Roma, 30 novembre 2025 – Sono oltre 35 milioni i visitatori registrati nel 2024, di cui più di 2 milioni nelle zone interne del Paese. A dirlo è il VI Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato, presentato oggi alla Camera dei Deputati. Il documento, promosso dall’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi) insieme alla Fondazione per la Ricerca Economica e Sociale e sostenuto da Confedilizia, Confagricoltura e Fondazione Pescarabruzzo, mette in luce un settore che ogni anno immette centinaia di milioni di euro nell’economia nazionale, pur dovendo quasi sempre farsi carico da solo dei costi di conservazione e manutenzione.
Dimore storiche, un patrimonio radicato in tutta Italia
Sono circa 46.000 le dimore storiche vincolate – palazzi, ville, castelli sparsi in ogni regione – che rappresentano un pezzo importante dell’identità italiana. Quasi il 30% di queste si trova in comuni con meno di 5.000 abitanti, a conferma del loro legame stretto anche con i piccoli centri. “Le dimore storiche sono un vero presidio culturale e sociale, specialmente nelle zone più fragili”, ha sottolineato Maria Pace Odescalchi, presidente Adsi, durante la presentazione del rapporto.
Il 60% delle dimore porta avanti attività economiche: di queste, il 20% opera come impresa vera e propria. Il 46% si concentra nel settore ricettivo o nella gestione immobiliare, il 17% nell’agroalimentare, il 13% in ambito culturale. Poco meno del 10% organizza eventi.
Turismo esperienziale e formazione, la forza delle dimore
Il turismo esperienziale trova nelle dimore storiche un punto di forza sempre più evidente. Il 35% degli immobili viene affittato e circa 3.700 strutture offrono ospitalità turistica breve, un settore che ha registrato un aumento del 46% nell’ultimo anno. “La domanda di autenticità e storia è in crescita”, racconta un operatore, “e le dimore rispondono perfettamente a questo bisogno”.
Ma non c’è solo turismo. Il 58% delle dimore accoglie studenti di ogni ordine e grado per attività formative. Eventi culturali e aperture al pubblico restano un motore importante: nel 2024 oltre 20.000 dimore hanno organizzato almeno un evento, attirando più di 35 milioni di visitatori. Di queste, circa 17.000 hanno promosso iniziative gratuite o con finalità sociale.
Un volano per le economie locali
L’80% dei proprietari racconta di un impatto positivo degli eventi sul territorio. “Si creano legami con aziende agricole, produttori enogastronomici, guide turistiche e operatori all’aperto”, spiega Odescalchi. Un proprietario di villa nel Senese conferma: “Le collaborazioni con i produttori locali sono essenziali per mantenere viva la comunità”.
Sul fronte della manutenzione, le dimore storiche sono un vero motore di investimento diretto nel patrimonio architettonico italiano. L’85% degli interventi è finanziato direttamente dai proprietari, con una spesa media che supera i 50.000 euro all’anno per ogni bene. Solo il 2% riceve contributi pubblici.
Agricoltura e turismo del vino: un binomio che funziona
L’agricoltura resta un settore chiave: il 17% delle dimore svolge attività agricola, in crescita rispetto al 2023, con una forte presenza della viticoltura (25%, che sale al 36% considerando solo i viticoltori). Seguono la coltivazione di cereali e l’olivicoltura, entrambe al 21%. In quasi il 40% delle dimore agricole, questa attività copre più del 75% del reddito annuo.
Il legame con il turismo è solido: il 100% delle dimore produttrici di vino offre degustazioni. Nell’86% dei casi queste hanno portato a un aumento delle visite nell’ultimo anno, con un terzo che registra un incremento superiore al 30%. “Le degustazioni sono diventate un richiamo fondamentale”, spiega una guida enoturistica piemontese.
Sfide aperte e proposte per il futuro
Nonostante il peso importante nell’economia e nella cultura italiana, le dimore storiche devono ancora fare i conti con la sostenibilità della manutenzione. “Per far emergere tutto il loro potenziale – ha detto Odescalchi – serve rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato, con strumenti stabili che spingano gli investimenti dei proprietari”. Tra le richieste ci sono l’Iva unificata per i lavori di restauro e l’estensione dell’Art Bonus ai privati, soprattutto nei comuni sotto i 20.000 abitanti.
Solo così – è la convinzione diffusa – le dimore storiche potranno restare non solo custodi della memoria, ma anche motori di sviluppo per i territori più fragili d’Italia.