Garlasco, 30 novembre 2025 – Mancano appena sei giorni alla scadenza fissata dalla gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, per la consegna della relazione definitiva sulle analisi del Dna nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi. Un momento cruciale in un’inchiesta che, a diciotto anni da quei tragici fatti di via Pascoli, continua a tenere banco tra gli inquirenti e l’opinione pubblica. La genetista Denise Albani, incaricata dalla giudice, dovrà chiarire se il cromosoma Y trovato sotto le unghie della vittima coincide con quello di Andrea Sempio, l’unico uomo della famiglia Sempio che frequentava abitualmente la villetta.
Dna, il cuore della battaglia: compatibilità o dubbi?
Ancora una volta, tutto ruota attorno al Dna. La traccia genetica, isolata da due unghie di Chiara Poggi, è il nodo centrale del confronto tra accusa e difesa. I legali della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, bollano i risultati delle analisi di Denise Albani come “nulli”. Secondo loro, il metodo statistico usato, pur riconosciuto a livello internazionale, non garantirebbe la sicurezza necessaria. “Quel materiale genetico è ormai degradato”, aveva già detto nel 2014 il consulente Francesco De Stefano, che ritiene la comparazione impossibile.
Dall’altra parte, gli avvocati di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, sostengono che si tratti di un contatto indiretto. In pratica, Sempio avrebbe potuto lasciare tracce semplicemente toccando oggetti in casa Poggi, poi manipolati anche da Chiara. Ipotesi che la procura rigetta con forza: per gli investigatori, il fatto che non ci sia Dna dei familiari o dell’ex fidanzato Alberto Stasi sulle mani della vittima esclude un trasferimento casuale.
L’impronta 33 e le consulenze che pesano
Non è solo il Dna a tenere acceso il dibattito. Al centro dell’attenzione c’è anche l’impronta 33, trovata sulle scale che portano alla taverna della villetta. La procura di Pavia è convinta che quella traccia palmare appartenga proprio ad Andrea Sempio. I consulenti della difesa di Stasi sostengono invece che lì ci fosse sangue, ma le analisi del 2007 avevano già escluso tracce ematiche e oggi l’intonaco originale non c’è più, quindi non si può più verificare.
A completare il quadro arrivano anche la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha rivisto gli esami autoptici di allora, e la Blood pattern analysis dei Ris di Cagliari. Grazie a quest’ultima, gli esperti hanno ricostruito la sequenza dell’aggressione studiando gli schizzi di sangue sulla scena del crimine. Dettagli tecnici che, secondo fonti vicine all’inchiesta, potrebbero fare la differenza nella ricostruzione finale.
Il movente e gli indizi contro Sempio
Resta aperto il capitolo del movente. La procura di Pavia dice di averlo già ricostruito, basandosi su “molti indizi” raccolti durante le indagini. I dettagli però restano coperti. Tra gli elementi in gioco ci sono i controlli sull’alibi di Sempio – in particolare uno scontrino di parcheggio a Vigevano – e gli interrogatori dei suoi ex difensori. Non solo: sono stati sentiti anche i magistrati che, secondo l’ipotesi della procura di Brescia, avrebbero archiviato le accuse contro Sempio in cambio di una presunta mazzetta. Accuse gravi, ma finora senza prove certe.
Lo scontro finale: udienza decisiva il 18 dicembre
Il prossimo appuntamento importante è fissato per il 18 dicembre, quando si terrà l’udienza conclusiva dell’incidente probatorio. Quel giorno le parti si confronteranno sulle perizie, cercando di mettere in dubbio o rafforzare alcuni elementi, in vista di un possibile processo. Solo allora, forse, la procura svelerà alcune delle carte finora tenute nascoste.
Nel frattempo, a Garlasco, la tensione resta alta. I familiari di Chiara Poggi aspettano risposte definitive dopo anni di attese e colpi di scena. “Vogliamo solo la verità”, ha detto la madre della vittima ai cronisti fuori dal tribunale. Una verità che, a quasi vent’anni di distanza, sembra ancora scivolare via tra perizie e ricorsi.