La polemica riguardante il bagno «no kids» di Milano Marittima continua a suscitare discussioni accese tra residenti, turisti e esperti. Questo stabilimento balneare, situato nel cuore della Riviera Romagnola, ha preso una decisione controversa che ha scatenato reazioni sia a favore che contro. La questione è emersa quando una famiglia modenese, in vacanza nella località, ha tentato di accedere al ristorante Bicio Papao, venendo però respinta con la frase: «Qua non prendiamo bambini».
Andrea Mussini, il padre della famiglia, ha espresso la sua amarezza per l’accaduto, affermando che simili atteggiamenti non dovrebbero essere tollerati. «Lo devo a mio figlio e all’etica del mondo in cui deve vivere», ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera. Mussini ha successivamente sporto denuncia ai carabinieri, sottolineando che il suo discontento non è rivolto a Milano Marittima in generale, ma esclusivamente a quel particolare stabilimento.
la posizione del gestore e le ragioni della scelta
Il gestore del bagno, Walter Meoni, ha difeso la sua scelta di adottare una politica «child free», spiegando che tale decisione è in atto da oltre trent’anni. «Non odiamo i bambini. Qui vengono persone di tutte le età e scelgono noi perché vogliono stare più serene, sapendo che qui non ci sono bambini», ha affermato. Secondo Meoni, la clientela adulta cerca un’atmosfera di tranquillità, lontana dalla confusione che può derivare dalla presenza di bambini. Ha anche specificato che, in genere, accettano solo ragazzi dai 10 anni in su, con alcune eccezioni legate a circostanze particolari o a clienti di fiducia.
le reazioni istituzionali e sociali
Tuttavia, le reazioni a questa politica non sono state tutte favorevoli. Il sindaco di Cervia, Matteo Missiroli, ha sottolineato che non è legittimo rifiutare l’accesso a un esercizio commerciale senza una motivazione valida. «La spiaggia di Cervia è di tutti, soprattutto dei bambini», ha affermato. Anche il Codacons, attraverso le parole del presidente Marco Maria Donzelli, ha dichiarato che la decisione del bagno è illegittima, sia dal punto di vista costituzionale che in relazione al codice del consumo. Secondo Donzelli, l’unico modo per derogare questa norma sarebbe per motivi di sicurezza o in strutture chiaramente destinate a un pubblico adulto, come nel caso delle spiagge per nudisti.
La questione ha suscitato anche l’interesse di esperti nel campo della psicologia e della sociologia. Matteo Lancini, psicoterapeuta, ha commentato la situazione evidenziando come la decisione di vietare l’accesso ai bambini possa riflettere una cultura che considera i più piccoli come un fastidio. Lancini ha avvertito che tali atteggiamenti potrebbero avere conseguenze negative sullo sviluppo emotivo dei giovani: «Questa è una società che non è fatta per bambini né per ragazzi», ha detto, suggerendo che tale esclusione potrebbe portare a problematiche come il ritiro sociale e disturbi alimentari.
un dibattito più ampio sulla società contemporanea
Dall’altra parte, lo psichiatra Paolo Crepet ha espresso una posizione più sfumata riguardo alla questione. Pur comprendendo le ragioni del gestore del bagno, ha sollevato interrogativi sulla logica alla base del divieto per i bambini sotto i 10 anni, chiedendosi se ciò non possa generare altri problemi. Crepet ha messo in evidenza l’esigenza di molti adulti di trovare spazi di tranquillità, dove poter godere di un pasto o di un momento di relax senza il trambusto che talvolta accompagna i più piccoli. «Posso andare al ristorante a parlare con un amico senza avere intorno bambini che corrono e urlano?», ha chiesto retoricamente.
Il dibattito su questo tema non si limita solo a Milano Marittima, ma riflette una questione più ampia riguardante la società contemporanea e le sue dinamiche. In un mondo sempre più veloce e incentrato sulle esigenze degli adulti, la presenza dei bambini viene spesso vista come un intralcio, portando a scelte di business che cercano di segmentare il mercato. Tuttavia, questa scelta non è priva di conseguenze, e la reazione della società a queste politiche «no kids» potrebbe rivelarsi significativa.
La vicenda del bagno «no kids» di Milano Marittima potrebbe dunque rappresentare un campanello d’allarme per la società, invitando a riflettere su cosa significhi realmente vivere in una comunità inclusiva, dove ogni generazione ha il diritto di essere rappresentata e di godere degli spazi pubblici. Con la stagione estiva che si avvicina, è probabile che il dibattito continui e che altre strutture ricettive si trovino a dover affrontare situazioni simili. L’auspicio è che si possa trovare un equilibrio tra le esigenze degli adulti e il diritto dei bambini di godere di esperienze significative durante le loro vacanze.