Roma, 4 gennaio 2026 – In un clima di forte incertezza a livello internazionale, gli artigiani e le piccole imprese italiane affrontano il nuovo anno con molta cautela. Secondo un’indagine recente dell’area studi della CNA, che ha coinvolto oltre 2.500 aziende, il 53% degli imprenditori preferisce non azzardare previsioni per il 2026. Un segnale chiaro della prudenza che domina il mondo produttivo nazionale. Solo una minoranza, il 23,8%, si dice ottimista, quasi pari a chi invece guarda con preoccupazione al futuro, il 23,2%. Tra i giovani imprenditori, però, la fiducia sembra più radicata.
Piccole imprese in bilico: prevale la prudenza
Dall’indagine CNA emerge un quadro dove l’incertezza domina le scelte delle aziende: più del 58% degli intervistati non si espone sulle prospettive della propria impresa. “Fare previsioni oggi è davvero complicato”, spiega Marco Bianchi, titolare di una piccola officina a Latina. “Tra costi dell’energia che non si fermano e concorrenza sleale, ogni passo va valutato con attenzione”.
Chi teme un peggioramento dei risultati è il 26,1%, mentre solo il 15,5% si aspetta un miglioramento. Un’impresa su tre si prepara a un calo del fatturato, con particolare ansia per le esportazioni. “Il mercato estero è diventato più complicato”, racconta una giovane imprenditrice tessile di Prato. “Le tensioni geopolitiche si fanno sentire davvero”.
Energia e mancanza di personale: i nodi più stretti
Le difficoltà più grandi restano i costi dell’energia, la concorrenza sleale e la carenza di personale qualificato. Fattori che, secondo la CNA, frenano la crescita e influenzano le decisioni sugli investimenti. “L’energia pesa come un macigno”, ammette un artigiano del settore alimentare di Bari. “E trovare persone disposte a imparare il mestiere è sempre più difficile”.
Nel Mezzogiorno, però, il clima sembra migliorare un po’ rispetto agli anni passati. Sempre secondo l’indagine, cresce la quota di chi guarda al futuro con più speranza, anche se resta alta la percentuale di chi preferisce non esprimersi.
Investimenti e lavoro: segnali contrastanti
Sul fronte degli investimenti, quasi il 40% delle imprese prevede di tagliare la spesa per nuovi macchinari e tecnologie. Solo il 16% conta di aumentare gli investimenti in beni strumentali nel 2026. “Abbiamo rimandato ogni decisione importante”, racconta un imprenditore meccanico di Vicenza. “Prima vogliamo vedere come va a finire a livello internazionale”.
Per quanto riguarda l’occupazione, la situazione resta stabile: quasi il 70% degli intervistati pensa di mantenere invariato il personale nei prossimi mesi. Il 20% teme tagli, mentre solo il 10% ha in mente nuove assunzioni. “Non possiamo rischiare troppo”, dice un piccolo imprenditore romano. “Meglio aspettare tempi più sicuri”.
I giovani imprenditori puntano sulla fiducia
Un dato che spicca riguarda gli imprenditori under 40, tra cui gli ottimisti superano la media nazionale. “Abbiamo voglia di metterci in gioco”, racconta Chiara, 32 anni, a capo di una start-up green a Napoli. “Nonostante tutto, vediamo opportunità dove altri vedono solo problemi”.
Secondo la CNA, questa maggiore fiducia tra i giovani potrebbe essere un segnale positivo per il futuro del settore. Resta però un contesto fragile, influenzato da fattori esterni difficili da controllare.
Il 2026 si apre tra incertezze e speranze
In definitiva, l’indagine della CNA restituisce l’immagine di un tessuto produttivo che lotta per restare a galla senza cedere al pessimismo. Le piccole imprese italiane restano caute, attente a ogni segnale che possa indicare una svolta, in un senso o nell’altro. Eppure, nonostante tutto, ci sono ancora molti che continuano a investire nel proprio lavoro e nelle loro comunità.










