Milano, 29 novembre 2025 – Oggi, a Milano, le principali banche italiane hanno lanciato un’iniziativa importante: “Banche per l’inclusione – Contro la violenza economica”. È un progetto promosso dall’Abi (Associazione bancaria italiana) che punta a rafforzare il sostegno alle pari opportunità e a combattere ogni forma di discriminazione e violenza contro le donne, con uno sguardo particolare agli aspetti economici. L’annuncio arriva proprio a pochi giorni dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un tema che ancora oggi resta al centro del dibattito pubblico.
Banche unite per fermare la violenza economica
L’Abi ha spiegato che il progetto si basa su una serie di azioni concrete. Tra queste, la diffusione di materiali digitali pensati per far conoscere l’impegno del settore bancario e per sostenere l’autonomia economica delle donne. “Abbiamo voluto parlare con una sola voce – ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi – perché la lotta contro la violenza di genere riguarda tutti e serve una risposta collettiva”.
L’iniziativa si lega anche alla campagna internazionale Orange the World, promossa da UNWomen delle Nazioni Unite, che ogni anno richiama l’attenzione sull’importanza della parità e dell’autodeterminazione femminile. Allo stesso tempo, è stato avviato un tavolo di confronto con oltre 35 rappresentanti di istituzioni, banche, imprese, consumatori, media, terzo settore e associazioni impegnate contro la violenza di genere. L’obiettivo è discutere di educazione finanziaria, inclusione e strumenti per aiutare le donne a diventare più indipendenti.
Strumenti e formazione: un impegno costante
Non si tratta di un’azione improvvisata. Le banche italiane lavorano da tempo su progetti dedicati a sostenere le donne in difficoltà. L’Abi ricorda che sono già disponibili strumenti finanziari specifici, come linee di credito agevolate o la sospensione dei pagamenti, e che collaborano con enti e associazioni specializzate nel supporto alle vittime.
“Il nostro ruolo – spiega una funzionaria di una grande banca milanese, che preferisce restare anonima – è anche quello di creare percorsi di formazione, sia per il personale che per le clienti, per sensibilizzare e fornire informazioni chiare sulle possibilità di tutela”. Molti istituti hanno avviato corsi per riconoscere i segnali della violenza economica e indirizzare le donne verso i servizi più adeguati.
Protocollo d’intesa con i sindacati, un passo decisivo
Un punto fondamentale di questo percorso è il Protocollo d’intesa firmato tra Abi e sindacati bancari il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il documento prevede misure concrete: dalla sospensione del pagamento della quota capitale di mutui o prestiti, fino al supporto per l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza e dei loro figli in caso di femminicidio.
“Abbiamo voluto mettere in campo strumenti immediati per chi si trova in difficoltà – sottolinea Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi – perché la violenza economica spesso porta all’isolamento e a non poter ricominciare”. Il protocollo mira anche a rafforzare la collaborazione tra banche e associazioni sul territorio, per offrire risposte rapide e coordinate.
Educazione finanziaria: la chiave per l’indipendenza
Al centro dell’iniziativa c’è l’educazione finanziaria, vista come strumento fondamentale per evitare la dipendenza economica. “Solo conoscendo gli strumenti bancari e i propri diritti – ha spiegato una rappresentante di UNWomen Italia durante il tavolo di confronto – le donne possono davvero conquistare la loro autonomia”.
Le banche si impegnano a organizzare incontri aperti al pubblico, anche nelle filiali più piccole. A Torino e Napoli sono già partiti progetti pilota che coinvolgono scuole superiori e centri antiviolenza. “L’obiettivo – racconta una volontaria del centro ‘Casa delle Donne’ – è dare strumenti pratici: come aprire un conto corrente, gestire un budget familiare o accedere a microcredito”.
Un impegno concreto per il futuro
“Banche per l’inclusione” è un tassello in più nella lotta contro la violenza sulle donne, con un’attenzione particolare alla parte economica. Secondo i dati Istat, nel 2024 oltre il 30% delle donne vittime di violenza ha avuto difficoltà a gestire le proprie risorse finanziarie dopo aver lasciato il partner.
Il mondo bancario italiano sembra oggi più deciso che mai a rispondere con azioni concrete. “Non bastano le parole – conclude Sabatini – servono strumenti veri, accessibili e immediati”. Solo così si potrà davvero garantire alle donne non solo protezione, ma anche la possibilità di ricominciare da capo.