Crans-Montana, 3 gennaio 2026 – Le famiglie italiane a Crans-Montana vivono ore di angoscia e incertezza. È passato più di un giorno dall’incendio che ha distrutto la festa di Capodanno al Constellation, lasciando sul terreno oltre 40 vittime. La comunità italiana è sospesa tra la ricerca disperata dei dispersi e l’attesa di notizie dagli ospedali. La Farnesina parla di tredici feriti italiani e sei dispersi, tutti giovanissimi. Alcuni sono ricoverati in Svizzera, altri sono stati portati in Italia. Ma per molte famiglie la speranza resta appesa a un nome senza volto, a un ferito senza identità, a un test del DNA che tarda ad arrivare.
Famiglie in attesa, appelli che si moltiplicano
«Qui non ci dicono niente. Speriamo sia tra i feriti non riconosciuti», racconta una madre fuori dall’ospedale di Sion, con il telefono stretto in mano. Gli appelli si rincorrono ovunque: tra i corridoi degli ospedali, sui social, alle ambasciate. «Aiutatemi a trovare mio figlio, non risponde dalla notte del 31», scrive un padre su Facebook. «Mio fratello è ricoverato, ma non sappiamo dove», ripete una sorella al centralino della Farnesina. In queste ore, l’unica luce è affidata a dettagli piccoli: una collanina, un tatuaggio, un oggetto personale. Solo così forse arriverà una risposta.
Il caso di Emanuele Galeppini: la famiglia aspetta il DNA
Tra i nomi ancora sospesi c’è quello di Emanuele Galeppini, 17 anni, nato a Genova e residente a Dubai, promessa del golf italiano. La Federazione italiana golf ha annunciato la sua morte, ma la famiglia non ci crede. Lo zio Sebastiano è chiaro: «Per noi Emanuele è ancora disperso. Stiamo aspettando il risultato del test del DNA». In quell’attesa si concentrano tutte le possibilità. Intanto la lista dei dispersi italiani resta la stessa.
Vittime e dispersi: volti e storie da non dimenticare
Tra i dispersi c’è anche Chiara Costanzo, 16 anni, studentessa del liceo Moreschi di Milano e ginnasta acrobatica. Il padre Andrea aveva detto subito dopo l’incendio: «Ci aggrappiamo alla speranza che Chiara sia tra i feriti non identificati». Nessuna conferma ufficiale dalla Farnesina.
Un altro nome è quello di Achille Osvaldo Giovanni Barosi, coetaneo e amico di Chiara, anche lui liceale a Milano. Il cugino Edoardo ha lanciato un appello su Instagram: «Ho parlato con gli amici di Achille che erano lì – racconta – mi hanno detto che era rientrato nel locale proprio nel momento dell’esplosione». Forse per prendere la giacca o il telefono. Potrebbe indossare una collanina con la Madonnina ed è senza documenti. «Potrebbe essere ricoverato come paziente ignoto in Svizzera», aggiunge il cugino.
Feriti tra Italia e Svizzera: la corsa contro il tempo
A Milano, all’ospedale Niguarda, giovedì sera è arrivato Manfredi Marcucci, 16 anni, romano. Fuori dalla terapia intensiva, il padre Umberto racconta: «Mio figlio sta male, ma è vivo. E questo per noi è già tanto». Manfredi è intubato, in coma farmacologico, con ustioni sul 30-40% del corpo. È stato operato ed è stabile. Il padre ricorda le parole del figlio subito dopo l’incendio: «Papà sto male, non so cosa fare, mi fanno male le mani». Al Niguarda sono arrivati anche i genitori di Riccardo Minghetti, 16enne milanese e amico di Manfredi, che però è ancora disperso.
Tra i dispersi c’è anche Chian Kaiser Talingdan, 16 anni, milanese. Lo zio Astley Ramessur racconta che era a Crans-Montana per la prima volta, ospite di alcuni compagni di classe. Con lui c’era Francesca Nota, ora ricoverata in gravi condizioni a Zurigo. Chian è stato soccorso e portato in ospedale, ma la famiglia non sa dove si trovi.
A Zurigo è ricoverata anche Alessandra Galli De Min, 55 anni, bellunese residente a Ginevra. Aveva accompagnato i tre figli alla festa di Capodanno: i ragazzi si sono salvati, lei ha riportato gravi ustioni.
Ricoverati e nomi da confermare
Tra i feriti in ospedale ci sono anche Leonardo Bove, 16enne di Milano. Il fratello Mattia dice: «Non so che fine abbia fatto mio fratello. Voglio solo sapere se è vivo o morto. Abbiamo chiamato tutti gli ospedali, da Zurigo a Sion, ma nessuno ci ha detto nulla». Al Niguarda sono stati trasferiti anche Gregorio Esposito, 15 anni, milanese; Antonio Lucia; Eleonora Palmieri, 30 anni di Cattolica; Filippo Leone Grassi e Giuseppe Gioia, 16enne milanese. In condizioni gravi a Zurigo restano invece Elsa Rubino, 15 anni di Biella; Sofia Donadio; e un paziente ancora senza nome.
Un’attesa che pesa come un macigno
Nel frattempo, per le famiglie italiane coinvolte nell’incendio del Constellation resta solo un’attesa infinita. Telefonate senza risposta, messaggi lasciati in segreteria, sguardi fissi alle porte degli ospedali di Svizzera e Italia. La speranza – fragile ma tenace – si aggrappa a ogni dettaglio: un nome su una lista, una voce al telefono che conferma la presenza di un loro caro. Ma per molti, questa notte sembra non finire mai.









