinema sa raccontare da sempre, con nuovi volti e nuove storie.

La nascita di un simbolo che fa discutere

Dietro la macchina da presa c’è Stéphane Demoustier, che ha scelto di allontanarsi dai riflettori delle super produzioni digitali. Il suo film parla a chi non si riconosce né nella fantascienza epica né nella comicità facile. Al centro c’è la storia dietro uno dei monumenti più controversi di Parigi: il Grande Arche de la Fraternité, o Arco Cubo, quella grande struttura in marmo bianco che domina il quartiere de La Défense. Un simbolo che ancora oggi divide architetti e cittadini.

Il racconto torna al 1983. François Mitterrand è appena diventato presidente della Repubblica francese e vuole lasciare un segno nella città. Lancia un concorso internazionale per un nuovo simbolo urbano. A sorpresa, vince un progetto firmato non da un nome famoso francese, ma da Johann Otto von Spreckelsen, un architetto danese poco conosciuto, anche nel suo paese.

Un protagonista fuori dal comune

A interpretare Spreckelsen è Claes Bang, che dà vita a un uomo diverso dal solito: alto, riservato, legato a una rigorosa etica protestante. Chi l’ha conosciuto parla di un “artista puro”, spesso con sandali ai piedi e uno sguardo perso nei suoi pensieri. Nel film, la sua volontà si scontra con la burocrazia francese, le pressioni politiche e le regole delle grandi opere pubbliche. Spreckelsen punta tutto sulla qualità dei materiali, scegliendo di persona il marmo di Carrara. Ma deve difendere la sua idea da compromessi e ostacoli continui.

Dopo tante tensioni, l’architetto danese decide di abbandonare il progetto, lasciando che altri lo portino a termine. Una scelta sofferta, che nel film diventa il simbolo della battaglia tra idealismo e realtà.

Mitterrand, un incontro di mondi

Accanto a Spreckelsen, prende forma la figura di François Mitterrand, interpretato da Michel Fau. Il presidente appare distante, quasi regale, sempre circondato da cortigiani e funzionari, tra cui spicca il segretario di Xavier Dolan. Ma, come spiega il regista Demoustier, tra i due nasce un legame sottile: “Volevo raccontare l’incontro tra queste due personalità – dice – perché ciascuno vedeva nell’altro il riflesso del proprio genio”.

Le testimonianze dell’epoca raccontano di un Mitterrand sincero ammiratore di Spreckelsen. Lo chiamava “Monsieur l’Architecte” e apprezzava la sua coerenza. Ma le dinamiche politiche e le elezioni legislative finirono per incrinare quel rapporto, spingendo l’architetto lontano dal progetto.

Tra architettura e società

Il film nasce dal libro di Laurence Cosse, che racconta proprio la nascita del Grande Arche. Per Demoustier, al suo quinto lungometraggio, l’architettura è una passione coltivata negli anni, grazie ai documentari realizzati per il Pavillon de l’Arsenal e la Cité de l’architecture. “Cinema e architettura condividono qualcosa – racconta – sono arti collettive, fatte di tentativi e compromessi”.

Nel cast ci sono anche Swann Arlaud e Sidse Babett Knudsen, che aiutano a ricreare l’atmosfera di una Parigi sospesa tra sogni grandi e conflitti.

Una sfida silenziosa contro i giganti del cinema

“Lo Sconosciuto del Grande Arco” non cerca il successo facile. Si rivolge a chi ha voglia di scoprire le storie dietro i grandi progetti della città, a chi preferisce pensare invece che farsi abbagliare dalle luci dello spettacolo. In un momento in cui le sale sono dominate dai colossi del cinema internazionale, questa piccola produzione francese si ritaglia un suo spazio. Ed è forse proprio questa sua forza discreta a conquistare chi ancora crede nel valore delle storie vere.

Written by
Sara Lucchetta

Sono una giornalista appassionata di Università, ricerca e tutto ciò che ruota attorno al mondo dello studio. La mia missione su smetteredilavorare.it è quella di esplorare e raccontare le sfide e le opportunità che gli studenti e i ricercatori affrontano ogni giorno. Credo fermamente nel potere della conoscenza e nel valore dell'istruzione come strumento di cambiamento.Oltre a dedicarmi alla mia passione per l'istruzione, mi piace anche tuffarmi nel mondo dello spettacolo e del cinema. Scrivere di film e eventi culturali mi permette di esprimere la mia creatività e di esplorare le diverse sfaccettature della vita. Quando non sono impegnata a scrivere, mi trovate spesso a cercare nuovi film da vedere o a discutere di tendenze culturali con amici e colleghi. La mia curiosità mi guida in ogni racconto e spero che le mie parole possano ispirare e informare chi legge.

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