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Circumvesuviana: il trasporto pubblico locale continua a deludere

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Circumvesuviana: il trasporto pubblico locale continua a deludere
Circumvesuviana: il trasporto pubblico locale continua a deludere
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Roma, 18 dicembre 2025 – Sono oltre due milioni e mezzo i pendolari italiani che ogni giorno si trovano a fare i conti con tagli sempre più pesanti a treni, metro, tram e autobus. La nuova legge di Bilancio, approvata da poco, prevede ulteriori riduzioni di fondi per alcune delle infrastrutture più importanti del Paese. È il quadro che emerge dal rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, presentato oggi a Roma: il Fondo nazionale trasporti nel 2026 sarà del 38% più basso rispetto ai 6,2 miliardi del 2009, tenendo conto dell’inflazione. Una situazione che rischia di peggiorare le difficoltà di chi si sposta ogni giorno per lavoro o studio.

Tagli e disagi: il trasporto locale stretto nella morsa

Il messaggio di Legambiente è chiaro: meno soldi significano meno treni e più problemi. La legge di Bilancio appena varata taglia complessivamente 425 milioni di euro destinati alla Metro C di Roma, alla M4 di Milano e al collegamento Afragola-Napoli. “Sono scelte che penalizzano la mobilità sostenibile nelle grandi città”, ha detto Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, durante la presentazione del rapporto.

Nel frattempo, restano critiche alcune linee ferroviarie regionali. La ex Circumvesuviana in Campania è la peggiore d’Italia: negli ultimi dieci anni ha perso 13 milioni di passeggeri. I convogli sono spesso senza aria condizionata, le stazioni non sempre hanno personale e gli orari sono ancora provvisori. Nel Lazio, la linea Roma Nord-Viterbo ha registrato ben 8.038 corse cancellate nei primi dieci mesi del 2025. E in Sardegna la situazione non è migliore: la Sassari-Alghero entra nella lista delle linee più problematiche, con quattro coppie di treni soppresse e un servizio giudicato insoddisfacente dagli utenti.

Più passeggeri, meno treni: il paradosso del trasporto

Nonostante tutto, il numero di viaggiatori è in aumento: nel 2024 sono stati 2,538 milioni i passeggeri al giorno sui treni regionali. Eppure, nello stesso periodo, sono circolati 185 treni in meno rispetto all’anno prima, per un totale di 2.605 convogli. Perché? Semplice: i treni più vecchi sono stati messi fuori servizio, ma non sono stati acquistati mezzi nuovi per sostituirli. “L’età media dei treni è scesa a 14,7 anni”, spiega Legambiente, “ma il rinnovo della flotta non basta a far fronte alle richieste che crescono”.

A peggiorare le cose ci si mettono anche gli eventi meteo estremi. Solo nel 2025 si sono registrate 26 interruzioni del servizio ferroviario causate da allagamenti, frane e ondate di calore. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, entro il 2050 i danni alle infrastrutture e alla mobilità potrebbero arrivare a costare 5 miliardi di euro all’anno, pari a quasi lo 0,55% del PIL nazionale.

Grandi opere e investimenti: le scelte che pesano

Il rapporto Pendolaria non risparmia critiche alle scelte politiche sugli investimenti. Il progetto del Ponte sullo Stretto, con un costo pubblico previsto oltre i 30 miliardi di euro, continua a drenare risorse enormi. “Con un terzo di quella cifra – circa 5,4 miliardi – si stanno realizzando 250 chilometri di tranvie in undici città”, ricorda Zanchini. Nel frattempo, alcune linee restano chiuse da anni, come la Caltagirone-Gela (ferma dal 2011) e la Palermo-Trapani via Milo (dal 2013). La costruzione di nuove infrastrutture urbane va a rilento: negli ultimi dieci anni sono stati inaugurati appena 2,85 chilometri all’anno di metropolitane e 1,28 chilometri di tranvie.

Qualche segnale di speranza e le proposte per il futuro

Non mancano però notizie positive. Sono state completate le elettrificazioni delle linee Isernia-Guardiaregia (36 km), con l’avvio previsto a gennaio 2026, della Montebelluna-Feltre-Belluno (65 km) e della Treviso-Montebelluna (20 km). Per far ripartire davvero il trasporto pubblico locale, Legambiente chiede di recuperare risorse togliendole ai sussidi alle fonti fossili e di rivedere i progetti stradali meno sostenibili. L’associazione sollecita inoltre un aumento del Fondo Nazionale Trasporti di almeno 3 miliardi, riportandolo ai livelli del 2009.

Transport poverty, un’emergenza che non si può ignorare

Il rapporto lancia un allarme anche sulla cosiddetta transport poverty, cioè l’esclusione sociale legata all’impossibilità di accedere alla mobilità. In Italia, le famiglie spendono mediamente il 10,8% del loro budget mensile per i trasporti, mentre superare il 6% è già un segnale di vulnerabilità, secondo l’Unione Europea. “Rafforzare il trasporto pubblico non è solo una questione ambientale – conclude Zanchini – ma anche di giustizia sociale”. Una sfida che nei prossimi mesi metterà sotto pressione governo e enti locali, chiamati a trovare risorse e a rivedere le priorità.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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