Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è attualmente al centro di un’inchiesta che coinvolge la gestione dell’urbanistica nella città. Le indagini, condotte dalla procura di Milano e guidate dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, hanno portato a una serie di avvisi di garanzia che coinvolgono 21 persone, tra cui nomi di spicco come l’assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della Commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni e l’imprenditore Manfredi Catella. Tra gli indagati figura anche l’architetto Stefano Boeri, noto per il suo lavoro in progetti di architettura innovativa e sostenibile.
Le accuse mosse contro Sala includono induzione indebita e false dichiarazioni riguardanti conflitti di interesse. I pubblici ministeri sostengono che il sindaco abbia proposto il patrocinio a uno strumento per aggirare le normative urbanistiche esistenti. In particolare, emergerebbe un legame tra Sala e Marinoni, in quanto il sindaco avrebbe conferito a quest’ultimo un potere che, secondo gli inquirenti, ha consentito a Tancredi di trarre vantaggi illeciti.
L’inchiesta e i suoi sviluppi
L’inchiesta ha preso avvio con il progetto del grattacielo Pirellino, che ha suscitato preoccupazioni per la sua ammissibilità. Secondo l’accusa, Tancredi, sotto pressione da Boeri e Catella, avrebbe lavorato dietro le quinte per assicurare un parere favorevole alla Commissione, nonostante le obiezioni iniziali. Le indagini rivelano un sistema complesso in cui le decisioni sulla pianificazione urbana sarebbero state influenzate da interessi privati, in un contesto di corruzione e conflitti di interesse.
Un aspetto centrale dell’indagine è il messaggio vocale di Boeri, in cui si discute della necessità di intercedere con Sala per garantire l’approvazione del progetto. Inoltre, sono stati rinvenuti messaggi WhatsApp tra Boeri e il sindaco, in cui il tono di Boeri appare autoritario, suggerendo pressioni dirette su Sala. La risposta del sindaco, in cui afferma di fidarsi del giudizio di Tancredi, ha sollevato dubbi sull’autonomia decisionale all’interno della giunta.
Le reazioni e le implicazioni politiche
Il gip Mattia Fiorentini dovrà ora decidere sulle sei richieste di arresto per i funzionari coinvolti, dopo gli interrogatori preventivi avvenuti il 23 luglio. È emerso che, sebbene vi fossero timori di fuga o di inquinamento delle prove, il giudice ha escluso questi pericoli, lasciando aperta la questione della responsabilità penale di Sala e degli altri indagati.
In una riunione di giunta tenutasi a Palazzo Marino, gli assessori hanno espresso solidarietà al sindaco, sottolineando la fiducia nel suo operato. Sala, dal canto suo, ha comunicato che si presenterà in Consiglio comunale il 21 luglio per riferire sulla situazione, dimostrando così la volontà di affrontare la questione in modo trasparente.
Le accuse contro Sala non si limitano al suo ruolo di sindaco, ma si estendono a una presunta rete di collusioni tra pubblici ufficiali e imprenditori. Le indagini hanno rivelato che Marinoni, già indagato, era stato riconfermato da Sala come presidente della Commissione Paesaggio fino al 2029, prima di essere rimosso. Questo ha suscitato interrogativi sulla condotta di Sala nel gestire il conflitto di interessi, dato che Marinoni riceveva anche incarichi privati da imprenditori, il che potrebbe aver influito sulle sue decisioni.
Progetti controversi e futuro incerto
Le indagini hanno messo in luce una serie di progetti controversi, dalla riqualificazione dei Bastioni di Porta Nuova agli scali ferroviari di Porta Romana, fino al progetto del grattacielo Pirellino. In particolare, i pm hanno evidenziato come le pressioni esercitate da Boeri e Catella abbiano potuto influenzare le decisioni della Commissione, portando a un parere favorevole che, a detta degli inquirenti, avrebbe dovuto essere negato.
Il Partito Democratico, di cui Sala è esponente di spicco, ha espresso pieno sostegno al sindaco, sottolineando l’importanza di attendere l’evoluzione della vicenda e di rispettare il lavoro della magistratura. Il segretario del PD di Milano, Alessandro Capelli, ha affermato che è fondamentale comprendere i contorni precisi dell’intera vicenda e ha espresso fiducia nel fatto che ogni decisione individuale sarà presa a tutela dell’interesse collettivo e del centrosinistra milanese.
Questa situazione getta un’ombra sul futuro di Sala e sulla sua amministrazione, in un contesto già complesso per la città di Milano, che sta affrontando sfide significative in materia di sviluppo urbano e sostenibilità. Le prossime settimane saranno cruciali per determinare l’evoluzione dell’inchiesta e per valutare le ripercussioni politiche che potrebbero derivarne.










