New York, 14 novembre 2025 – Il prezzo del petrolio ha ripreso a salire, segnando oggi a New York un +1,87% e toccando i 59,79 dollari al barile. Il rialzo si è visto già nelle prime ore della mattinata americana, in un clima di mercati ancora agitati da tensioni geopolitiche e da una domanda che, secondo gli esperti, sembra finalmente dare qualche segnale di ripresa.
Petrolio in rialzo: cosa sta succedendo davvero
Gli operatori della Borsa Mercantile di New York (Nymex) spiegano che dietro il balzo delle quotazioni ci sono diversi fattori. Prima di tutto, le tensioni nel Medio Oriente continuano a far paura. Alcuni segnali arrivati dal Golfo Persico hanno acceso il campanello d’allarme. “I mercati stanno reagendo alle notizie che arrivano da quella zona”, ha detto questa mattina un trader che ha preferito restare anonimo. Solo ieri, fonti locali hanno segnalato movimenti insoliti vicino agli impianti petroliferi sauditi.
A spingere i prezzi c’è anche la decisione dell’OPEC+ di mantenere i tagli alla produzione fino a fine anno. Una mossa che, secondo molti, tiene il mercato su un filo sottile. “La domanda globale non è ancora tornata come prima della pandemia”, ricorda l’analista energetico James Carter di Energy Insight, “ma l’offerta resta controllata e questo sostiene i prezzi”.
Domanda in crescita e scorte sotto la lente
Dal lato della domanda, i dati dell’Energy Information Administration (EIA) pubblicati ieri mostrano un lieve aumento dei consumi negli Stati Uniti, il più grande mercato mondiale per il petrolio. Le scorte settimanali sono scese di circa 2 milioni di barili rispetto alle attese. Un segnale che, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe indicare una ripresa più robusta dell’industria e dei trasporti.
“Le raffinerie stanno riprendendo a lavorare a pieno ritmo dopo le manutenzioni autunnali”, spiega Susan Lee, responsabile ricerca materie prime presso Morgan & Smith. “Se la domanda continuerà a salire nelle prossime settimane, i prezzi potrebbero spingersi ancora più in alto”. Ma non mancano le voci di prudenza: la volatilità resta alta e molto dipenderà da come andrà l’economia globale nei prossimi mesi.
Mercati e economie sotto pressione
L’aumento del prezzo del petrolio si fa sentire subito anche in Borsa e nelle economie dei Paesi importatori. A Wall Street, il settore energetico ha aperto in rialzo: titoli come ExxonMobil e Chevron hanno guadagnato più del 2% nelle prime ore. In Europa, invece, cresce la preoccupazione per possibili rincari energetici che potrebbero spingere l’inflazione ancora più in alto.
“Quando il petrolio supera i 60 dollari al barile, le aziende cominciano a rivedere i budget”, confida un manager del settore manifatturiero italiano contattato da alanews.it. In Italia, le associazioni dei consumatori avvertono: se i prezzi restano alti a lungo, i rincari alla pompa potrebbero arrivare già nelle prossime settimane.
Qual è il futuro del prezzo del petrolio?
Gli operatori sono divisi sulle prospettive a breve termine. C’è chi pensa che il prezzo si stabilizzerà intorno ai livelli attuali. Altri invece non escludono nuovi rialzi, soprattutto se dovessero arrivare nuove tensioni geopolitiche o problemi nella produzione. “Il mercato è molto reattivo alle notizie”, ammette Carter. “Basta un incidente o una dichiarazione per cambiare tutto in fretta”.
Nel frattempo, a New York e Londra si seguono con attenzione le prossime mosse dell’OPEC+ e gli sviluppi nei principali Paesi produttori. Solo allora si potrà capire se questo rialzo segna l’inizio di una nuova fase o è solo un episodio passeggero.
Per ora, una cosa è chiara: il petrolio torna a essere protagonista sui mercati internazionali. E le sue oscillazioni continuano a influenzare decisioni politiche ed economiche in tutto il mondo.










