Mercoledì 6 agosto non rappresenterà l’inizio dei lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, contrariamente a quanto affermato dai sostenitori del progetto, tra cui il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Al contrario, il comitato cittadino messinese “Invece del ponte” lancia un messaggio chiaro: quel giorno segnerà l’inizio della fine di una narrazione considerata una vera e propria bugia.
Negli ultimi anni, il ponte sullo Stretto è diventato un simbolo di speranza e sviluppo, ma anche un argomento di divisione e controversia. La promessa di un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria è stata utilizzata come bandiera politica, ma il comitato avverte che questa visione potrebbe non corrispondere alla realtà. La questione centrale è che non ci sarà alcun “via libera definitivo” al progetto mercoledì, ma piuttosto un passaggio cruciale verso un processo che potrebbe rivelarsi irto di ostacoli legali e amministrativi.
La revisione della Corte dei Conti
Secondo il comitato, il progetto di costruzione dovrà affrontare un’attenta revisione da parte della Corte dei Conti. Questo organo, responsabile della vigilanza sulla spesa pubblica e della legittimità degli atti amministrativi, non potrà ignorare i “gravi profili di illegittimità” che potrebbero emergere. Infatti, ci sono ancora numerose prescrizioni irrisolte legate al progetto, che i proponenti hanno finora minimizzato o ignorato.
- Approvazione necessaria: L’approvazione di un progetto esecutivo che soddisfi tali condizioni è essenziale.
- Ostacoli legali: Il cammino appare tutt’altro che semplice, con un possibile fronte di ricorsi legali.
Contestazioni legali e resistenza locale
L’apertura di un fronte di ricorsi legali rappresenta un ulteriore ostacolo per coloro che sostengono la costruzione del ponte. Il comitato avverte che ci saranno contestazioni in tutte le sedi nazionali ed europee. “Chi pensa di poter forzare procedure, vincoli, normative e diritti dovrà rispondere davanti a giudici indipendenti”, afferma il comitato, sottolineando la necessità di un controllo rigoroso e imparziale su un progetto così controverso.
Il ponte sullo Stretto è stato a lungo presentato come una soluzione miracolosa per i problemi del Sud Italia, ma il comitato “Invece del ponte” mette in guardia sul fatto che tale visione deve essere messa in discussione. Con l’avanzare del processo burocratico e legale, chi ha utilizzato il ponte come strumento di propaganda dovrà affrontare la dura realtà: non ci sono approvazioni definitive, e i lavori non possono iniziare senza il rispetto delle normative vigenti.
Un bene comune o un affare per pochi?
L’idea che il ponte rappresenti un affare per pochi, piuttosto che un bene comune, è un’altra critica mossa dal comitato. “Lo Stretto è un bene comune, non un affare per pochi”, affermano, invitando la comunità a restare vigile e informata. La questione del ponte, infatti, non riguarda solo la costruzione di un’infrastruttura, ma solleva interrogativi più ampi sulla gestione delle risorse pubbliche e sul rispetto del territorio.
La resistenza del comitato e di altri gruppi locali si concentra sul mantenere viva la discussione e garantire che il processo decisionale sia trasparente e rispettoso dei diritti dei cittadini. Il ponte sullo Stretto ha una lunga storia, con progetti e proposte che si sono susseguiti nel corso degli anni, ma le difficoltà tecniche e i problemi economici hanno sempre ostacolato la realizzazione.
La lotta contro la costruzione del ponte sullo Stretto rappresenta quindi una battaglia più ampia per il rispetto dei diritti delle comunità locali e per un futuro sostenibile per il Sud Italia. Mentre mercoledì segnerà un momento di grande attenzione mediatica e politica, sarà fondamentale continuare a monitorare gli sviluppi e garantire che le voci dei cittadini siano ascoltate e rispettate. La questione del ponte non è solo una questione di ingegneria, ma un tema che tocca la vita quotidiana di milioni di persone e il futuro della regione.









