Milano, 3 gennaio 2026 – Partenza sprint per le materie prime nel primo giorno di contrattazioni del 2026. I mercati hanno reagito subito a nuove preoccupazioni sull’offerta e ai segnali di una possibile ripresa della crescita economica mondiale. Ieri, le principali borse delle commodities hanno visto movimenti importanti, soprattutto tra metalli industriali e preziosi. Fin dalle prime ore, gli operatori hanno seguito da vicino l’andamento dei prezzi. Gli analisti hanno evidenziato come le tensioni geopolitiche e i timori sulle forniture stiano spingendo le quotazioni al rialzo.
Alluminio oltre i 3.000 dollari: livelli mai visti dal 2022
Tra i metalli industriali, è l’alluminio a fare notizia. Il prezzo ha superato i 3.000 dollari per tonnellata, un traguardo che mancava da più di tre anni. Fonti di mercato a Londra raccontano che la domanda resta alta, soprattutto in Asia, mentre alcune interruzioni produttive in Cina e Russia stanno facendo stringere i rubinetti dell’offerta. “Si teme che arrivino nuovi tagli alla produzione”, spiega un trader attivo a Londra, “e questo fa subito salire i prezzi”.
Rame e nichel in rialzo: offerta scarsa e stop alle miniere fanno volare i prezzi
Anche il rame non è da meno. Secondo Bloomberg, ha chiuso la giornata con un +0,5%, arrivando a 12.487 dollari per tonnellata. Dietro questo movimento, gli analisti indicano la continua scarsità di offerta, causata da problemi logistici e da una domanda ancora robusta nei settori delle energie rinnovabili e dell’auto elettrica. “Le scorte nei magazzini sono ai minimi da mesi”, sottolinea un report uscito ieri pomeriggio.
Ancora più deciso il balzo del nichel, salito del +1,2% a 16.845 dollari per tonnellata. A spingere è stata la decisione della società mineraria indonesiana Pt Vale Indonesia di sospendere temporaneamente l’attività. L’Indonesia è uno dei maggiori produttori mondiali di nichel, materiale chiave per le batterie delle auto elettriche. “Ogni fermo in Indonesia si vede subito sui mercati globali”, conferma un analista di Singapore.
Oro e argento volano tra inflazione e incertezze geopolitiche
Non solo metalli industriali: anche i metalli preziosi hanno visto una giornata di forti acquisti. L’oro è salito dell’1,8%, toccando i 4.396 dollari l’oncia. Gli operatori spiegano che la spinta arriva dalle incertezze geopolitiche e dalla paura di un nuovo aumento dell’inflazione nei primi mesi del 2026. “L’oro resta il rifugio sicuro per eccellenza”, ricorda un gestore di fondi milanese.
Ancora più forte la crescita dell’argento, che ha messo a segno un +4%, chiudendo a 74,50 dollari l’oncia. Secondo alcuni osservatori, la domanda industriale – soprattutto nel fotovoltaico – continua a sostenere i prezzi. Nel frattempo, gli investitori istituzionali stanno aumentando l’esposizione sui metalli preziosi per proteggersi dalla volatilità dei mercati azionari.
Analisti cauti: il futuro dipende dalle forniture e dalle tensioni internazionali
Gli esperti invitano a non abbassare la guardia. “Il rally delle materie prime potrebbe andare avanti nelle prossime settimane”, ha detto ieri sera un analista di JP Morgan, “ma molto dipenderà da come evolveranno le tensioni geopolitiche e dalle mosse dei grandi produttori”. Sotto la lente ci sono soprattutto le politiche di esportazione della Cina e le possibili restrizioni che potrebbero arrivare dalla Russia.
Intanto, le aziende manifatturiere europee osservano con preoccupazione l’aumento dei costi delle materie prime. “Siamo costretti a rivedere i prezzi di vendita”, ha ammesso il direttore commerciale di una società lombarda che opera nel settore dell’alluminio. Solo allora si capirà se la domanda reggerà o se i rincari finiranno per rallentare la ripresa industriale.
Per ora, una certezza: il 2026 parte con il mercato delle materie prime al centro del gioco globale, tra sfide nuove e vecchie incognite.










