Negli ultimi anni, il mercato del lavoro in Italia ha subito una trasformazione profonda, con un aumento della domanda di figure professionali altamente specializzate. Tuttavia, la carenza di operai nei settori chiave ha raggiunto livelli allarmanti, con stime che indicano che ben quattro colloqui su dieci non portano a nessuna assunzione. Questo fenomeno è particolarmente evidente nei settori dell’edilizia e del manifatturiero, che rappresentano colonne portanti dell’economia italiana.
La crisi nel settore edile
Nel comparto edile, le figure più ricercate includono:
- Carpentiere
- Ponteggiatore
- Cartongessista
- Pavimentatore
- Stuccatore
La mancanza di professionisti qualificati in queste aree sta creando seri problemi alle imprese, che faticano a portare a termine i progetti nei tempi stabiliti. Allo stesso modo, nel settore del legno, professioni come verniciatori, restauratori di mobili antichi e filettatori attrezzisti sono quasi introvabili. La crisi si estende anche al tessile, all’abbigliamento e alle calzature, dove mancano modellisti, confezionisti, stampatori, tagliatori, orlatori e rifinitori.
La metalmeccanica e la carenza di operai specializzati
La metalmeccanica non è immune a questa carenza di operai specializzati. Figure come tornitori, fresatori, saldatori certificati e operatori di macchine a controllo numerico computerizzato sono sempre più difficili da reperire. Questa situazione ha un impatto diretto sulla produttività e sulla competitività delle aziende italiane, costrette a rivedere i loro piani di assunzione e a cercare soluzioni alternative per mantenere la produzione.
Disparità regionale nella disponibilità di manodopera
Il Nordest dell’Italia è la regione più colpita da questa carenza di manodopera specializzata. In particolare, il Trentino Alto Adige registra una difficoltà di reperimento del 56,5%, seguito dal Friuli Venezia Giulia (55,3%) e dall’Umbria (55%). Anche la Valle d’Aosta (54,5%) e il Veneto (51,5%) mostrano tassi di difficoltà elevati. In contrasto, la situazione appare meno critica nel Mezzogiorno, con la Sicilia al 42%, la Puglia al 41,9% e la Campania al 41%. La media nazionale si attesta sul 47,8%.
Le province più in crisi si trovano nel Nordest, con Pordenone che guida la classifica con un tasso di difficoltà di reperimento pari al 56,8%. Seguono Bolzano e Trento (56,5%), Gorizia (56,1%) e Cuneo (55,9%). Al contrario, le province del Sud, come Caserta (39,3%), Salerno (38,3%) e Palermo (36,9%), presentano tassi di difficoltà sensibilmente più bassi, suggerendo una disparità regionale nella disponibilità di manodopera specializzata.
Guardando al futuro, tra agosto e ottobre 2025, le imprese italiane prevedono di effettuare circa 1,4 milioni di nuove assunzioni, segno di una certa ripresa economica. Milano si posiziona al primo posto con 115.280 assunzioni previste, seguita da Roma con 114.200. Altre città importanti nel panorama delle assunzioni includono Napoli (60.290), Torino (42.530), Bari (42.060) e Brescia (31.930). Questa previsione di assunzioni, sebbene positiva, evidenzia ulteriormente la necessità di formare e qualificare nuovi lavoratori per soddisfare la crescente domanda di operai specializzati.
Le cause di questa mancanza di manodopera qualificata sono molteplici. Da un lato, la crisi economica degli anni passati ha portato a un calo degli investimenti nella formazione professionale e nelle scuole tecniche. Dall’altro, molti giovani scelgono percorsi educativi che non li preparano adeguatamente per le professioni tecnico-artigianali. Inoltre, l’invecchiamento della popolazione lavorativa porta a un ulteriore deficit di competenze, dato che molti operai specializzati stanno andando in pensione senza che ci sia un adeguato ricambio generazionale.
Per affrontare questa crisi, è fondamentale che le istituzioni, le aziende e le scuole collaborino per creare programmi di formazione che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro. Investire nella formazione professionale, promuovere l’apprendistato e incentivare i giovani a intraprendere carriere nei settori più richiesti sono passi cruciali per garantire un futuro sostenibile all’industria italiana.
Inoltre, è essenziale sensibilizzare i giovani sull’importanza delle professioni tecniche e artigianali, spesso sottovalutate, ma che rivestono un ruolo fondamentale nel tessuto economico e sociale del Paese. Solo attraverso un impegno collettivo sarà possibile ridurre il divario tra domanda e offerta di lavoratori specializzati e garantire la crescita e la competitività dell’industria italiana nel contesto globale.