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Record storico: il 38% del bilancio russo destinato alle spese militari

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Record storico: il 38% del bilancio russo destinato alle spese militari
Record storico: il 38% del bilancio russo destinato alle spese militari
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Mosca, 30 novembre 2025 – Vladimir Putin ha messo la sua firma sulla nuova legge sul bilancio federale russo per il 2026, tracciando anche le linee guida per i prossimi tre anni fino al 2028. A darne notizia è stata l’agenzia statale Tass, confermando un’indiscrezione che già circolava tra analisti e osservatori: la spesa militare russa raggiungerà livelli mai visti dai tempi dell’Unione Sovietica, con un impatto evidente sulle priorità interne del Paese.

Bilancio 2026, la guerra pesa come non mai: cifre da record

I media ucraini, citando il Moscow Times, riportano che il governo di Mosca ha deciso di mettere sul piatto 12,93 trilioni di rubli (circa 166,8 miliardi di dollari) per l’esercito e l’acquisto di armi. Una cifra enorme, che vale quasi il 30% di tutto il bilancio federale. Se si sommano poi i fondi destinati alla cosiddetta sicurezza nazionale – altri 3,91 trilioni di rubli –, si arriva a un totale di 16,84 trilioni di rubli, cioè il 38% del bilancio complessivo.

Per capire quanto sia cambiata la situazione, basta guardare al 2021, quando la spesa militare e per la sicurezza si fermava al 24% del bilancio. Oggi, in piena guerra con l’Ucraina, la priorità è netta. “È la spesa militare più alta degli ultimi decenni”, spiega un esperto del Carnegie Russia Eurasia Center, “e dimostra come il governo stia puntando tutto sulla forza militare”.

Sicurezza nazionale: non solo esercito, ma anche servizi interni

Dietro la voce “sicurezza nazionale” si nasconde un ventaglio ampio di spese. I fondi non riguardano solo il Ministero della Difesa, ma anche il Ministero degli Interni, la Guardia Nazionale Russa, i servizi segreti (FSB e SVR) e il sistema carcerario. Tutti soggetti coinvolti – direttamente o indirettamente – nelle operazioni in Ucraina e nel controllo interno del Paese.

Fonti ufficiali russe giustificano questi stanziamenti come indispensabili “per mantenere la stabilità in un contesto internazionale difficile”. Ma osservatori indipendenti avvertono che questa militarizzazione delle risorse pubbliche si riflette subito sulla vita di tutti i giorni per i cittadini.

Tagli al welfare e all’economia: il conto lo pagano i cittadini

Il salto nella spesa militare arriva infatti a scapito di settori sociali ed economici. Il bilancio appena firmato da Putin riduce al 25% la quota destinata al welfare, il livello più basso da vent’anni a questa parte. Anche il sostegno all’economia scende, fermandosi al 10,9%. “La priorità è chiara: prima la difesa, poi tutto il resto”, commenta un docente di economia dell’Università Statale di Mosca.

Negli ultimi giorni, l’opposizione ha acceso i riflettori su questa scelta. “I cittadini russi pagheranno il prezzo della guerra con meno servizi sociali e meno investimenti nell’economia reale”, ha detto Grigorij Yavlinskij, storico leader del partito liberale Yabloko, in un’intervista radiofonica.

Reazioni e prospettive: una Russia sempre più in chiave militare

La firma del bilancio arriva in un momento complesso per la Russia. Da un lato, il conflitto in Ucraina continua a richiedere risorse ingenti; dall’altro, le sanzioni occidentali pesano sull’economia interna. Secondo le prime analisi del Moscow Times, puntare così tanto sulla spesa militare può garantire stabilità al governo Putin nel breve periodo, ma rischia di aggravare le difficoltà sociali nel medio termine.

Tra le strade di Mosca, la stampa locale ha raccolto un sentimento di rassegnazione tra i cittadini. “Non possiamo fare molto”, confida Irina, impiegata in una banca del centro. “La guerra assorbe tutto”. Dietro i numeri del nuovo bilancio federale, si legge una Russia che si affida sempre di più all’apparato militare come fondamento della propria identità e sicurezza. Resta da vedere quali saranno le conseguenze di questa scelta.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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