Il film “À pied d’œuvre”, diretto da Valerie Donzelli, è attualmente in concorso nell’82ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un evento di prestigio che attira cinefili e professionisti da tutto il mondo. Questa pellicola si distingue per la sua profonda riflessione su temi attuali come l’arte, il lavoro, la libertà e le sfide del capitalismo digitale, traendo ispirazione dal bestseller autobiografico di Franck Courtès.
Il protagonista del film è Bastien Bouillon, un fotografo di successo la cui vita subisce una svolta drammatica quando decide di separarsi dalla moglie, interpretata da Virginie Ledoyen, e di allontanarsi dai suoi due figli ormai cresciuti. La scelta di abbandonare una vita agiata per dedicarsi esclusivamente alla scrittura rappresenta un atto di coraggio e vulnerabilità. Inizialmente, Bastien sembra sopravvivere a questa nuova avventura, ma ben presto si trova a confrontarsi con la precarietà e la nuova povertà, un tema sempre più presente nella vita di molte persone.
Un ritratto di autenticità e libertà
La regista Valerie Donzelli descrive “À pied d’œuvre” come un ritratto di un uomo che, nella sua ricerca di autenticità e libertà, affronta difficoltà e sfide. “Questa scelta radicale e profondamente personale mi ha toccata”, afferma la regista. La sua intenzione era di rimanere fedele all’onestà e alla disciplina del protagonista, creando un personaggio che rappresentasse la lotta quotidiana di molti artisti e scrittori contemporanei. “Insieme a Gilles Marchand abbiamo scritto un personaggio onesto, gentile e determinato”, aggiunge Donzelli, sottolineando l’importanza di esplorare il valore di una vita dedicata a una passione silenziosa, ma inarrestabile: il bisogno di creare, indipendentemente dalle circostanze.
La solitudine nel mondo del lavoro moderno
Franck Courtès, l’autore del libro da cui è tratto il film, offre un’ulteriore prospettiva sulla sua esperienza di scrittore in un contesto dominato dalla tecnologia e dagli algoritmi. “In Francia ci sono undici milioni di poveri”, spiega, “e io mi sono impoverito perché ho scelto di scrivere. Tuttavia, la mia storia vuole far capire come gli algoritmi creino un sistema cinico in cui non c’è spazio per la solidarietà”. Il film affronta quindi la solitudine e l’isolamento che caratterizzano il mondo del lavoro moderno, dove il principio della concorrenza spesso prevale su quello della collaborazione.
Uno degli elementi più affascinanti del film è il decalogo dello scrittore, che emerge dalla narrazione e si riflette nel pensiero di Courtès. Le frasi chiave delineano una realtà cruda e disincantata:
- Finire un testo non significa essere pubblicati
- Essere pubblicati non significa essere letti
- Essere letti non significa essere amati
- Essere amati non significa avere successo
- Il successo non offre alcuna promessa di fortuna
Queste parole risuonano come un monito per tutti coloro che ambiscono a una carriera artistica, evidenziando l’incertezza e le sfide che accompagnano la professione di scrittore.
Riflessioni sul significato del lavoro
Il film di Donzelli non si limita a raccontare la storia di un uomo, ma si propone anche come una riflessione socioculturale sul significato del lavoro nell’epoca contemporanea. Attraverso la lente della storia di Bastien, il pubblico è invitato a interrogarsi sul valore reale delle proprie passioni e sul prezzo che si è disposti a pagare per seguirle. Il lavoro creativo, spesso visto come un atto di libertà, si scontra con la realtà di un mercato del lavoro in continua evoluzione, dove la precarietà diventa la norma.
“À pied d’œuvre” si configura quindi come una risposta artistica e politica a un mondo che sembra sempre più distante dai valori umani fondamentali. La regista riesce a trasmettere un messaggio potente e attuale, stimolando una riflessione che trascende il singolo individuo per toccare un tema universale. La pellicola, con il suo mix di emozioni e realismo, si colloca in un contesto cinematografico che cerca di dare voce a coloro che si sentono invisibili in una società che corre veloce, spesso dimenticando i valori della solidarietà e della comprensione reciproca.
In un’epoca in cui la digitalizzazione e la tecnologia influenzano ogni aspetto della vita quotidiana, “À pied d’œuvre” rappresenta un grido di allerta e una celebrazione della creatività umana. La storia di Bastien è quella di tanti altri, una narrazione che invita a riflettere su cosa significhi davvero vivere una vita guidata dalla passione, anche quando il prezzo da pagare è alto. La Mostra di Venezia diventa quindi il palcoscenico ideale per presentare una storia che, attraverso il suo dramma, offre anche spunti di riflessione per un futuro più umano e solidale.