Messina, 29 novembre 2025 – Il dibattito sulle grandi opere nel Sud torna a infiammarsi. Ieri, al convegno “Connessioni Mediterranee”, organizzato durante il Festival Euromediterraneo dell’economia e dal quotidiano “L’Altravoce”, si è fatta sentire una voce autorevole. In collegamento video, l’economista Carlo Cottarelli ha detto chiaramente la sua: “Le infrastrutture pubbliche servono, eccome. Ma bisogna distinguere tra infrastrutture e iniziative industriali. Il capitale pubblico è fondamentale, soprattutto per migliorare i trasporti”.
Il tema torna d’attualità proprio mentre il progetto del ponte sullo Stretto di Messina riappare al centro dell’agenda politica.
Cottarelli: “Prima le strade e le ferrovie locali”
Per Cottarelli, non si tratta solo di capire se il ponte è fattibile o meno, ma di decidere come usare al meglio i soldi pubblici. “Bisogna valutare se conviene davvero investire nel ponte o se è meglio sistemare le reti stradali e ferroviarie di Sicilia e Calabria”, ha spiegato l’ex commissario alla spending review. Il punto di partenza è semplice: in quelle regioni le infrastrutture di base sono ancora carenti.
“Per me, la priorità è mettere a posto le strade e le ferrovie locali”, ha aggiunto. I dati confermano la sua analisi. Il rapporto Svimez 2024 mostra che oltre il 40% delle linee ferroviarie siciliane non è elettrificato e molti treni interni sono lenti e poco affidabili. Anche le strade, soprattutto nelle zone interne della Calabria, soffrono per mancanza di manutenzione e interventi strutturali.
Il problema delle risorse e il rischio climatico
Non si tratta solo di trasporti. Cottarelli ha richiamato l’attenzione su un altro nodo: il riscaldamento globale sta peggiorando la situazione delle reti idriche nel Sud. “Il vero problema, che diventerà sempre più grave con il clima che cambia, riguarda l’acqua”, ha detto. La siccità degli ultimi anni – lo confermano i dati Istat – ha messo sotto pressione acquedotti e sistemi di distribuzione, con perdite che in alcune province superano il 50%.
Solo dopo aver risolto questi problemi, secondo Cottarelli, si potrà pensare al ponte: “Se poi rimangono fondi, allora si può anche fare”. Non un no definitivo all’opera, ma un invito a dare priorità alle necessità quotidiane delle persone.
Costi e benefici: manca la trasparenza
Un altro punto caldo è quello dell’analisi costi-benefici, mai fatta in modo indipendente sul ponte. “Finora, le analisi sono state fatte solo dalla società che gestisce il progetto. È chiaro che i risultati sono di parte”, ha sottolineato Cottarelli. Si parla degli studi commissionati da Stretto di Messina S.p.A., la società incaricata del ponte.
L’ultimo studio ufficiale, risalente al 2023, parla di un costo superiore ai 13 miliardi di euro. Ma associazioni ambientaliste e comitati locali chiedono da tempo un’analisi terza, che consideri anche gli impatti ambientali e sociali.
Un confronto che resta acceso
Le parole di Cottarelli hanno acceso il dibattito tra i presenti. Alcuni amministratori locali hanno sottolineato l’urgenza di investire prima su strade e ferrovie. Altri, invece, hanno rilanciato il ponte come una grande occasione per rilanciare lo Stretto. “Ci vuole una visione d’insieme”, ha detto a margine l’assessore regionale calabrese alle Infrastrutture, Giovanni Calabrese.
Il governo Meloni, intanto, non molla la presa sul progetto. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ribadito più volte che il ponte è una priorità strategica. Ma il confronto con i territori e con gli esperti è tutt’altro che chiuso.
In fondo, come ha ricordato Cottarelli, “la priorità, secondo me, è un’altra”. E la discussione su come usare i soldi pubblici nel Mezzogiorno è ben lontana dal finire.