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Sergio Mattarella annuncia la rivoluzione dell’inno d’Italia: addio al Sì finale

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Sergio Mattarella annuncia la rivoluzione dell'inno d'Italia: addio al Sì finale
Sergio Mattarella annuncia la rivoluzione dell'inno d'Italia: addio al Sì finale
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Roma, 23 dicembre 2025 – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato un decreto che, a partire dal 14 marzo scorso, vieta di gridare “” alla fine dell’Inno nazionale durante le cerimonie ufficiali e militari. La norma, proposta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio, cambia una tradizione molto radicata nelle celebrazioni italiane. Secondo fonti istituzionali, l’obiettivo è riportare l’esecuzione dell’Inno di Mameli al testo originale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro.

Stop al “sì” finale: le nuove regole per l’Inno nazionale

La direttiva è arrivata dallo Stato Maggiore della Difesa con una circolare del 2 dicembre (protocollo n. MDA0D32CC REG20250229430), firmata dal generale di divisione Gaetano Lunardo, capo del I reparto dello Stato Maggiore dell’Esercito. Nel documento si legge chiaramente: “Durante eventi e cerimonie militari istituzionali, quando si esegue ‘Il Canto degli italiani’ nella versione cantata, non si dovrà pronunciare il ‘sì!’ finale”. La disposizione è stata inviata a tutti i reparti, compresa la Guardia di Finanza, con l’invito a farla rispettare rigorosamente.

L’allegato alla circolare cita il D.P.R. 14 marzo 2025, che stabilisce le modalità d’esecuzione dell’Inno nazionale, in base alla legge 4 dicembre 2017, n.181. In pratica, si tratta di una richiesta che da tempo veniva avanzata dalle bande militari: uniformare l’esecuzione all’originale, togliendo aggiunte non previste dallo spartito ufficiale.

Il “sì” finale? Una questione di storia e filologia

Sul sito del Quirinale si trova l’esecuzione ufficiale scelta nel 1971, con la voce del tenore Mario Del Monaco. In quella versione, dopo il verso “Siam pronti alla morte l’Italia chiamò”, non c’è nessuna parola in più. Niente “sì” gridato dal coro o dal pubblico. Questa scelta, spiegano dal Colle, segue un criterio filologico: “È un semplice adeguamento richiesto dalle bande militari per tornare al testo originale di Mameli”, ha detto una fonte vicina alla Presidenza.

Ma la storia del “sì” non è così semplice. La legge giustifica la cancellazione sottolineando il riconoscimento del testo originale di Mameli e dello spartito di Novaro come inno nazionale. Gli esperti, però, spiegano che il “sì” non compare nel manoscritto inviato da Mameli a Novaro, mentre è presente nello spartito di Novaro. L’edizione critica curata da Maurizio Benedetti per le Edizioni del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino (2019) conferma che fu proprio Novaro a inserire quella parola.

Tradizione o cambiamento? Le reazioni tra militari e cittadini

La notizia ha suscitato reazioni diverse nelle caserme e durante le cerimonie pubbliche. Alcuni militari hanno preso la direttiva con un certo distacco: “Era diventata un’abitudine, ma in fondo non cambia molto”, ha detto un maresciallo della Guardia di Finanza a Roma. Altri, invece, hanno espresso un po’ di rammarico per la perdita di un gesto che, pur non ufficiale, aveva preso un valore simbolico nel tempo.

Nelle ultime celebrazioni a Piazza Venezia e all’Altare della Patria, si è notata un po’ di confusione: alcuni hanno trattenuto il solito “sì”, altri l’hanno detto a bassa voce. Solo in quei momenti è emerso quanto fosse radicata questa consuetudine, anche tra chi ignorava la sua origine.

Cosa cambia davvero: rispetto istituzionale e identità nazionale

Fonti del Ministero della Difesa spiegano che la decisione serve a garantire il rispetto delle forme istituzionali e a evitare interpretazioni personali dell’Inno nazionale. “Non è questione di censura o rigidità – ha detto un funzionario – ma di uniformare come si esegue l’inno in tutte le cerimonie ufficiali”. Il dibattito resta aperto: c’è chi vuole mantenere la purezza del testo e chi invece vede nel “sì” finale un segno di partecipazione popolare.

Intanto, questo decreto segna una svolta nelle celebrazioni italiane. D’ora in poi, almeno nelle occasioni ufficiali, l’Inno di Mameli tornerà alla sua forma originale: senza aggiunte, senza grida finali. Solo musica e parole, come volevano i suoi autori.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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