L’economista Carlo Cottarelli, attuale direttore dell’Osservatorio Conti Pubblici, ha recentemente condiviso le sue osservazioni riguardo all’impatto dei dazi americani e alla debolezza del dollaro sull’economia italiana. In un’intervista all’ANSA, ha analizzato la possibile introduzione di una tassa commerciale del 15% da parte degli Stati Uniti, ipotizzando che questa, unita a un dollaro già debole, potrebbe comportare una perdita complessiva per l’Italia superiore al 20%. Tuttavia, Cottarelli avverte che le previsioni precise sull’impatto economico sono estremamente complesse e definisce qualsiasi cifra come “campata per aria” in questa fase.
Le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti
Uno degli aspetti più rilevanti della sua analisi è il fatto che l’Italia esporta circa 70 miliardi di euro verso gli Stati Uniti, che rappresentano circa l’11% delle esportazioni totali del paese. Nonostante le difficoltà previste, Cottarelli sottolinea che le esportazioni italiane non scompariranno del tutto a causa di queste nuove misure. “Ci sarà un prezzo da pagare, esporteremo di meno, ma non è un tracollo completo”, afferma con cautela.
Resilienza delle esportazioni italiane
Cottarelli fa riferimento a periodi precedenti in cui l’Italia ha affrontato forti svalutazioni del dollaro senza compromettere completamente le proprie esportazioni. Tra il 2002 e il 2007, ad esempio, il cambio dollaro/euro ha subito oscillazioni significative, passando da un tasso di cambio di circa 1 a 1 a oltre 1,40 dollari per euro. Nonostante queste fluttuazioni, le esportazioni italiane sono riuscite a resistere. Questo suggerisce che le imprese potrebbero affrontare anche questa nuova sfida.
Le esportazioni italiane più significative comprendono:
- Macchinari
- Farmaceutici
- Elettronica
- Veicoli
- Prodotti alimentari, con i vini italiani che rappresentano una parte importante.
Diversificazione dei mercati di esportazione
Cottarelli consiglia alle imprese italiane di diversificare i loro mercati di esportazione. “Ci vorrà un po’ di tempo”, afferma, riconoscendo le difficoltà nel sostituire i prodotti italiani con alternative americane. Per esempio, è improbabile che gli Stati Uniti possano rapidamente aumentare la produzione della mozzarella di bufala di alta qualità, un prodotto tipico italiano. Pertanto, è possibile che le aziende continuino a importare a prezzi più elevati anche in un contesto di dazi.
Inoltre, Cottarelli sottolinea che gli oneri derivanti dai dazi ricadono spesso sulle famiglie e le imprese americane piuttosto che su quelle italiane, poiché le imprese italiane possono vendere i loro prodotti anche in altri mercati globali, mitigando così l’impatto economico.
Cottarelli offre anche una valutazione della situazione politica e commerciale tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, affermando che la divisione all’interno dell’Unione rende il blocco meno competitivo nelle trattative. Sebbene il contesto attuale non sia paragonabile a crisi economiche passate, è fondamentale arrivare a un accordo che elimini l’incertezza, poiché le aziende possono adattarsi a cambiamenti economici, ma l’incertezza prolungata rende difficile pianificare e investire.
In sintesi, l’analisi di Cottarelli mette in evidenza le sfide che l’Italia deve affrontare a causa dei dazi americani e del dollaro debole, ma offre anche una visione equilibrata. Le esportazioni italiane, pur subendo un impatto negativo, non subiranno un tracollo totale. La capacità di adattamento delle imprese italiane e la diversificazione dei mercati potrebbero rivelarsi cruciali per affrontare questa nuova realtà economica.