Cagliari, 29 novembre 2025 – Sono dieci notti ormai che quattro operai dell’Eurallumina di Portovesme si sono rifugiati su un silo a 40 metri d’altezza. Resistono al freddo e al vento, determinati a ottenere risposte sulla vertenza che coinvolge lo stabilimento del Sulcis Iglesiente, di proprietà russa della Rusal. La protesta, iniziata lunedì 17 novembre, è diventata il simbolo della crisi industriale che sta soffocando la zona, peggiorata dalle sanzioni italiane contro la Russia dopo la guerra in Ucraina.
Quattro operai sul silo: una protesta estrema per farsi ascoltare
I quattro lavoratori, tra cui Enrico Pulisci, rappresentante sindacale della Rsa Eurallumina, hanno scelto una strada dura: salire sul silo e rimanerci finché non arriveranno segnali concreti dal governo e dalle istituzioni regionali. “Oggi viene qui la Commissione Industria del Consiglio regionale per parlare con noi”, ha detto Pulisci ieri sera, mentre il vento scuoteva la struttura. Ai piedi del silo, il presidio resta un punto di riferimento per colleghi e famiglie, che si alternano portando viveri e conforto.
La situazione è peggiorata con l’annuncio della proprietà russa: niente più soldi per lo stabilimento. Una decisione che potrebbe schiacciare non solo i circa 300 dipendenti diretti, ma anche l’indotto locale. “Questo nodo va sciolto subito”, ha ribadito Pulisci, “dobbiamo ottenere lo sblocco dei fondi o la revoca definitiva delle sanzioni”.
Le istituzioni si muovono, cresce l’attesa per la ministra Calderone
Nelle ultime ore la vertenza Eurallumina è tornata al centro dell’attenzione politica regionale. La Commissione Industria ha annunciato una visita al presidio per ascoltare direttamente i lavoratori. Ma la vera attesa è per domani pomeriggio, quando – secondo quanto confermato dagli operai – arriverà la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone.
“Speriamo che lei, come rappresentante autorevole del governo, porti buone notizie”, ha confidato Pulisci. Dalla ministra si aspetta un impegno vero: “Ci serve una speranza concreta per noi, per i lavoratori e per tutto il territorio”. Sul tavolo ci sono due questioni cruciali: lo sblocco dei fondi per mantenere la produzione e la possibile revisione delle sanzioni che colpiscono la proprietà russa.
Sanzioni e futuro incerto per lo stabilimento
L’Eurallumina di Portovesme è uno degli ultimi baluardi industriali del Sulcis Iglesiente. La crisi è esplosa con le sanzioni contro la Russia, che hanno coinvolto la Rusal, proprietaria dell’impianto. Da allora la produzione si è ridotta fino quasi a fermarsi. Secondo i sindacati, senza un intervento rapido si rischia la chiusura definitiva.
Il prossimo appuntamento decisivo è il 10 dicembre, quando il Ministero dell’Economia convocherà un tavolo per discutere il futuro dell’impianto e le soluzioni per evitare un tracollo occupazionale. La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha già parlato con il ministro Giancarlo Giorgetti e con Adolfo Urso, titolare delle Imprese e del Made in Italy, ma finora non sono arrivate risposte concrete.
Il Sulcis aspetta, tra solidarietà e paura
Nel frattempo, la comunità locale segue con ansia l’evolversi della situazione. A Portovesme, ogni sera, decine di persone si radunano sotto il silo per mostrare solidarietà ai quattro operai. “Non possiamo restare a guardare”, ha detto una residente, “qui rischiamo di perdere tutto: lavoro, dignità, futuro”.
Il clima resta teso. I sindacati hanno già annunciato nuove azioni se non arriveranno risposte nei prossimi giorni. “Non scenderemo finché non avremo certezze”, ripetono i lavoratori dal silo. E intanto il Sulcis aspetta, con lo sguardo fisso su quei quaranta metri di altezza dove si gioca il destino di un’intera comunità.