Bologna, 30 novembre 2025 – A cento anni dal suo debutto nelle sale americane, “La febbre dell’oro” di Charlie Chaplin torna a incantare il pubblico in una versione completamente restaurata. La Cineteca di Bologna ha svelato il nuovo restauro in 4K del capolavoro muto, curato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata. Dopo le anteprime al Festival di Cannes e alla rassegna Il Cinema Ritrovato, il film arriverà nei cinema italiani dal 1 dicembre. Un ritorno molto atteso, che riporta sul grande schermo uno dei titoli più amati nella storia del cinema.
Un restauro che riporta in vita un capolavoro
Il restauro, racconta Cecilia Cenciarelli, responsabile del Progetto Chaplin per la Cineteca di Bologna, ha richiesto mesi di lavoro e un attento confronto con materiali d’epoca. “Quando uscì, nel giugno del 1925,” spiega Cenciarelli, “La febbre dell’oro fece subito parlare di sé: tonnellate di gesso, sale e coriandoli per ricreare l’Alaska negli studi californiani; una première da favola al Chinese Theatre di Los Angeles con orchestra e danze a tema artico; dieci minuti di risate ininterrotte trasmesse in diretta dalla BBC per il lancio in Inghilterra.” Il film fu distribuito in oltre duecento paesi e incassò cifre da record per quei tempi.
Le diverse versioni del film e la scelta di Chaplin
Non tutti sanno che “La febbre dell’oro” ha più versioni. Negli anni Quaranta, Chaplin tornò sul suo lavoro: “Cambiò le didascalie originali con un commento narrato, modificò il montaggio e accorciò il finale,” ricorda Cenciarelli. La nuova versione uscì nel maggio del 1942. “Pochi capirono davvero il senso di questa scelta,” ammette la curatrice. Eppure, anche i critici più severi riconobbero il valore della colonna sonora, composta dallo stesso Chaplin, considerata una delle sue opere migliori come musicista.
La battaglia legale e il recupero della versione muta
Dopo il 1942, la versione con sonoro divenne l’unica disponibile. Gli avvocati di Chaplin iniziarono una lunga battaglia legale contro chiunque possedesse copie mute del film. Solo all’inizio degli anni Novanta, grazie al lavoro degli storici Kevin Brownlow e David Gill, si riuscì a ricostruire la versione muta originale, partendo dai materiali sopravvissuti. Un lavoro lungo e difficile che ha permesso alle nuove generazioni di riscoprire il film così come Chaplin lo aveva pensato.
Un’eredità che non perde forza
“La febbre dell’oro” resta uno dei film più amati e studiati di sempre. Il personaggio del vagabondo – il celebre Charlot – alle prese con la fame e la solitudine tra i ghiacci del Klondike, continua a emozionare e far ridere spettatori di ogni età. Nel 1925 come oggi. “Chaplin sapeva parlare a tutti,” sottolinea Cenciarelli, “con una comicità che non ha bisogno di parole.” Ed è proprio questa capacità universale che si celebra nel centenario.
Dal 1 dicembre, il grande schermo si accende di nuovo
Il restauro in 4K sarà proiettato nelle principali città italiane dal 1 dicembre. A Bologna, la Cineteca organizza una serie di eventi speciali: proiezioni con musica dal vivo, incontri con studiosi e appassionati. Un’occasione per vedere – o rivedere – un classico che continua a sorprendere. “Vogliamo restituire al pubblico un pezzo fondamentale della nostra memoria collettiva,” conclude Cenciarelli.
“La febbre dell’oro” torna così a brillare sul grande schermo, cento anni dopo. Con la stessa forza visiva e poetica che l’ha reso immortale.