A due anni dalla tragica strage di Brandizzo, in cui cinque lavoratori della Sigifer hanno perso la vita, emergono nuovi dettagli da un documento inedito presente negli atti dell’inchiesta della procura di Ivrea. Questo documento rivela che l’incidente, avvenuto il 31 agosto 2023, non fosse evitabile a causa di una serie di fattori critici, tra cui una curva cieca che ha impedito al macchinista di vedere gli operai sulle rotaie fino all’ultimo momento utile.
Secondo le conclusioni dei consulenti tecnici, l’impatto tra il treno e i cinque operai è avvenuto in un intervallo di tempo brevissimo: appena tre secondi. Questo lasso di tempo è stato insufficiente per attuare una frenata efficace, dato che il treno viaggiava a una velocità di circa 160 chilometri orari. Per interrompere la corsa prima di raggiungere il punto in cui i binari erano occupati, sarebbe stato necessario un intervento di frenatura a una distanza di quasi 1.300 metri, molto prima che il macchinista potesse vedere gli operai stessi.
problematiche di sicurezza ferroviaria
Questo scenario mette in luce non solo l’inevitabilità dell’incidente, ma anche le problematiche più ampie legate alla sicurezza ferroviaria in Italia. La curva cieca rappresenta un punto critico che mette in discussione la progettazione e la manutenzione delle linee ferroviarie, sollevando interrogativi sulla responsabilità di chi gestisce le infrastrutture. È cruciale analizzare le condizioni di lavoro e le procedure di sicurezza adottate in quel momento per comprendere come sia potuto accadere un evento così devastante.
Inoltre, il documento ha rivelato dettagli su una telefonata drammatica avvenuta durante l’incidente. Antonio Massa, caposcorta di Rfi e uno dei principali indagati, ha contattato la dirigente di movimento Vincenza Repaci, esprimendo la sua disperazione per il passaggio del treno. La risposta di Repaci ha messo in evidenza la mancanza di informazioni chiare riguardo agli orari dei treni: «C’era ancora un invio delle 23:50, te l’avevamo detto! Non avevi neanche ancora l’interruzione». Questo scambio di parole evidenzia non solo la confusione esistente, ma anche le falle nella comunicazione interna di Rfi, contribuendo a creare un ambiente di lavoro pericoloso.
conseguenze e responsabilità
Le conseguenze di questa strage si estendono a un’intera comunità e a un settore già sotto pressione. I cinque operai deceduti – Kevin Laganà, Giuseppe Saverio Lombardo, Michael Zanera, Giuseppe Aversa e Giuseppe Sorvillo – rappresentano il volto umano di una tragedia che ha colpito non solo le loro famiglie, ma anche i colleghi e l’intera industria ferroviaria. La loro morte ha sollevato interrogativi su come garantire la sicurezza di chi lavora in condizioni così rischiose.
Attualmente, oltre a Massa, altre 19 persone sono sotto indagine, inclusi i vertici di Rfi dell’epoca, Vera Fiorani e Gianpiero Strisciuglio, e le tre società coinvolte: Rfi, Sigifer e Clf. La procura ha sottolineato che era prassi diffusa effettuare lavori di manutenzione in violazione dei protocolli interni, evidenziando un clima lavorativo pericoloso e una gestione negligente della sicurezza.
necessità di riforme nel settore ferroviario
L’incidente di Brandizzo ha riacceso il dibattito sulla necessità di riforme nel settore ferroviario, in particolare riguardo alla formazione dei lavoratori e alla supervisione dei progetti di infrastruttura. Molti esperti suggeriscono che sia fondamentale implementare procedure più rigorose per garantire che eventi del genere non si ripetano in futuro.
L’analisi delle circostanze che hanno portato a questa tragedia ha messo in luce non solo le carenze strutturali, ma anche la necessità di una maggiore responsabilità da parte di chi gestisce le opere ferroviarie. È fondamentale che si faccia luce su quanto accaduto e che si prendano misure concrete per evitare che simili incidenti possano ripetersi.
La comunità di Brandizzo, colpita da questo lutto, attende ora giustizia e risposte. Ogni nuovo dettaglio emerso dall’inchiesta rappresenta un passo verso la comprensione di una tragedia che ha segnato profondamente non solo le famiglie delle vittime, ma anche il sistema ferroviario italiano nel suo complesso. Con il passare del tempo, è fondamentale mantenere viva l’attenzione su questo caso, affinché la memoria di quelli che hanno perso la vita non venga dimenticata e affinché vengano attuate le necessarie riforme per garantire un futuro più sicuro per tutti i lavoratori del settore.