Milano, 20 dicembre 2025 – Un verbale manoscritto dell’11 settembre 2014, dimenticato per anni ai margini del fascicolo, è riapparso ieri nell’aula del tribunale di Pavia, proprio mentre si chiudeva l’incidente probatorio sul delitto di Garlasco. Quel documento, scritto a mano dal perito Francesco De Stefano e mai ufficialmente depositato, secondo la difesa avrebbe potuto togliere Alberto Stasi dalla lista dei sospettati per l’omicidio di Chiara Poggi. Dopo undici anni, quelle poche righe entrano finalmente negli atti, facendo tornare d’attualità dubbi sulle modalità delle indagini e sulle analisi del DNA raccolto.
Il verbale dimenticato che può cambiare tutto
Quel verbale del 2014, redatto di proprio pugno da De Stefano su incarico della Corte d’Assise d’Appello bis, spiegava con precisione quale segnale genetico doveva essere preso in considerazione per valutare il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Una procedura che però non è mai stata fatta. Solo ora, finalmente, quel documento viene inserito ufficialmente nel fascicolo, dopo anni di oblio. A sollevare la questione è stata la difesa durante l’udienza del 18 dicembre, alla presenza dello stesso Stasi, già condannato a 16 anni in via definitiva.
Per gli avvocati di Stasi, quel verbale avrebbe potuto cambiare le carte in tavola fin dall’inizio. “Già allora era chiaro che i profili genetici non corrispondevano a quelli di Alberto Stasi”, ha detto Ugo Ricci, consulente della difesa. “Non è stato usato un metodo affidabile e l’assenza di una quantificazione precisa ha lasciato spazio a interpretazioni soggettive sulla possibile degradazione dei campioni”. Un dettaglio tecnico che oggi torna al centro del dibattito, proprio mentre la Procura si avvicina alla chiusura dell’inchiesta su Andrea Sempio, unico indagato per omicidio in concorso.
Carte fuori posto e consulenze sospette
Durante l’udienza è saltato fuori un altro problema: il presunto passaggio irregolare di documenti tra Andrea Sempio e la famiglia Poggi. Giada Bocellari, avvocata di Stasi, ha chiesto spiegazioni sulla presenza della “consulenza tecnica del dottor Capra” tra i materiali usati dalla difesa di Sempio. Un controllo sugli atti ha rivelato che quella consulenza, redatta dall’esperto della famiglia Poggi, non era mai stata depositata ufficialmente.
La gip Daniela Garlaschelli ha preso atto della situazione, definendo la consulenza “inutilizzabile” e disponendo l’invio degli atti alla Procura per ulteriori accertamenti. Un episodio che aggiunge altri dubbi sulla gestione delle prove e sui rapporti tra le parti. “Non si può lavorare su documenti che non fanno parte del fascicolo”, ha commentato Bocellari all’uscita dall’aula.
Il cuore della disputa: la perizia genetica Albani
Al centro del confronto resta la perizia genetica firmata da Denise Albani, giudicata valida dal tribunale dopo più di tre ore di discussione tecnica. Secondo Albani, i due profili biologici trovati sulle dita di Chiara Poggi – anche se “sporchi” e in quantità ridotta – riconducono alla linea paterna della famiglia Sempio. L’accusa parla di una prova “moderatamente forte”, sottolineando che il risultato dipende dall’algoritmo adottato, che ha preso in considerazione sette marcatori su dodici disponibili.
I consulenti di Stasi hanno confermato questa interpretazione: “I reperti sotto le unghie non erano degradati”, ha scritto Ricci nella sua relazione, “e questo aumenta l’affidabilità dei profili genetici ottenuti”. Per la difesa, De Stefano avrebbe dovuto già allora escludere Stasi come possibile autore delle tracce.
Diversa è la versione dei consulenti di Sempio, Marina Baldi e Armando Palmegiani: “Il dato non può essere attribuito all’indagato”, hanno ribadito in aula. Hanno evidenziato che i tamponamenti fatti dal Ris di Parma nelle zone concave delle unghie – tipiche dei graffi – non hanno mostrato tracce maschili. Per loro, i profili genetici sono “degradati, in bassa quantità, di natura mista e non replicabili”: materiale che non si può interpretare con calcoli statistici, definendo questo procedimento “metodologicamente scorretto”.
La Procura pronta a chiudere il cerchio
Con la fine dell’incidente probatorio e il deposito della consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo sulle cause e gli orari della morte di Chiara Poggi, l’inchiesta sembra arrivata alla sua fase finale. La Procura di Pavia è pronta a chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, mentre il caso Garlasco si arricchisce di nuovi dettagli tecnici e proceduralmente delicati. Tra faldoni polverosi e verbali finora dimenticati, resta la sensazione di una verità ancora tutta da scrivere.










