Una drammatica scossa ha colpito Fratelli d’Italia (FdI) a Prato, dove si sta svolgendo una vera e propria guerra interna che ha dell’incredibile. Al centro di questa tempesta ci sono Tommaso Cocci, capogruppo del partito in Consiglio comunale e candidato alle elezioni regionali del 12 e 13 ottobre, e una serie di lettere anonime che contengono accuse pesantissime, tra cui pedofilia, pedopornografia, uso di sostanze stupefacenti e affiliazioni massoniche. Cocci ha dichiarato, in un’intervista, di aver commesso “una sciocchezza”, ma ha aggiunto di non volersi far ricattare da nessuno. Il Fatto Quotidiano ha riportato i dettagli di questa intricata vicenda che si è sviluppata nel corso dell’anno.
Le lettere anonime e le minacce
Le lettere anonime sono arrivate per la prima volta a febbraio e hanno avuto un seguito in aprile, accompagnate da minacce esplicite: «Se continui a fare politica ti distruggiamo la vita». Tali affermazioni hanno scosso non solo Cocci, ma l’intero partito, che si trova ora ad affrontare uno scandalo interno senza precedenti. Cocci, che è anche un avvocato, ha raccontato di essere stato adescato su Instagram, dove ha scambiato foto intime e messaggi con un account che nel frattempo è scomparso. Le immagini, però, sono state diffuse tra consiglieri di destra e sinistra, alimentando ulteriormente la richiesta di dimissioni.
La denuncia e le implicazioni
Il 18 aprile, Cocci ha deciso di denunciare la situazione alla Digos, ritenendo che le lettere provenissero da membri del suo stesso partito. La missiva che lo accusa di uso di droghe era indirizzata non solo a lui, ma anche alla deputata Chiara La Porta e a Giovanni Donzelli, referente locale di FdI. Un’altra lettera, particolarmente inquietante, affermava: «Di tutto questo gli onorevoli di Fratelli d’Italia sono a conoscenza da ottobre 2024», ponendo interrogativi sul livello di complicità e conoscenza all’interno del partito.
Accuse di massoneria e controversie interne
Un altro punto cruciale di questa vicenda è l’accusa di appartenenza alla massoneria lanciata contro Cocci. L’avvocato ha confermato di essere segretario della Loggia del Sagittario, una loggia della quale è Gran Maestro Riccardo Matteini Bresci, persona già nel mirino delle indagini per presunti atti corruttivi legati all’ex sindaca Ilaria Bugetti. Cocci ha dichiarato di essere iscritto da dodici anni alla loggia, ma ha anche specificato di essersi messo “in sonno” e che il suo nome non compare nelle carte dell’inchiesta su Bugetti. Ha inoltre affermato di non aver mai avuto rapporti professionali con Matteini o con altri soggetti oggetto di indagine.
Questa situazione è aggravata dalla strategia politica di FdI, che ha utilizzato l’accusa di massoneria come strumento contro i propri avversari, in particolare contro il Partito Democratico. La contraddizione è evidente, poiché ora si trova a dover gestire un proprio esponente che non solo è legato a una loggia, ma è anche sotto attacco interno. Donzelli, il responsabile nazionale dell’organizzazione, ha addirittura rivendicato di aver sostituito candidati in passato a causa delle loro affiliazioni massoniche, creando così un quadro di ipocrisia politica.
Controversie di Claudio Belgiorno
Claudio Belgiorno, già menzionato, ha le sue controversie. Tra il 2021 e il 2022, il comune di Prato ha versato 36 mila euro alla società in cui lavorava come rimborso, con giustificazioni riguardanti presunti incontri istituzionali che sono stati messi in discussione. Inoltre, Belgiorno avrebbe convocato 15 riunioni del gruppo consiliare in cui erano presenti solo lui e Cocci, sollevando ulteriori sospetti su possibili irregolarità e sull’uso improprio di fondi pubblici. Anche su questo aspetto, è in corso un’indagine da parte della procura di Prato.
Questa guerra interna a FdI nella città toscana non è solo una crisi di leadership, ma un vero e proprio scontro che coinvolge questioni morali, etiche e legali. Le accuse gravi, il contesto di ricatti e le lotte di potere all’interno di un partito che ha fatto della trasparenza e della lotta alla corruzione la propria bandiera, sollevano interrogativi inquietanti sul futuro del partito stesso e sulla sua capacità di affrontare e risolvere le proprie contraddizioni interne.