Roma, 30 dicembre 2025 – Trentacinque quadri di valore inestimabile, tra cui opere di Monet, Picasso e De Chirico, sono spariti dalla collezione della famiglia Agnelli. A rivelarlo è l’ultima inchiesta della Procura di Roma, che da mesi segue la pista sulle opere legate all’eredità dell’avvocato Gianni Agnelli, scomparso il 24 gennaio 2003. Secondo gli investigatori, quei dipinti – alcuni mai segnalati al Ministero della Cultura – sarebbero stati portati all’estero, forse transitando dalla Svizzera, senza le comunicazioni obbligatorie previste dalla legge.
L’inchiesta si allarga: 35 quadri spariti dalla collezione Agnelli
L’indagine, guidata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Stefano Opilio, ha preso una piega più intensa nelle ultime settimane. Gli investigatori hanno scoperto che la lista delle opere scomparse è più lunga del previsto: ai 13 dipinti già noti, si sono aggiunti altri 22, per un totale di 35 quadri spariti. Il caso si inserisce nella lunga e complessa battaglia legale tra Margherita Agnelli (69 anni), unica figlia dell’Avvocato, e i suoi tre figli – John Elkann (49), Lapo Elkann (47) e Ginevra Elkann (46) – che da anni litigano sull’eredità di famiglia.
Dalle indagini è emerso che alcune opere erano elencate nell’inventario legato al testamento di Gianni Agnelli, ma non si sono mai fatte trovare. In alcuni casi, come per “La scala degli addii” di Giacomo Balla o “Mistero e malinconia di una strada” di Giorgio De Chirico”, sono saltate fuori solo delle copie. “Abbiamo consegnato tutta la documentazione a nostra disposizione: certificati, liste private, bolle d’accompagnamento, contratti d’assicurazione”, ha spiegato l’avvocato Dario Trevisan**, legale di Margherita Agnelli.
Quadri trasferiti all’estero senza avvisi: il nodo centrale dell’indagine
Per legge, chi possiede un’opera d’arte di grande valore deve notificare ogni trasferimento, soprattutto se l’opera lascia l’Italia. Ma la Procura sostiene che nessuna comunicazione è mai arrivata al Ministero della Cultura per questi quadri. Gli inquirenti ipotizzano i reati di ricettazione ed esportazione illecita di opere d’arte.
Dai documenti forniti dagli eredi emerge che almeno 22 di questi quadri sono stati custoditi per un periodo in zone franche svizzere, spazi esenti da controlli doganali. Da lì, secondo le prime ricostruzioni, le opere sarebbero arrivate in alcune residenze della famiglia Agnelli. “Non abbiamo mai ricevuto alcuna segnalazione ufficiale”, conferma una fonte del Ministero della Cultura.
Perché portare i quadri all’estero? Le ipotesi della Procura
Resta da capire il motivo per cui questi capolavori siano stati spostati all’estero e mai dichiarati. Gli inquirenti avanzano varie ipotesi: potrebbe essere stata la volontà di tenere i quadri fuori dalla massa ereditaria, ragioni fiscali o la creazione di una sorta di “tesoretto” da usare in futuro. “Stiamo parlando di opere dal valore che è difficile anche solo stimare”, confida un investigatore vicino al caso.
Intanto, la Procura si prepara a chiedere la confisca dei quadri che riuscirà a localizzare. L’obiettivo è recuperare almeno una parte del patrimonio artistico disperso. Ma non sarà semplice: molte opere potrebbero essere finite in collezioni private all’estero o vendute a terzi.
La disputa famigliare si complica: cosa succede adesso
Questa storia si incastra nella più ampia battaglia giudiziaria tra Margherita Agnelli e i suoi figli, una lotta che va avanti da anni tra tribunali italiani e svizzeri. La scoperta dei nuovi quadri spariti rischia di mettere altra carne al fuoco. “Siamo convinti che la verità verrà a galla”, dice l’avvocato Trevisan.
Nei prossimi mesi gli investigatori proveranno a ricostruire con precisione il percorso delle opere e a scoprire eventuali responsabilità penali. Solo allora si potrà capire davvero che fine hanno fatto i capolavori scomparsi dalla collezione Agnelli. Un patrimonio che continua a far parlare di sé, tra misteri mai risolti e battaglie legali senza una fine in vista.










