Istanbul, 29 novembre 2025 – La polizia turca ha allontanato da Iznik Mehmet Alì Agca, l’uomo che nel 1981 tentò di uccidere papa Giovanni Paolo II, poche ore prima dell’arrivo di papa Leone XIV in città. La decisione è arrivata nel pomeriggio di giovedì 27 novembre, con l’obiettivo di garantire la sicurezza durante la visita del Pontefice, prevista per oggi pomeriggio tra le rovine della vecchia basilica di San Neofito e la moschea di Santa Sofia. Iznik, un tempo conosciuta come Nicea, è un luogo carico di storia per la Chiesa cattolica: qui si svolse, diciassette secoli fa, il primo Concilio ecumenico.
Agca allontanato: sicurezza prima di tutto
Fonti della polizia locale raccontano che Mehmet Alì Agca è stato portato fuori dalla città e trasferito in una struttura riservata. “Non ci fidiamo, meglio tenerlo lontano”, ha confidato un funzionario che ha partecipato all’operazione. La presenza di Agca a Iznik, proprio nei giorni della visita papale, aveva acceso qualche campanello tra le autorità turche. Nessun pericolo concreto è stato segnalato, ma il ricordo di quel 13 maggio 1981, quando Agca sparò a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro, è ancora molto vivo. “Non possiamo permetterci distrazioni”, ha detto un agente impegnato nei controlli.
Un passato che non si dimentica
Agca, oggi 67 anni, è tornato più volte alla ribalta. Dopo la condanna per l’attentato al Papa, è rimasto nella memoria anche per un incontro storico: il 27 dicembre 1983, nel carcere di Rebibbia a Roma, Giovanni Paolo II lo ricevette per un colloquio privato durato ventidue minuti. Nessuno sa cosa si siano detti. Nel giugno 2000, il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi gli concesse la grazia, senza opposizione da parte del Vaticano. Il giorno dopo, Agca fu espulso e rimpatriato in Turchia, dove scontò altri dieci anni per l’omicidio del giornalista Abdi İpekçi.
Dal 18 gennaio 2010 è libero. Ma il suo nome torna spesso a galla: nel 2014 tornò in Italia per incontrare Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la ragazza scomparsa nel 1983, promettendo nuove rivelazioni. In quell’occasione si recò anche sulla tomba di Giovanni Paolo II nelle Grotte Vaticane. La polizia italiana lo espulse di nuovo per aver violato il divieto d’ingresso nell’area Schengen, valido fino al 2016.
Dichiarazioni e spostamenti recenti
Negli ultimi anni, Agca ha rilasciato interviste e dichiarazioni controverse. Ad aprile scorso, in una tv turca, aveva annunciato di voler partecipare ai funerali di papa Francesco. Tuttavia, non risulta che sia mai arrivato in Italia per quell’occasione. “Non ho nulla da nascondere”, aveva detto allora. Le autorità italiane e turche continuano a tenere d’occhio i suoi movimenti.
Papa Leone XIV: una visita tra fede e storia
Intanto, papa Leone XIV ha iniziato ieri il suo viaggio in Turchia da Istanbul. Alle 8 del mattino ha guidato una preghiera nella cattedrale della città, insieme a vescovi e operatori pastorali della diocesi. Poi ha visitato la casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri. “Ricordate san Giovanni XXIII”, ha detto ai presenti, “che amava questo popolo e questa terra”. Il Pontefice ha citato una lettera scritta dal futuro Papa Buono durante il suo soggiorno a Istanbul: “Imitare i pescatori del Bosforo, lavorare giorno e notte con le fiaccole accese… ecco il nostro dovere”.
Oggi pomeriggio, Leone XIV visiterà le rovine sommerse della basilica cristiana di San Neofito, vicino all’antica Nicea. Poi si sposterà alla moschea di Santa Sofia, simbolo importante per il dialogo tra religioni. La sicurezza è stata rafforzata ovunque: controlli agli ingressi e pattuglie visibili lungo le strade principali.
Tra prudenza e attesa
La convivenza tra Agca e il Papa a Iznik ha imposto scelte attente da parte delle autorità turche. “Non volevamo correre rischi”, ha spiegato un funzionario locale. La città si prepara ad accogliere migliaia di fedeli e curiosi: la polizia municipale stima almeno diecimila persone tra pellegrini e residenti.
Il passato torna spesso a bussare alle porte della storia. A Iznik, oggi, la memoria dell’attentato del 1981 si intreccia con la speranza di una visita papale che si svolga in sicurezza e raccoglimento.