Roma, 4 gennaio 2026 – Eni tiene d’occhio da vicino quello che succede in Venezuela dopo l’arresto di Nicolás Maduro, avvenuto nelle prime ore di ieri a Caracas. Un portavoce della società però rassicura: “Per ora non ci sono ripercussioni sulle attività, che vanno avanti normalmente”. La compagnia italiana, attiva nel settore energetico venezuelano, conferma di seguire la situazione con attenzione, in attesa di capire quali effetti avrà il blitz statunitense che ha portato alla cattura del presidente.
Eni in Venezuela: il cuore della produzione di gas
Il legame tra Eni e il Venezuela passa soprattutto dalla produzione di gas naturale. Questo gas serve esclusivamente per il consumo interno e per produrre energia elettrica. Gli impianti principali sono nella zona orientale del Paese, tra le province di Sucre e Monagas. Secondo i dati aggiornati al 2025, la società italiana dà un contributo importante all’energia locale, con una produzione giornaliera attorno ai 90 milioni di piedi cubi standard.
Fonti interne raccontano che “le attività vengono gestite da team misti di venezuelani e italiani, che lavorano su turni regolari senza interruzioni”, almeno fino a oggi. La presenza di Eni in Venezuela risale agli anni Duemila, con investimenti anche nel petrolio, ma negli ultimi tempi l’attenzione si è spostata sul gas, ritenuto più strategico per mantenere stabile il sistema elettrico nazionale.
Dopo l’arresto di Maduro: un Paese in bilico
L’arresto di Nicolás Maduro, all’alba del 3 gennaio in un quartiere residenziale della capitale, ha scosso gli equilibri politici del Venezuela. Da quanto si sa, un’unità speciale americana ha condotto l’operazione con l’appoggio di forze locali. Il governo provvisorio guidato da Delcy Rodríguez ha subito dichiarato lo stato di emergenza e imposto il coprifuoco notturno a Caracas e nelle città più importanti.
In questo clima teso, le aziende straniere presenti nel Paese – tra cui Eni, Repsol e Rosneft – restano col fiato sospeso, osservando ogni mossa delle nuove autorità. “Siamo in continuo contatto con la sede di Roma e con l’ambasciata italiana”, spiega un dirigente Eni raggiunto al telefono. “La priorità è la sicurezza dei nostri dipendenti e garantire la fornitura di energia”.
Nessun fermo, ma resta l’incognita del futuro
Al momento, dicono da Eni, “le operazioni non hanno subito alcun rallentamento”. Gli impianti continuano a lavorare come sempre, anche se non si può escludere qualche problema nei prossimi giorni. “Il rischio più grande è legato a possibili blocchi nella logistica o difficoltà nei pagamenti”, confida una fonte vicina alla questione. Il sistema bancario venezuelano è già sotto pressione da mesi, aggravato dall’instabilità politica e dalle sanzioni internazionali.
Gli esperti ricordano che Eni ha contratti a lungo termine con la compagnia statale PDVSA. “La produzione di gas è vitale per evitare blackout e mantenere un minimo di stabilità sociale”, spiega Carlo Bonomi dell’ISPI. “Per questo motivo, le autorità locali fanno di tutto per proteggere le attività delle aziende straniere”.
Italia e comunità internazionale: la vigilanza continua
La Farnesina segue con attenzione gli sviluppi. In una nota diffusa ieri sera, il Ministero degli Esteri ha invitato gli italiani in Venezuela “a limitare gli spostamenti e a restare in contatto con l’ambasciata”. Il ministro Antonio Tajani ha detto chiaramente: “Siamo pronti a intervenire per proteggere i nostri connazionali e le imprese italiane”.
Anche l’Unione Europea ha mostrato preoccupazione per la tenuta democratica del Venezuela. Da Bruxelles è arrivata la richiesta di rilascio immediato dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti umani. In questo scenario, Eni mantiene un atteggiamento prudente: “Seguiamo con molta attenzione come evolve la situazione”, confermano dal quartier generale di San Donato Milanese.
Energia in bilico, ma Eni resta
Il futuro del settore energetico venezuelano dipenderà dalle scelte del nuovo governo e da come reagirà la comunità internazionale. Per ora, Eni resta sul campo e assicura la continuità delle forniture di gas. Ma tra chi lavora sul posto la tensione è alta: “Qui ogni giorno può cambiare tutto”, racconta un tecnico italiano appena tornato da Puerto La Cruz. “Si vive sempre sul filo del rasoio”.









