Torino, 3 gennaio 2026 – Il ricordo dell’incendio al cinema Statuto di Torino, avvenuto il 13 febbraio 1983, torna con forza alla mente dopo la tragedia di Crans Montana. Allora come oggi, un incendio in un luogo pubblico ha spezzato decine di vite. Tra le vittime di Torino c’era Maurizio Verna, psicologo torinese di 29 anni, che poche ore prima era scampato a un altro incidente in montagna. Una vicenda che, a oltre quarant’anni di distanza, resta impressa nella memoria della città e del Paese.
Una domenica segnata dal destino
Quella mattina di domenica, Maurizio si era alzato presto per raggiungere Champoluc, in Valle d’Aosta. Stava aspettando in fila per l’ovovia quando un guasto improvviso ha bloccato l’impianto. Un tecnico ha sistemato la cabina e sembrava tutto risolto. Ma pochi minuti dopo, il cavo trainante si è spezzato: tre cabine sono precipitate da venti metri di altezza. Undici sciatori sono morti, un solo bambino è sopravvissuto. Maurizio, per un caso fortuito – aveva ceduto il posto a un altro sciatore – si è salvato. “Non so come ho fatto a restare illeso”, ha raccontato più tardi a un’amica.
Il ritorno a Torino e la scelta del cinema
Sconvolto, Maurizio è tornato a Torino nel pomeriggio. Ha chiamato Claire Bonnie Calbert, pittrice americana di 29 anni che viveva in città. “Volevo distrarlo”, ha scritto Claire in una lettera mai spedita, “così gli ho proposto di andare al cinema”. La neve cadeva fitta su Torino e le strade erano silenziose. Hanno scelto il cinema Statuto, vicino all’omonima piazza, dove proiettavano “La capra” con Gérard Depardieu, una commedia leggera per scacciare la paura.
Lo scoppio, le fiamme e la tragedia
Alle 18.15, mentre il film era in corso, un boato improvviso ha rotto il silenzio della sala. Un corto circuito ha incendiato la tenda d’ingresso della platea. In pochi istanti le fiamme hanno avvolto le ultime file, e le poltrone di gomma hanno sprigionato un fumo denso e velenoso. In galleria nessuno si è accorto subito di nulla; il panico è scoppiato solo quando il fumo ha raggiunto i piani alti. Dalla platea qualcuno ha provato a scappare, ma le uscite di sicurezza erano bloccate – chiuse per evitare ingressi senza biglietto, secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti.
Sessantaquattro vittime e una città sotto choc
I soccorritori hanno trovato Maurizio e Claire tra le vittime. In tutto, sessantaquattro persone hanno perso la vita quella sera: la più grave tragedia civile che Torino abbia vissuto dopo la guerra. “Ricordo i corpi carbonizzati allineati sul marciapiede”, ha raccontato un cronista dell’epoca. I familiari erano costretti a riconoscere i loro cari grazie a piccoli oggetti: un anello, una catenina. Scene che si ripetono oggi a Crans Montana, dove molti giovani ancora non hanno un nome.
Le indagini e l’amarezza della prescrizione
L’inchiesta è stata affidata a Giancarlo Caselli, allora giudice istruttore. Le responsabilità sono emerse subito: materiali infiammabili, uscite di sicurezza bloccate, controlli assenti. Il gestore del cinema e alcuni funzionari comunali sono stati condannati sia in primo grado che in appello. Ma nessuno ha mai scontato la pena: prima che la Cassazione decidesse, è arrivata la prescrizione. “Un’amarezza che non se ne va”, ha detto Caselli a ogni anniversario.
Le conseguenze sulla sicurezza e un monito per il futuro
Da quella tragedia sono nate nuove leggi sulla sicurezza nei locali pubblici, norme ancora valide in tutta Italia. Eppure, il dolore resta forte – soprattutto quando accadono eventi simili altrove. “Speriamo che questa volta giustizia arrivi davvero”, ha detto un familiare delle vittime dello Statuto, pensando ai ragazzi di Crans Montana.
Il destino di Maurizio Verna – scampato alla morte al mattino e travolto dalle fiamme poche ore dopo – è diventato simbolo della fragilità umana davanti all’imprevisto. Una storia che continua a interrogare Torino e l’Italia intera su responsabilità e memoria.










